{"id":2611,"date":"2013-12-14T23:11:15","date_gmt":"2013-12-14T21:11:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.harrr.org\/vmc\/?p=2611"},"modified":"2013-12-14T23:11:15","modified_gmt":"2013-12-14T21:11:15","slug":"le-urla-degli-altri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vmcx.it\/?p=2611","title":{"rendered":"Le urla degli altri"},"content":{"rendered":"<p>Sto facendo delle cose con photoshop, ascolto musica e ho il riscaldamento acceso, quando mi sembra di percepire una vibrazione nella forza. Fermo la musica: da fuori sento un suono che mi ricorda due cose:<\/p>\n<p>&#8211; una notte, tanti anni fa, che ho sentito una donna partorire in casa;<\/p>\n<p>&#8211; l&#8217;uccisione di un maiale.<\/p>\n<p>Apro la finestra, mi affaccio. In strada, sotto di me, c&#8217;\u00e8 una ragazza che urla al telefono. Avete mai sentito una persona perdere totalmente il controllo? E&#8217; interessante. Le corde vocali sono messe alla prova, vengono fuori suoni che non pensi siano possibili. E invece lo sono. Sta litigando con il ragazzo. Di fronte a lei due suoi amici, totalmente immobili, paralizzati. Muti. Lei a volte sta ferma, poi si muove, si contorce, sembra una di quelle cose tipo Pina Bausch ma in versione grindcore.<\/p>\n<p>Urla: FIGLIO DI PUTTAAAAANAAAAAAAAA e la A diventa una erre, una ghyuuu, non so, vocali e consonanti diventano la stessa cosa &#8211; come una corda di violoncello tesa e incendiata con la benzina, sotto le ruote di un treno. Ha una potenza vocale notevole. Con il dolore del momento la sua si rivela una di quelle voci che nell&#8217;ambiente operistico si definiscono &#8220;grosse&#8221;. Me la immagino nella vita normale: \u00e8 come tutte le ragazze che vedo ogni giorno, cappottino grigio, stivali al ginocchio, ci vediamo per l&#8217;aperitivo, cose cos\u00ec. Una voce piccola, soffice, innocua.<\/p>\n<p>La vedo mentre fa foto con instagram, legge l&#8217;oroscopo di Internazionale, si spalma la crema per la pelle prima di andare a letto.<\/p>\n<p>E ora eccola qua: un maiale sgozzato che urla E&#8217; FINITAAAAAAAAAAA FIGLIO DI PUTTAAAANAAAAA IO MI PRENDO TUTTTOOOOOOOOO sputazzando in un vicolo del centro storico di una citt\u00e0 calma e sonnecchiante. Il dolore \u00e8 uscito fuori, domani avr\u00e0 le rughe.<\/p>\n<p>Ma a colpirmi sono soprattutto i suoi due amici.<\/p>\n<p>Hanno il cappuccio, non li vedo in faccia. Sono immobili. Mi viene in mente quell&#8217;aneddoto sulla realizzazione di Fitzcarraldo di Herzog. Klaus Kinski si esibiva in una delle sue solite sfuriate durante le quali era in grado di gridare per ore. Tutt&#8217;intorno gli indios che osservavano la scena spaventati. Ma non da Kinski che urlava: erano spaventati da Herzog che non reagiva.<\/p>\n<p>Ci sono vari filmati che testimoniano queste scene.<\/p>\n<p>A far paura era la non reazione di Herzog. Il suo stare impassibile di fronte a uno tsunami di rabbia isterica biondo cenere.<\/p>\n<p>E cos\u00ec \u00e8 stasera alla mia finestra: lei urla il dolore, con tutta la voce che ha e anche con quella che non pensava di avere. FIGLIO DI PUTTANAAAAAA E&#8217; FINITAAAAAAAAAAAA VAFFANCULOOOOOOOOO IO CHIAMO IL CENTOTREDICIIIII QUELLA PUTTANA DI TUA MADREEEEEEE.<\/p>\n<p>E loro sono fermi, impotenti, con le mani in tasca, il cappuccio, la sciarpa. Perch\u00e9 non si sa mai: con questo freddo magari ti prendi un mal di gola.<\/p>\n<p>E infatti io chiudo la finestra e torno qua, al caldo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sto facendo delle cose con photoshop, ascolto musica e ho il riscaldamento acceso, quando mi sembra di percepire una vibrazione nella forza. 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