{"id":2845,"date":"2014-12-14T22:27:30","date_gmt":"2014-12-14T20:27:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.harrr.org\/vmc\/?p=2845"},"modified":"2014-12-14T22:27:30","modified_gmt":"2014-12-14T20:27:30","slug":"i-para-artisti-della-para-arte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vmcx.it\/?p=2845","title":{"rendered":"I para-artisti della para-arte"},"content":{"rendered":"<p>Le mie\u00a0esperienze\u00a0con l&#8217;arte contemporanea sono sempre traumatiche, ma non nel senso positivo del termine, di trauma che stimola, che provoca, che sorprende, che meraviglia (in tedesco traum vuol dire sogno). E&#8217; pi\u00f9 un trauma simile a quando becchi una pizza scarsa e la paghi molto: ed \u00e8 in questo senso che sono traumatiche, perch\u00e9 a me l&#8217;arte piace, come la pizza, e piace anche l&#8217;arte contemporanea, in dosi basse e molto selezionate. E&#8217; un po&#8217; come per il cinema horror: ogni 100 film che escono, 98 fanno schifo, 2 sono bellissimi.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 sto scrivendo queste cose: per sfogarmi.<\/p>\n<p>Location: piccola galleria d&#8217;arte, ovviamente non definita cos\u00ec perch\u00e9 \u00e8 borghese, ma in modo pi\u00f9 strano e originale. Collettivo &#8220;formatosi a Berlino&#8221;, cio\u00e8 tutti residenti in Italia, per\u00f2 sono andati a Berlino, si sono formati, poi sono tornati a casa. Un po&#8217; come quelli che vanno a sposarsi a Las Vegas.<\/p>\n<p>Sento qualcuno dire &#8220;videoarte&#8221;, allora mi interesso, perch\u00e9 a me a volte la videoarte piace molto, anche se \u00e8 sempre un fatto di numeri (si veda il discorso sul cinema horror). Quindi dico: proviamo.<\/p>\n<p>Video in loop con due donne che si sputano a vicenda: sono madre e figlia. Sputano come le femmine, cio\u00e8 poco e male, quindi \u00e8 fin da subito deludente. Spero che la cosa degeneri, che si crei un momento inatteso, imprevedibile, un attimo inspiegabile, come dovrebbe fare l&#8217;arte. E invece niente: tra uno sputacchio e l&#8217;altro ridono, tipo video cretino di Youtube. Il video finisce e ricomincia.<\/p>\n<p>Mi guardo intorno: gente vestita strana, altri vestiti normali che commentano &#8220;il bell&#8217;allestimento&#8221; (sintesi perfetta dell&#8217;arte contemporanea: siccome il quadro non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9, commentiamo la cornice).<\/p>\n<p>Il video non lo capisco, o meglio lo capisco fin troppo, e capisco che non c&#8217;\u00e8 nulla da capire. Non \u00e8 bello da vedere, non stimola, non meraviglia, non provoca, sono solo due che si sputano a vicenda. Vicino c&#8217;\u00e8 un mazzo di fogli A4. Temo che si tratti proprio di Quella Cosa.<\/p>\n<p>Ma mi dico: smettila con i pregiudizi, magari non \u00e8 cos\u00ec.<\/p>\n<p>E invece s\u00ec.<\/p>\n<p>E&#8217; lei, \u00e8 la SPIEGAZIONE.<\/p>\n<p>Nel foglio A4 viene spiegato che il video INVITA A RIFLETTERE. Lo scopo dell&#8217;installazione artistica, dell&#8217;opera, chiamatela come volete, \u00e8 far riflettere sulle dinamiche madre e figlia. Ora, posso testimoniare che il video non ottiene lo scopo voluto, non a caso necessita della didascalia, ovvero il famigerato foglio A4 con la spiegazione. Ci vuole pi\u00f9 tempo a leggere quella che a vedere il video.<\/p>\n<p>Sotto la Spiegazione c&#8217;\u00e8 la bio dell&#8217;artista: soliti percorsi accademici, solito elenco di capitali europee, sempre le stesse.<\/p>\n<p>Ma il problema non \u00e8 il foglio A4. Quello \u00e8 la conseguenza inevitabile del problema, che invece \u00e8 all&#8217;origine: l&#8217;intenzione.<\/p>\n<p>Far riflettere.<\/p>\n<p>L&#8217;arte non deve far riflettere. L&#8217;arte FA riflettere, ma involontariamente, capita, succede, e ognuno fa le sue riflessioni. Invece questi artisti che nascono (gi\u00e0 morti) in percorsi accademici sono ossessionati dall&#8217;intenzione di far riflettere. Come se Picasso dipingesse una capra dicendo: lo scopo \u00e8 farvi riflettere sulle capre.<\/p>\n<p>L&#8217;intenzione, la volont\u00e0, \u00e8 nemica dell&#8217;arte. Va bene per gli studenti, per i critici, per i giornalisti, ma non per gli artisti. E non sono pippe: sono cose pratiche drammaticamente sperimentate sulla mia pelle di spettatore interessato. Quando vogliono farmi riflettere su qualcosa, il risultato \u00e8 che non mi fanno riflettere, mi ammosciano e mi addormentano, e di sicuro non mi emozionano.<\/p>\n<p>Come si fa oggi un&#8217;opera d&#8217;arte contemporanea?<\/p>\n<p>Si fa cos\u00ec: si fa un percorso accademico (devi studiare da qualche parte per poi metterlo nel curriculum), ci si fa un sito fatto male dove non si capisce nulla, un logo e un nome un po&#8217; radicali giusto per scandalizzare mamma e pap\u00e0. Poi per\u00f2 si sceglie di far riflettere su qualcosa e, inspiegabilmente, nel 90% dei casi, si sceglie la\u00a0PROPRIA FAMIGLIA.<\/p>\n<p>E&#8217; pieno di quadri, progetti, video, installazioni, performance, che parlano di famiglia. Progetto fotografico su mia nonna che fa la spesa. Video di mio padre che fuma la sigaretta alla finestra. Performance dove prendo a schiaffi mio padre (dopo che mi ha pagato 2 anni di erasmus, 5 anni di universit\u00e0, 3 anni di accademia a zurigo, viaggi a berlino, cazzeggio a new york, non contento LO PRENDO A SCHIAFFI), sputo in faccia a mia madre, mi faccio fotografare mentre bacio il cadavere di nonna, ecc. ecc. A quanto pare il mondo dei giovani artisti inizia e finisce sull&#8217;uscio di casa.<\/p>\n<p>A quel punto il gioco \u00e8 quasi fatto: basta inserirsi nel circuito giusto e ci siete.<\/p>\n<p>Non sono necessarie ossessioni, ispirazioni, non \u00e8 necessario aver vissuto, aver sofferto, voler rappresentare il proprio mondo, niente: basta che siate stati un paio di mesi a New York (ma va bene anche Berlino) e siate riusciti a convincere qualcuno a prendervi sul serio. Cosa che, incredibile, \u00e8 molto pi\u00f9 facile di quanto pensiate.<\/p>\n<p>Poi ci mettete in mezzo o la vostra famiglia o una pseudocritica all&#8217;arte (infatti l&#8217;arte \u00e8 critica dell&#8217;arte, mette in discussione se stessa), aggiungete un po&#8217; di fluidi corporei per rendere la cosa trasgressiva, patologica, quindi saliva, sangue, sperma, cacca, pip\u00ec, e a\u00a0quel punto siete quasi arrivati.<\/p>\n<p>Dove?<\/p>\n<p>A fare soldi no, quelli sono per pochi e al 90% non per voi. Ma siete arrivati dove volevate davvero arrivare, e cio\u00e8 a sentirvi artisti.<\/p>\n<p>**<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Una delle precedenti esperienze era stata questa (post del 2013 relativo a una giornata del 2011 o 2012):<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>12. Life during wartime<\/strong><\/p>\n<p>domenica, personale di un giovane artista al teatro civico. pompa magna, il comune ha speso e si vede. graziose signorine all\u2019ingresso, il nome del giovane artista su un grosso pannello di legno, e tutto ci\u00f2 che ne consegue. le sue cose non sono nemmeno male, opere d\u2019arte realizzate con materiali di scarto + ammiccamenti insensati all\u2019immaginario collettivo nerd (ma ci\u00f2 che li rende interessanti \u00e8 proprio l\u2019insensatezza). siccome \u00e8 l\u00ec ci scambio due parole, sento i prezzi, trasalisco, gli chiedo dettagli tecnici ma lui \u00e8 sfuggente, come da copione. esco. fuori decine di bancarelle con persone qualunque che espongono le cosucce da loro realizzate: maschere, collanine, pupazzi, giocattoli e altre tenerezze personali che uscite dalle loro case rivendicano ora un improbabile riconoscimento. ovviamente, nessuno li caga. gli stessi che pochi metri prima ammiravano il giovane artista snobbano questi piccoli artigiani e passano oltre in cerca di un gelato. me compreso. la situazione mi sembra emblematica: si trovano a pochi metri di distanza, un po\u2019 come i gatti sulla strada e i topi nelle fogne. perch\u00e9 lui? perch\u00e9 il giovane artista non ha una bancarella come tutti gli altri? perch\u00e9 lui dice millessette e nessuno ride mentre con quei disperati si tira il prezzo per arrivare a due o tre euro? penso che \u00e8 un sistema crudele, ma anche che \u00e8 cos\u00ec che funziona. qualcuno s\u00ec, qualcuno no. poi a casa scopro che anni fa il giovane artista ha preso parte a un noto spot pubblicitario e improvvisamente tutto torna ed \u00e8 domenica sera e c\u2019\u00e8 report a confermare.<\/p>\n<p>**<\/p>\n<p>Aggiungo: tutte le cose riconducibili all&#8217;arte che pi\u00f9 mi hanno colpito negli ultimi anni, non venivano dal mondo dell&#8217;arte. Erano saggi scolastici di bambini delle elementari: un video fatto da bambini di 11 anni, e uno spettacolo teatrale fatto da bambini credo della stessa et\u00e0. Era arte. Era spontanea, inattesa, bella e indovinate? Addirittura faceva riflettere.<\/p>\n<p>Ora, se ci riescono dei bambini di 11 anni e non ci riuscite voi&#8230; vi invito a riflettere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le mie\u00a0esperienze\u00a0con l&#8217;arte contemporanea sono sempre traumatiche, ma non nel senso positivo del termine, di trauma che stimola, che provoca, che sorprende, che meraviglia (in tedesco traum vuol dire sogno). 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