{"id":3254,"date":"2016-07-06T12:39:54","date_gmt":"2016-07-06T10:39:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.harrr.org\/vmc\/?p=3254"},"modified":"2016-07-06T12:39:54","modified_gmt":"2016-07-06T10:39:54","slug":"100-milioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vmcx.it\/?p=3254","title":{"rendered":"100 milioni"},"content":{"rendered":"<p>Era la terza volta che suonava, ma il vecchio non aveva aperto. In casa c&#8217;era, di questo era sicuro. Normalmente se ne sarebbe andato. Una croce nella casella \u201ccliente non reperibile\u201d e chi se ne frega. Ma questa volta decise di insistere. Suon\u00f2 una quarta volta e si guard\u00f2 intorno.<br \/>\nEra nella periferia del paese, poche case abitate, alcune abbandonate, qualche cortile usato come orto, compreso quello del vecchio. La casa era al primo piano, sotto c&#8217;era un garage. Era ridotta parecchio male. Crepe nell&#8217;intonaco e macchie di muffa ovunque. Finalmente il vecchio apr\u00ec la porta.<br \/>\n\u201cStava suonando da molto?\u201d<br \/>\n\u201cNo\u201d disse lui. \u201cSono appena arrivato. Buonasera!\u201d Fece il suo sorriso pi\u00f9 convincente. L&#8217;aveva provato poco prima nello specchietto della macchina.<br \/>\nIl vecchio lo ignor\u00f2 e guard\u00f2 oltre, gi\u00f9 nel vialetto del cortile, verso la sua automobile.<br \/>\n\u201cE&#8217; sua quella macchina?\u201d chiese.<br \/>\n\u201cS\u00ec, \u00e8 mia. Sono&#8230;\u201d<br \/>\n\u201cNo perch\u00e9 a volte parcheggiano altri. Non hanno capito che questa \u00e8 propriet\u00e0 privata.\u201d<br \/>\n\u201cAssurdo.\u201d<br \/>\n\u201cMa&#8230;\u201d Il vecchio lo guard\u00f2 per la prima volta negli occhi: ora sembrava incuriosito. \u201cLei chi \u00e8? Cos&#8217;\u00e8 che vuole?\u201d<br \/>\n\u201cSono Giampiero Uras\u201d disse tendendogli la mano. Il vecchio gliela strinse poco convinto e prima che lui potesse aggiungere altro disse: \u201cS\u00ec, ma cos&#8217;\u00e8 che vuole?\u201d<br \/>\n\u201cSono della Asso Consulting, non so se ci conosce. Vendiamo polizze assicurative molto convenienti, soprattutto per i pensionati. Vorrei parlare un po&#8217; con lei di&#8230;\u201d<br \/>\n\u201cGuardi, a me non \u00e8 che interessino le&#8230;\u201d<br \/>\nLe rubo solo qualche minuto, glielo giuro.\u201d<br \/>\n\u201cSe vuole entrare&#8230; Ma non \u00e8 che mi interessino queste cose.\u201d<br \/>\nIl vecchio gli fece strada. Le tapparelle erano abbassate, nella entrava un filo di luce e regnava un forte odore di chiuso. Lo port\u00f2 in cucina e lo fece sedere su una delle sedie intorno a un vecchio tavolo in formica.<br \/>\n\u201cVuole qualcosa? Un caff\u00e8?\u201d<br \/>\n\u201cSolo un bicchiere d&#8217;acqua, la ringrazio.\u201d<br \/>\nIl vecchio era poco espressivo, aveva lo sguardo spento e un po&#8217; di bava ai lati della bocca. Indossava una canottiera pi\u00f9 gialla che bianca e dei pantaloncini blu tirati su fino all&#8217;ombelico. Aveva forse settant&#8217;anni, ma era malato e si capiva che ormai da anni passava gran parte del tempo in totale solitudine.<br \/>\n\u201cAllora, signor Muscas, abbiamo una vasta gamma di prodotti che penso possano interessarla\u201d disse tirando fuori un catalogo dalla borsa. \u201cEcco, lei ha 74 anni se non sbaglio, giusto?\u201d<br \/>\nIl vecchio gli dava le spalle e non rispondeva. Not\u00f2 che stava preparando la caffettiera.<br \/>\n\u201cSignor Muscas, lei ha 74 anni?\u201d<br \/>\nDopo qualche secondo il vecchio si gir\u00f2 e lo guard\u00f2 confuso. \u201cCosa?\u201d<br \/>\n\u201cLa sua et\u00e0\u201d<br \/>\n\u201c72 anni, ma perch\u00e9? Per chi lavora lei? Se \u00e8 per l&#8217;acqua io ho gi\u00e0 pagato, l&#8217;ho detto al suo collega al telefono il mese scorso.\u201d<br \/>\n\u201cNo, signor Muscas, io sono della Asso Consulting, stavamo parlando di polizze assicurative&#8230;\u201d<br \/>\n\u201cMi dica.\u201d<br \/>\n\u201cLe parlavo delle nostre polizze per&#8230;\u201d<br \/>\n\u201cNo guardi\u201d lo interruppe il vecchio \u201ca me queste cose non mi interessano per niente. Non mi fido delle assicurazioni e delle banche. E&#8217; tutto un imbroglio.\u201d<br \/>\n\u201cHa ragione. Ma guardi che questa \u00e8 affidabile, glielo dico sinceramente. L&#8217;ho fatta fare anche a mia madre e alle mie zie, se fosse un imbroglio non gliel&#8217;avrei fatta fare, o no?\u201d<br \/>\nEra vero, che l&#8217;aveva fatta fare alla madre e alle zie, ma solo perch\u00e9 era disperato e non riusciva a raggiungere nemmeno l&#8217;obiettivo minimo mensile. Non sapeva se fosse davvero conveniente o no, e neppure gli interessava; l&#8217;aveva appioppata a tutti gli anziani che conosceva: parenti lontani e vicini, conoscenti, amiche della madre, vicini di casa.<br \/>\n\u201cNon lo so, per me queste cose sono tutte&#8230;\u201d<br \/>\n\u201cUn imbroglio. S\u00ec, ho capito. Ma si fidi di me, signor Muscas. Mi presti solo un po&#8217; del suo tempo.\u201d<br \/>\nCap\u00ec che, per quanto riguardava la polizza, c&#8217;era poco da fare: il vecchio era interessato ai prodotti della Asso Consulting quanto lui era interessato a una Fiat Uno. Ma allora perch\u00e9 l&#8217;aveva fatto entrare? Perch\u00e9 non l&#8217;aveva cacciato via e basta, come si fa con i testimoni di Geova? Forse non lo sapeva nemmeno lui, tanto pi\u00f9 che gli stava servendo quel caff\u00e8 che lui aveva rifiutato un minuto prima.<br \/>\n\u201cCi vuole anche lo zucchero?\u201d<br \/>\n\u201cS\u00ec, grazie. Se \u00e8 possibile anche un bicchiere d&#8217;acqua, cortesemente.\u201d<br \/>\nIl vecchio si mise a frugare dentro la credenza alla ricerca dello zucchero. Tir\u00f2 fuori diversi barattoli di vetro e scatole di latta, poi finalmente trov\u00f2 lo zucchero.<br \/>\n\u201cDeve grattare il fondo, sembra finito ma ce n&#8217;\u00e8 ancora. Deve grattare.\u201d<br \/>\n\u201cS\u00ec, grazie.\u201d<br \/>\n\u201cOrmai costa molto anche lo zucchero\u201d disse il vecchio. \u201cE lo sa quanto costano le sigarette? Quattro euro, ottomila lire. Ci stanno dissanguando in tutti i modi, questa \u00e8 la verit\u00e0.\u201d<br \/>\n\u201cNon lo dica a me, si figuri che le mie costano cinque euro. E ora dice che aumentano.\u201d<br \/>\n\u201cE&#8217; tutto un imbroglio\u201d concluse il vecchio, scuotendo la testa.<br \/>\nCi fu qualche istante di silenzio durante il quale il vecchio fissava il vuoto, come assente; poi si ridest\u00f2 e lo guard\u00f2 confuso, come per cercare di ricordarsi chi fosse la persona seduta al tavolo della sua cucina. Ma lui sapeva che il silenzio, gliel&#8217;avevano detto a ogni corso che aveva fatto, \u00e8 nemico del commercio, e quindi si affrett\u00f2 a riprendere il discorso.<br \/>\n\u201cComunque, signor Muscas, mi ascolti con attenzione.\u201d<br \/>\nIl vecchio sembr\u00f2 prendere seriamente quelle parole e tent\u00f2 di concentrarsi, nei limiti consentiti dalla sua condizione.<br \/>\n\u201cGuardi, mi faccia solo un favore, io le chiedo solo questo. Legga questa pagina.\u201d Gli pass\u00f2 un foglio dall&#8217;altra parte del tavolo. \u201cE&#8217; quella che ho fatto fare a mia madre, le dico solo questo. Lo legga con calma e poi mi dica.\u201d<br \/>\n\u201cDevo trovare gli occhiali per\u00f2\u201d disse il vecchio, come se quello degli occhiali fosse un problema di non facile soluzione.<br \/>\n\u201cFaccia pure con calma, tanto io per oggi non ho altri appuntamenti. Nel frattempo non \u00e8 che cortesemente mi pu\u00f2 indicare il bagno?\u201d<br \/>\nIl vecchio alz\u00f2 lo sguardo dal foglio ma non rispose subito, come se dovesse ricordarsi l&#8217;esatta collocazione del gabinetto all&#8217;interno della sua abitazione. Ci pens\u00f2 un po&#8217; su, con quello sguardo sempre perso in chiss\u00e0 quale oblio. \u201cCertamente\u201d disse poi, \u201c\u00e8 in fondo al corridoio. Non faccia caso al disordine, \u00e8 che la ragazza non sta venendo pi\u00f9.\u201d<br \/>\n\u201cNon si preoccupi.\u201d<br \/>\nIl bagno era in pessime condizioni, come il resto della casa e il suo proprietario. Pagine di giornale sul pavimento, un secchio a fianco al water probabilmente rotto, il lavandino decorato da cerchi gialli di calcare. Le mattonelle erano quasi tutte da cambiare. Una saponetta minuscola era praticamente incollata al lavandino. Apr\u00ec il rubinetto per qualche secondo, poi lo richiuse.<br \/>\nSi affacci\u00f2 fuori dalla porta, guard\u00f2 nel corridoio e poi nella camera a fianco. Doveva essere la camera da letto. La porta era socchiusa. Entr\u00f2 nella stanza e velocemente cerc\u00f2 una cassettiera. Era proprio l\u00ec, di fronte al letto matrimoniale, sotto un vecchio specchio impolverato. Apr\u00ec il primo cassetto: asciugamani. Apr\u00ec il secondo cassetto: lenzuola e forse qualche tovaglia. Nel terzo c&#8217;erano calze e mutande e nient&#8217;altro. Ma nel quarto cassetto trov\u00f2 quello che cercava. Sotto un maglione c&#8217;era un pacco di giornali, e in mezzo si intravedevano mazzetti di banconote. Molti mazzetti, molte banconote. In quel momento sent\u00ec il vecchio avvicinarsi nel corridoio e dire: \u201cHa bisogno di qualche cosa?\u201d.<br \/>\nChiuse velocemente tutti i cassetti tranne il primo. Il vecchio apparve sull&#8217;uscio della porta con uno sguardo sospettoso. \u201cCosa sta facendo?\u201d<br \/>\n\u201cNiente, cercavo un asciugamano\u201d<br \/>\nSorrise mentre tirava fuori un asciugamano dal cassetto.<br \/>\n\u201cIn bagno non ce n&#8217;erano?\u201d chiese il vecchio.<br \/>\n\u201cNo, ma non \u00e8 un problema, non si preoccupi.\u201d<br \/>\nIl vecchio rest\u00f2 confuso per qualche secondo, poi and\u00f2 in bagno per controllare di persona. Lui lo segu\u00ec mentre fingeva di asciugarsi le mani.<br \/>\n\u201cHa ragione\u201d disse il vecchio. \u201cLe chiedo scusa, ma sa com&#8217;\u00e8, da quando non viene la ragazza&#8230; Ma meglio che non venga pi\u00f9, quella.\u201d<br \/>\n\u201cNon si preoccupi, signor Muscas. A casa mia \u00e8 anche peggio.\u201d<br \/>\n\u201cMa lo sa quanto mi prendeva per fare le pulizie? Quarantamila lire! E secondo me rubava. Sparivano delle cose e lei non ne sapeva niente. Questi stranieri poi la sa come sono.\u201d<br \/>\n\u201cNon lo dica a me. Rumena?\u201d<br \/>\n\u201cCosa?\u201d<br \/>\n\u201cLa ragazza, era rumena?\u201d<br \/>\n\u201cNo, non mi pare&#8230; Era ucraina, o come si dice.\u201d<br \/>\n\u201cComunque tutto a posto.\u201d<br \/>\nGli pass\u00f2 l&#8217;asciugamano, il vecchio lo mise nel porta asciugamani e poi tornarono insieme in cucina.<br \/>\n\u201cAllora, signor Muscas, ha guardato un po&#8217; la mia proposta?\u201d<br \/>\n\u201cCosa? No, no. Guardi, non ho trovato gli occhiali. Comunque queste cose non mi interessano, cosa vuole, ormai sono vecchio e non ho parenti&#8230;\u201d<br \/>\n\u201cVa bene, ho capito. Non si preoccupi. La ringrazio per il tempo che mi ha dedicato.\u201d<br \/>\nAveva visto quello che doveva vedere, quindi prese la borsa, salut\u00f2 il vecchio, lo ringrazi\u00f2 per il caff\u00e8 e and\u00f2 via. Come venditore di polizze era stata una mezz&#8217;ora persa.<br \/>\nMa lui non era pi\u00f9 un venditore di polizze.<br \/>\nIl lavoro l&#8217;aveva mollato da una settimana, anche se non l&#8217;aveva detto a nessuno.<\/p>\n<p>Dunque era vero. Il vecchio non versava i soldi n\u00e9 in banca n\u00e9 alle poste e aveva un tesoro nascosto in quello schifo di casa. Piccolo o grande, questo non l&#8217;aveva capito. Ma gli erano sembrate un bel po&#8217; di mazzette.<br \/>\n\u201cQuello ha almeno cento milioni\u201d gli aveva detto Osvaldo qualche ora prima della visita a casa del signor Muscas. Erano al bar, davanti al videopoker.<br \/>\n\u201cMa figurati&#8230;\u201d<br \/>\n\u201cSe te lo dico \u00e8 perch\u00e9 lo so. Una sera \u00e8 venuto qua, c&#8217;ero solo io e altri due, e dopo un po&#8217; di birra ha iniziato a dire che era tutta colpa delle banche e del governo. Ah, io non metto soldi in banca, ha detto. Ho tutto in un cassetto, altro che banca. Capito che tipo \u00e8?\u201d<br \/>\n\u201cUn altro giro?\u201d<br \/>\n\u201cDai, s\u00ec. Ma solo questo che poi devo andare a mangiare.\u201d<br \/>\nAnd\u00f2 al bancone e ordin\u00f2 due Montenegro con ghiaccio. \u201cQuesti chi li paga?\u201d chiese Luisa, la barista. \u201cSta offrendo Osvaldo\u201d rispose lui. Luisa fece uno sguardo che voleva dire: \u201cAndiamo bene&#8230;\u201d<br \/>\nTorn\u00f2 alle macchinette con i due Montenegro nelle mani. Si sistem\u00f2 sullo sgabello, inser\u00ec due euro e ricominci\u00f2 a giocare.<br \/>\n\u201cMio cugino che lavorava alle poste\u201d riprese Osvaldo, \u201cha detto che quello non ha mai messo un cazzo. Ha sempre ritirato tutto, la pensione sua e di sua moglie quando era viva, e poi qualche anno fa ha venduto un terreno, un terreno piccolo che aveva fuori dal paese, vicino al fiume.\u201d<br \/>\nAnnu\u00ec poco interessato, inser\u00ec altri due euro e continu\u00f2 a giocare. Calcol\u00f2 mentalmente di aver giocato quaranta euro; ma ne aveva vinto quindici, quindi era sotto di&#8230;<br \/>\n\u201cQuello poi \u00e8 tutto rincoglionito.\u201d<br \/>\n\u201cChi?\u201d<br \/>\n\u201cIl vecchio! Ma mi stai ascoltando?\u201d<br \/>\n\u201cEja, gi\u00e0 ti sto ascoltando.\u201d<br \/>\n\u201cHa perso la testa, non capisce pi\u00f9 niente.\u201d<br \/>\n\u201cMischino.\u201d<br \/>\n\u201cMa mischino un cazzo, gli sta bene.\u201d<br \/>\nQuaranta meno quindici, venticinque; per\u00f2 c&#8217;erano anche due giri di Montenegro, poi le sigarette e un gratta e vinci&#8230;<br \/>\n\u201cA volte lo saluti e ti risponde, a volte lo saluti e non ti risponde. Si dimentica le facce. Un giorno l&#8217;ho trovato in piedi, in piazza di chiesa, che fissava una statua. Buonasera signor Muscas, gli ho detto. E non ha manco risposto. E&#8217; tutto rincoglionito.\u201d<br \/>\n\u201cParenti non ne ha?\u201d<br \/>\n\u201cMorti. Ha un nipote ma abita fuori. Non ha nessuno. Vive da solo in quella casa schifosa vicino all&#8217;ex mattatoio.\u201d<br \/>\n\u201cS\u00ec, ho presente dov&#8217;\u00e8.\u201d<br \/>\n\u201cAh! Potresti mollargli una polizza\u201d disse sorridente Osvaldo.<br \/>\n\u201cCosa? Ah s\u00ec, potrei.\u201d<br \/>\nChe aveva mollato il lavoro non l&#8217;aveva detto nemmeno a lui; soprattutto a lui.<br \/>\n\u201cMa vaffanculo, ho perso tutto. Basta. Per oggi basta cos\u00ec.\u201d<br \/>\nOsvaldo aveva detto per oggi basta, ma lui sapeva che non era vero. Sarebbe ritornato dopo pranzo, o al massimo poco pi\u00f9 tardi, verso le sei, a giocarsi altri cinque o dieci euro.<br \/>\nViveva con i genitori malati e tirava avanti con le loro pensioni d&#8217;invalidit\u00e0. Era brutto, alto e magro, pelato. Aveva appena compiuto quarant&#8217;anni, non aveva una donna e spendeva tutto in sigarette, alcol, gratta e vinci, videopoker e prostitute cinesi, almeno una volta al mese. Nonostante tutto, godeva a stuzzicarlo con domande tendenziose e maliziose, come se dei due il pi\u00f9 sfigato non fosse lui.<br \/>\n\u201cA proposito\u201d disse \u201ccome sta andando il lavoro delle polizze?\u201d<br \/>\n\u201cMah, cos\u00ec\u201d rispose lui con tono indifferente, senza staccare gli occhi dallo schermo del videopoker.<br \/>\n\u201cQuesto mese quanto hai fatto?\u201d<br \/>\n\u201cMh, questo mese poco.\u201d<br \/>\n\u201cQuanto?\u201d lo incalz\u00f2 Osvaldo.<br \/>\n\u201cMilletre.\u201d<br \/>\n\u201cAh. Minchia. Non \u00e8 male.\u201d<br \/>\nNo, non sarebbe stato male, se solo fosse stato vero.<br \/>\nIl mese prima di licenziarsi aveva fatto 500 euro, come il mese precedente, e questo lavorando dalla mattina alla sera, dal luned\u00ec al sabato, usando l&#8217;automobile di sua madre per spostarsi. Tolte tutte le spese gli restavano s\u00ec e no duecentocinquanta euro al mese, che solitamente spendeva al videopoker.<br \/>\n\u201cIl mese scorso per\u00f2 milleotto\u201d disse. \u201cMa questo lavoro \u00e8 cos\u00ec, ci sono alti e bassi, lo sai com&#8217;\u00e8&#8230;\u201d<br \/>\n\u201cLo so, lo so\u201d disse Osvaldo, che di lavoro nulla sapeva e nulla voleva sapere. \u201cSe continui cos\u00ec per\u00f2 ti puoi cambiare la macchina. Cio\u00e8, la macchina di tua madre.\u201d<br \/>\nL&#8217;ultima frase era evidentemente maliziosa, ma Osvaldo la pronunci\u00f2 con un tono ingenuo, come se fosse una semplice precisazione fatta tanto per fare.<br \/>\n\u201cS\u00ec, infatti ho una mezza idea&#8230;\u201d disse lui.<br \/>\n\u201cC&#8217;\u00e8 la Bmw di Franchino, me ne stava parlando l&#8217;altro giorno&#8230;\u201d<br \/>\n\u201cAh s\u00ec? No ma pensavo di prenderla nuova.\u201d<br \/>\n\u201cAddirittura?\u201d<br \/>\n\u201cAffanculo, basta. Oggi mi sa che non \u00e8 giornata, mi ritiro pure io.\u201d<br \/>\n\u201cCerto per\u00f2&#8230;\u201d disse Osvaldo. \u201cAd avere cento milioni come quel vecchio rincoglionito&#8230; Ti sistemi, altro che assicurazione. O no?\u201d<br \/>\n\u201cMah\u201d disse bevendo l&#8217;ultimo sorso di Montenegro. Scuoteva il bicchiere in modo che le ultime gocce del liquore si staccassero dai cubetti di ghiaccio e si unissero all&#8217;acqua. Non sapeva se aveva un senso, ma era abituato a fare cos\u00ec. Non gli piaceva l&#8217;idea di lasciare del liquore nel bicchiere.<br \/>\n\u201cPensa, centomila euro, o cinquantamila\u201d continu\u00f2 Osvaldo con lo sguardo sognante. \u201cPorca madonna, neanche me li immagino. Potrei mettere su l&#8217;autolavaggio, sarebbe stupendo.\u201d<br \/>\nL&#8217;unico sogno di Osvaldo, pi\u00f9 che sogno autentica ossessione, era aprire un autolavaggio. Ne parlava con tutti quasi ogni giorno. Era il piano della sua vita. Questo, e far sposare suo padre quando sua madre sarebbe morta. \u201cSicuramente lei muore prima di lui\u201d gli aveva spiegato un giorno. \u201cMe l&#8217;ha assicurato il medico. Appena muore faccio sposare mio padre con Giovanna, la mia vicina di casa. Siamo gi\u00e0 d&#8217;accordo. Cos\u00ec poi quando muore lui, lei si prende la pensione, che ci divideremo a met\u00e0. Era d&#8217;accordo anche lui, l&#8217;ha sempre detto. Diceva che sarebbe un peccato sprecare quella pensione.\u201d<br \/>\nCerto con questi trucchi sapeva che non sarebbe mai arrivato alla cifra giusta per aprire un autolavaggio, ed era per questo che comprava ogni giorno vari gratta e vinci. Ogni tanto vinceva piccole somme che subito dopo perdeva al videopoker. Era cos\u00ec che viveva Osvaldo.<br \/>\n\u201cVabb\u00e8\u201d disse alzandosi. \u201cVado a casa.\u201d<br \/>\n\u201cPure io, piscio e poi vado.\u201d<br \/>\nSi alz\u00f2 dallo sgabello, cont\u00f2 velocemente i soldi rimasti in tasca e prese la borsa. Passando davanti al bancone disse a Luisa: \u201cHa detto Osvaldo che i Montenegro li paga lui\u201d e usc\u00ec fuori. Ma non and\u00f2 a casa. A casa c&#8217;era sua madre, e lei quando gli faceva domande era peggio di Osvaldo. Prese la macchina e and\u00f2 al mare. Benzina ne aveva poca, quindi guid\u00f2 piano, cercando di restare sempre in quarta o in quinta e di non accelerare. Al mare prese una pizzetta al taglio. La mangi\u00f2 su una panchina rotta, sotto l&#8217;ombra di un albero.<br \/>\n\u201cIn effetti potrei andare a trovarlo\u201d pens\u00f2.<br \/>\nPoco dopo provava il suo sorriso pi\u00f9 convincente davanti allo specchietto della macchina.<\/p>\n<p>Erano le due del mattino e in giro non c&#8217;era nessuno. Mentre andava alla casa del vecchio non aveva incrociato nemmeno una macchina. Per sicurezza si avvicin\u00f2 all&#8217;ingresso con i fari spenti e parcheggi\u00f2 in modo che il vecchio non potesse vederlo dalla finestra nel caso fosse ancora sveglio.<br \/>\nPer un po&#8217; aspett\u00f2 fumando qualche sigaretta. Nulla, silenzio assoluto. Alle due e mezza decise di entrare in azione. Ora non aveva il completo blu con la cravatta rossa, come la prima volta che era andato a visitare il vecchio, ma una pi\u00f9 comoda tuta da ginnastica nera.<br \/>\nScavalc\u00f2 il cancello e si avvicin\u00f2 lentamente alle scale che portavano all&#8217;entrata della casa.<br \/>\nSapeva gi\u00e0 come fare, aveva osservato ogni particolare durante la visita nel pomeriggio. Forz\u00f2 la finestra della cucina facendo attenzione a non fare rumore. Si apr\u00ec facilmente. C&#8217;era poca luce, ma sapeva come muoversi, dato che aveva memorizzato la posizione di ogni mobile. Si infil\u00f2 nel corridoio e si ferm\u00f2 ad ascoltare. Il vecchio russava. Meglio cos\u00ec, pens\u00f2.<br \/>\nEntr\u00f2 nella camera da letto, il vecchio era stravaccato al centro del materasso, a pancia in su, con indosso solo dei boxer. Si avvicin\u00f2 al letto senza fare il minimo rumore, ma di colpo il vecchio smise di russare e apr\u00ec gli occhi.<br \/>\n\u201cChi \u00e8?\u201d biascic\u00f2.<br \/>\nLui rest\u00f2 immobile a un metro dal vecchio, indeciso sul da farsi. Il vecchio nel frattempo tentava di sollevarsi mentre con una mano cercava l&#8217;abatjour sul comodino. Prima che potesse accendere la luce si avvent\u00f2 su di lui: mise una mano sulla bocca del vecchio e un&#8217;altra sugli occhi, per evitare che urlasse e che lo vedesse. Il vecchio si agitava. Per un attimo pens\u00f2 di soffocarlo con il cuscino, ma non voleva ucciderlo, voleva solo prendere i suoi soldi. Il vecchio gli morsic\u00f2 la mano, e fu una sensazione molto strana, perch\u00e8 non aveva denti. La dentiera era nel bicchiere sul comodino. Gli fece schifo. A quel punto perse la testa: gli diede due forti schiaffi, uno dopo l&#8217;altro. Lo tramort\u00ec per qualche secondo, ma poi di nuovo il vecchio cerc\u00f2 di alzarsi, allora gli diede un pugno in faccia.<br \/>\nCi fu qualche secondo di calma. Il vecchio era caduto all&#8217;indietro con la testa sul cuscino. Forse era morto. Accese la luce dell&#8217;abat-jour e vide che aveva gli occhi chiusi e del sangue che colava dalla bocca e dal naso.<br \/>\nRest\u00f2 per un po&#8217; a guardarlo per capire se fosse morto. Prov\u00f2 a toccargli il polso e poi il collo, ma non l&#8217;aveva mai fatto e non sapeva come fare. Non respirava, non si muoveva; a lui sembrava morto. A un certo punto per\u00f2 fece un rantolo e sembr\u00f2 risvegliarsi. Allora prese una maglietta dalla poltrona vicino al letto e gliela leg\u00f2 intorno alla bocca, come un bavaglio. Frug\u00f2 nei cassetti del comodino e trov\u00f2 una sciarpa e con quella gli leg\u00f2 le mani. Poi lo sollev\u00f2 e lo chiuse nell&#8217;armadio, prima che potesse aprire gli occhi e vederlo. Chiuse lo sportello, ma attraverso l&#8217;anta dell&#8217;armadio lo sentiva lamentarsi e respirare pesantemente. Sarebbe soffocato?<br \/>\nOrmai era andato tutto a puttane, doveva solo allontanarsi velocemente.<br \/>\nApr\u00ec il terzo cassetto della cassettiera, prese il pacco di soldi e lo butt\u00f2 dentro la borsa. Richiuse il cassetto e stava per uscire dalla stanza quando not\u00f2 che dall&#8217;armadio non arrivava pi\u00f9 alcun suono. Forse adesso era morto davvero?<br \/>\nSi avvicin\u00f2 all&#8217;armadio e, anche se gli sembr\u00f2 assurdo, prov\u00f2 a bussare. La speranza era che se il vecchio fosse stato ancora vivo avrebbe risposto in qualche modo. A quel punto sarebbe scappato via senza rimorsi. Ma non ci fu nessuna risposta. Allora apr\u00ec l&#8217;armadio.<br \/>\nIl vecchio era riverso contro la parete dell&#8217;armadio, del tutto privo di vita. Dalla bocca colava sangue, fino al collo e alla pancia. Non respirava. In quel momento cap\u00ec che era davvero morto. E in quel momento cap\u00ec anche che era davvero nella merda, perch\u00e9 c&#8217;erano le sue impronte ovunque, nella casa.<br \/>\nNon aveva usato i guanti perch\u00e9 aveva pensato che per un furto nella casa di un vecchio rincoglionito non avrebbero di certo mandato la scientifica, tanto pi\u00f9 che lui era stato l\u00ec qualche ora prima per lavoro e non aveva niente da nascondere. Ma ora che c&#8217;era un omicidio era tutta un&#8217;altra storia. Avrebbero rilevato ogni minima traccia, impronte, capelli, saliva, dna e chi cazzo sa cos&#8217;altro, per tentare di capire cos&#8217;era successo.<br \/>\nDoveva ripulire, doveva ripulire tutto.<br \/>\nAnd\u00f2 in bagno, prese il detersivo e una spugna. Si mise dei guanti gialli di plastica e un grembiule per evitare di sporcarsi. Cominci\u00f2 dalla cucina, dato che era entrato da l\u00ec. Port\u00f2 con s\u00e9 l&#8217;abat-jour, cos\u00ec non avrebbe dovuto accendere la luce, cosa che avrebbe potuto insospettire i vicini. Per quanto lontani fossero, se avessero notato delle luci nel cuore della notte e una macchina parcheggiata l\u00e0 vicino avrebbero potuto insospettirsi.<br \/>\nPul\u00ec il pavimento, il tavolo e la maniglia. Sul lavandino c&#8217;erano ancora le tazzine del caff\u00e8 del pomeriggio, ma quelle non le pul\u00ec: era stato davvero l\u00ec, questo non l&#8217;avrebbe negato, nel caso gliel&#8217;avessero chiesto. Pulire anche quelle avrebbe attirato i sospetti su di lui, dato che il vecchio non sembrava per niente un maniaco dell&#8217;igiene. Se gli avessero chiesto come mai si fosse presentato l\u00e0 nel pomeriggio, avrebbe detto che l&#8217;aveva fatto per lavoro. Se gli avessero fatto notare che si era licenziato, avrebbe detto che cercava di vendere una polizza proprio nel tentativo di farsi riassumere. Perfetto. Cercava di restare lucido, cercava di essere furbo.<br \/>\nTorn\u00f2 nella camera da letto e con la fioca luce dell&#8217;abat-jour strofin\u00f2 per bene le maniglie del comodino e poi della cassettiera. Aveva quasi finito quando sent\u00ec una voce dire: \u201cNatasha, sei tu?\u201d.<br \/>\nSi immobilizz\u00f2.<br \/>\nIl vecchio aveva parlato. Non era morto.<br \/>\n\u201cNatasha\u201d ripet\u00e9 il vecchio con un filo di voce, \u201ccosa stai facendo? Aiutami, mi sento male.\u201d<br \/>\nSi gir\u00f2 lentamente: il vecchio aveva gli occhi socchiusi, velati di lacrime e sangue, e lo sguardo perso nel vuoto.<br \/>\n\u201cNatasha dammi una mano, sono caduto.\u201d<br \/>\nAnd\u00f2 in bagno, butt\u00f2 guanti e grembiule nella vasca e scapp\u00f2 via, facendo attenzione a non toccare nulla con le mani. Sal\u00ec in macchina, mise in moto e si ferm\u00f2 un attimo a pensare. Il vecchio sarebbe morto comunque? Sembrava ridotto male, era probabile. Ma ormai non c&#8217;era pi\u00f9 niente da fare. Doveva andare via. Doveva scappare.<br \/>\nSi allontan\u00f2 con i fari spenti e li riaccese solo quando si immise nella strada principale.<br \/>\nAnd\u00f2 direttamente a casa, sperando che n\u00e9 i vicini n\u00e9 sua madre notassero il suo rientro. Parcheggiata la macchina si allontan\u00f2 a piedi con la borsa, che nascose in un campo abbandonato l\u00e0 vicino. L&#8217;avrebbe recuperata il giorno dopo, se tutto fosse andato bene. Poi torn\u00f2 a casa e come un fantasma si infil\u00f2 in camera sua. Bevve qualche sorso di Montenegro e si butt\u00f2 sul letto, sperando di dormire. Ma all&#8217;alba era ancora sveglio.<\/p>\n<p>Il giorno dopo si alz\u00f2 tardi, si fece una doccia e usc\u00ec come se niente fosse. Nel paese si era gi\u00e0 diffusa la notizia che dei ladri avevano aggredito il signor Muscas durante la notte. Non era morto, anche se era ridotto male ed era ricoverato in prognosi riservata nell&#8217;ospedale cittadino. Al bar si parl\u00f2 per tutto il giorno della cosa. Tutti ripetevano \u201cprognosi riservata\u201d, soprattutto Osvaldo. Ma lui si mostr\u00f2 indifferente, gioc\u00f2 al videopoker e scambi\u00f2 qualche parola con gli altri cercando di non destare sospetti. Tutto come al solito, niente di strano. Finch\u00e8 Osvaldo non gli chiese davanti a tutti: \u201cMa tu non dovevi andare a vendergli la polizza?\u201d.<br \/>\n\u201cA chi?\u201d chiese, pi\u00f9 che altro per prendersi qualche secondo per pensare.<br \/>\n\u201cA quel vecchio tirchio di Muscas.\u201d<br \/>\n\u201cAh \u00e8 vero, dovevo andare. Ma poi alla fine non ci sono andato. Ma a questo punto mi sa che non ci vado. Non avr\u00e0 pi\u00f9 soldi, chi me lo fa fare?\u201d<br \/>\nGli altri risero. Ma lui avrebbe voluto mangiarsi la lingua. Perch\u00e9 aveva mentito? Doveva dire che c&#8217;era andato, doveva dire la verit\u00e0, almeno fino a quel punto. Le bugie inutili attirano i sospetti, le bugie inutili ti fanno arrestare. Comunque ormai l&#8217;aveva detto. Ma alla polizia, se l&#8217;avessero interrogato, avrebbe detto la verit\u00e0: era andato dal vecchio per vendergli una polizza, ma quello non si era mostrato interessato e lui aveva rinunciato, tutto qui. Tutto come al solito, niente di strano.<br \/>\n\u201cComunque sul giornale c&#8217;\u00e8 scritto che sono sulle tracce dell&#8217;aggressore\u201d disse un tizio al bancone del bar.<br \/>\nLui continu\u00f2 a giocare al videopoker, ma con un orecchio ascoltava ci\u00f2 che si diceva.<br \/>\n\u201cSicuramente qualcuno di fuori\u201d disse un altro. \u201cPer quanto i ladri non mancano nemmeno tra noi.\u201d<br \/>\nScoppiarono a ridere tutti, lui compreso.<\/p>\n<p>Per qualche giorno si parl\u00f2 del fatto al bar e nei giornali. La polizia seguiva una pista precisa, a quanto pare. Il signor Muscas forse era riuscito a identificare l&#8217;aggressore. Si parlava di un arresto imminente.<br \/>\n\u201cChe cos&#8217;hai? Perch\u00e9 non sei andato a lavorare?\u201d gli chiedeva la madre.<br \/>\n\u201cOh, ma&#8217;, non rompere. Oggi non dovevo andare.\u201d<br \/>\n\u201cMa neanche ieri sei andato.\u201d<br \/>\n\u201cSto uscendo.\u201d<br \/>\nDecise di andare da Osvaldo. Decise che a lui avrebbe detto la verit\u00e0. Per quanto fosse una merda di persona, era una merda di persona come lui. Erano amici da sempre e si fidava di lui. E poi con qualcuno doveva parlare. Magari avrebbe potuto dargli una parte dei soldi.<br \/>\nSuon\u00f2 al campanello e dopo un po&#8217; una cinquantenne molto truccata apr\u00ec la porta.<br \/>\n\u201cPrego?\u201d<br \/>\n\u201cC&#8217;\u00e8 Osvaldo?\u201d<br \/>\nLa donna torn\u00f2 dentro e poco dopo Osvaldo apparve sull&#8217;uscio della porta.<br \/>\n\u201cOh, come mai qua? Stavo per andare al bar\u201d<br \/>\n\u201cVolevo parlare con te di una cosa. Posso entrare?\u201d<br \/>\n\u201cE certo, entra.\u201d<br \/>\nDentro regnava il buio. Nella penombra vide i due anziani genitori di Osvaldo seduti sulle poltrone davanti alla televisione. Li salut\u00f2 ma nessuno dei due rispose. Avevano lo sguardo perso nel vuoto e sembravano del tutto assenti.<br \/>\n\u201cNon ti sentono\u201d gli spieg\u00f2 Osvaldo. \u201cAspetta un attimo.\u201d<br \/>\nSpar\u00ec in cucina e torn\u00f2 poco dopo con una busta di fagiolini e uno scolapasta.<br \/>\n\u201cGuarda\u201d gli disse.<br \/>\nAppoggi\u00f2 la busta su un tavolino tra una poltrona e l&#8217;altra, mise dei fagiolini tra le mani della madre e poi fece la stessa cosa con il padre. Come due automi i due vecchi iniziarono a tagliare i fagiolini eliminandone le estremit\u00e0, che ributtavano nella busta, mentre la parte buona la mettevano nello scolapasta.<br \/>\nOsvaldo rideva. \u201cNon \u00e8 assurdo?\u201d disse. \u201cNon riescono a lavarsi il culo ma se gli metti i fagiolini in mano partono come con il pilota automatico.\u201d<br \/>\nNon sapeva cosa dire. Sorrise, ma la scena gli sembr\u00f2 inquietante.<br \/>\n\u201cDai, vieni in cucina che ti offro una birretta.\u201d<br \/>\nAndarono in cucina, Osvaldo chiuse la porta e tir\u00f2 fuori due Ichnusa dal frigo.<br \/>\n\u201cHai visto la badante? E&#8217; vecchia e brutta. Per\u00f2 lo sai che ha un bel culo? Quando si mette i jeans si nota, fidati. Comunque meglio averne una vecchia di una giovane arrapante che ti gira tutto il giorno intorno&#8230;\u201d<br \/>\n\u201cQuesto \u00e8 vero\u201d disse.<br \/>\n\u201cA proposito di giovani arrapanti!\u201d disse Osvaldo. \u201cMa hai saputo? La polizia ha beccato la tipa, quell&#8217;ucraina.\u201d<br \/>\n\u201cCosa?\u201d<br \/>\n\u201cPer Muscas. Hanno arrestato la ragazza che faceva le pulizia. Qualche volta l&#8217;abbiamo vista al bar, hai capito quale?\u201d<br \/>\nDeglut\u00ec e poggi\u00f2 la birra sul tavolo.<br \/>\n\u201cL&#8217;hanno&#8230; arrestata? Proprio arrestata?\u201d<br \/>\nOsvaldo conferm\u00f2: Natasha Yaroslava, 24enne ucraina, era stata arrestata con l&#8217;accusa di aggressione, furto e tentato omicidio. Il vecchio a quanto pare aveva ricordi molto confusi, ma fece il suo nome e disse di averla vista in camera sua quella notte. In pi\u00f9 la ragazza aveva precedenti per furto e a casa sua erano stati trovati diversi oggetti appartenenti al vecchio. Alcune monete da collezione, i gioielli della moglie, cose di poco valore, ma la polizia sospettava che la ragazza avesse rubato anche dei soldi, anche se non erano ancora stati ritrovati.<br \/>\n\u201cMa cazzo, non lo guardi il tg regionale?\u201d<br \/>\n\u201cNo, veramente no.\u201d<br \/>\n\u201cPer\u00f2 dicono che non ha fatto tutto da sola\u201d disse Osvaldo. \u201cDicono che c&#8217;\u00e8 un complice. In effetti il vecchio \u00e8 stato picchiato e trascinato dentro l&#8217;armadio&#8230; Ce la vedi quella a prendere a pugni un uomo? Anche se queste ucraine sono belve&#8230; Bella figa per\u00f2.\u201d<br \/>\n\u201cE cos&#8217;hanno detto del complice?\u201d<br \/>\n\u201cAl tg un cazzo, mica sanno tutto. Ma io un&#8217;idea ce l&#8217;ho.\u201d<br \/>\n\u201cAh s\u00ec?\u201d<br \/>\n\u201cQuesta aveva un ragazzo. Uno di un paese qua vicino, non so di dove. Un immigrato come lei, una faccia da stronzo. Per me \u00e8 lui il complice.\u201d<br \/>\nFin\u00ec la birra e rest\u00f2 in silenzio. Rifletteva.<br \/>\n\u201cAllora? Cosa dovevi dirmi?\u201d<br \/>\n\u201cIo?\u201d<br \/>\n\u201cMinchia, sei venuto per parlarmi di una cosa. Di cosa?\u201d<br \/>\n\u201cNo niente, per la Bmw di Franchino&#8230;\u201d<br \/>\n\u201cCosa gli dico?\u201d<br \/>\n\u201cChe sono interessato.\u201d<br \/>\n\u201cCazzo. Questo mese allora ti sta andando bene davvero&#8230; Bastardo. Bravo, bravo.\u201d<\/p>\n<p>Una volta andato via da casa di Osvaldo and\u00f2 nel campo abbandonato vicino a casa sua e prese la borsa nel punto in cui l&#8217;aveva nascosta. La poggi\u00f2 nel sedile del passeggero e and\u00f2 al mare.<br \/>\nL&#8217;aria era fresca e lui si sentiva euforico.<br \/>\nAlla fine era andata bene. Benissimo. Meglio di quanto avesse immaginato. La polizia aveva preso un&#8217;altra persona al posto suo, nessuno sospettava di lui e non aveva nemmeno dovuto dire la verit\u00e0 a Osvaldo, cosa che avrebbe significato spartire il bottino con lui.<br \/>\nParcheggi\u00f2 davanti al mare, apr\u00ec la borsa e tir\u00f2 fuori il pacco di soldi avvolti nei vecchi giornali. Erano molte mazzette. Molte mazzette e molte banconote. Un sacco di soldi, pi\u00f9 di quanti ne aveva mai visto in tutta la sua vita.<br \/>\nQuando gli apparve tra le mani l&#8217;autoritratto di Giovanni Bernini quasi svenne.<br \/>\nErano cento milioni di lire.<br \/>\nNon centomila euro, non cinquanta mila euro, ma cento milioni di lire. Soldi che non valevano da pi\u00f9 di dieci anni.<br \/>\nIl vecchio era davvero rincoglionito. Aveva conservato quel tesoro nel cassetto ed era rimasto indifferente al cambio lira-euro.<br \/>\nGli venne da piangere.<br \/>\nPer un attimo pens\u00f2 di avere un malore, si sent\u00ec mancare, forse era un calo di pressione. Poi diede una raffica di pugni contro il volante. Cerc\u00f2 di calmarsi. Si tolse la cravatta, accese una sigaretta e inizi\u00f2 a piangere lentamente.<br \/>\nAll&#8217;orizzonte grosse navi attraversavano il golfo, dirette al porto. Non sapeva cosa trasportava, n\u00e9 da dove venivano. Per la prima volta la cosa lo incurios\u00ec. Chiss\u00e0 che lingua parlavano su quelle navi, si chiedeva mentre guardava il mare azzurro intenso, il cielo pulito, senza nemmeno una nuvola. Qualche barca a vela, dei pescatori in lontananza, i gabbiani e la brezza marina. Era una giornata fantastica.<br \/>\nApr\u00ec il finestrino e butt\u00f2 fuori la sigaretta. Guard\u00f2 di nuovo i soldi nella borsa. Era da molti anni che non vedeva le lire. Pens\u00f2 che doveva liberarsene comunque, dato che erano una prova. Una prova di un furto inutile, ma pur sempre una prova. Anzi peggio: la prova della sua sfiga. Non solo l&#8217;avrebbero incarcerato, ma tutti avrebbero riso di lui.<br \/>\nDecise di buttarli nel primo cassonetto, ma si ricord\u00f2 che, da quando era cominciata la raccolta differenziata, in giro non c&#8217;erano pi\u00f9 cassonetti. Allora and\u00f2 al molo. Raccolse qualche pietra, la mise dentro la borsa e la lanci\u00f2 nel mare. Rest\u00f2 per qualche secondo a guardare l&#8217;acqua. Continu\u00f2 a fissarla finch\u00e8 non spar\u00ec l&#8217;ultima bollicina. L&#8217;acqua lo incant\u00f2: era come ipnotizzato dal blu torbido del molo. Gli venne voglia di buttarsi, di lasciarsi cadere gi\u00f9 e sprofondare come la borsa. Ma di colpo sollev\u00f2 lo sguardo verso il cielo, come se si fosse svegliato improvvisamente, e ritorn\u00f2 alla macchina.<br \/>\nPrima di salire controll\u00f2 quanti soldi aveva in tasca. Venti euro.<br \/>\nDieci di benzina e dieci al bar, pens\u00f2.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Era la terza volta che suonava, ma il vecchio non aveva aperto. In casa c&#8217;era, di questo era sicuro. Normalmente se ne sarebbe andato. Una croce nella casella \u201ccliente non reperibile\u201d e chi se ne frega. Ma questa volta decise di insistere. Suon\u00f2 una quarta volta e si guard\u00f2 intorno. 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