{"id":3577,"date":"2018-09-04T16:05:11","date_gmt":"2018-09-04T14:05:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.harrr.org\/vmc\/?p=3577"},"modified":"2018-09-04T16:05:11","modified_gmt":"2018-09-04T14:05:11","slug":"la-tigre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vmcx.it\/?p=3577","title":{"rendered":"La tigre"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-3578 size-medium\" src=\"http:\/\/www.harrr.org\/vmc\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/tigre-500x506.png\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"506\" \/><\/p>\n<p>Superato il cavalcavia del porto industriale ci si trovava improvvisamente in una distesa infinita di campi, stagni e stradine sterrate. Non c&#8217;era un allontanamento progressivo: era come uscire dalle mura di una citt\u00e0 medievale e trovarsi subito fuori dalla civilt\u00e0, nell&#8217;aperta campagna, lontani da tutto, in una grande piattaforma grigia attraversata da canali di scolo e tralicci dell&#8217;alta tensione.<\/p>\n<p>La Uno grigia di Antonio procedeva a 130 km\/h, una velocit\u00e0 che si poteva definire piuttosto sostenuta, soprattutto considerate le condizioni dell&#8217;auto. Gerardo era seduto al posto del passeggero e con l&#8217;aria seria osservava dal finestrino la sua porzione di territorio. Campi incolti, pi\u00f9 che altro, interrotti da qualche piccolo stagno. Non c&#8217;era nient&#8217;altro, a parte i pali della luce e qualche rudere diroccato. Tutto il resto era grande vuoto e luce grigia.<\/p>\n<p>\u201cQui, a destra\u201d disse piano Gerardo.<\/p>\n<p><!--more--><br \/>\nAntonio sterz\u00f2 con violenza imboccando una stradina sterrata di quelle con grandi solchi di fango lasciati dai trattori. Erano le undici del mattino ed erano entrambi un po&#8217; ubriachi. Gerardo stringeva tra le mani un fucile.<br \/>\n\u201cRallenta, da qui in poi vai piano\u201d disse.<\/p>\n<p>Si comportava come se sapesse il fatto suo, ma in realt\u00e0 non era mai stato a caccia in tutta la sua vita. Di certo non era mai stato a caccia di una tigre. \u201cFerma, ferma qua. Scendiamo a controllare le tracce\u201d.<br \/>\nAntoni\u00f2 sbuff\u00f2. \u201cLe tracce? E ora cosa sei, l&#8217;indiano cacciatore? Ma fammi il piacere\u201d. Nonostante tutto, esegu\u00ec l&#8217;ordine e accost\u00f2. All&#8217;orizzonte, in lontananza, si scorgeva un campo di pale eoliche. Antonio e Gerardo scesero dalla macchina con i fucili in mano.<\/p>\n<p>Era ormai qualche settimana che si parlava della belva. Alla televisione, nei giornali, ma soprattutto nei bar. Se ne parlava spesso anche al Jolly 2000, il bar dove Antonio e Gerardo passavano gran parte delle loro giornate. Qualcuno diceva che si trattava di una tigre scappata da un circo, o forse una pantera. Secondo altri era scappata dalla villa di un ricco eccentrico, uno di quelli che si fanno lo zoo privato nel giardino. Le autorit\u00e0 non confermavano e non smentivano. \u201cNon dicono nulla per non scatenare una, come si dice, psicosi di massa\u201d diceva Mario, carabiniere, uno che passava tutto il tempo libero al Jolly 2000 a bere birra, dire la sua su tutto e giocare al videopoker.<\/p>\n<p>L&#8217;unica cosa certa \u00e8 che qualcosa c&#8217;era. C&#8217;erano state delle vittime. Pecore, soprattutto, ma anche volpi, gatti, galline e qualche cane. Fino all&#8217;aggressione di un servo pastore rumeno, trovato ferito che vagava in stato di shock lungo la strada per il porto. Non era stato in grado di spiegare cos&#8217;era successo ma tutti, al bar Jolly 2000, erano certi che era stata la tigre.<\/p>\n<p>Gerardo si guard\u00f2 intorno. Poi guard\u00f2 per terra: niente tracce di persone, n\u00e9 di altre macchine. Questo voleva dire che quella zona non era ancora stata battuta. \u201cIl canale\u201d disse. \u201cPotrebbe usarlo per bere. Bisogna sempre controllare le fonti d&#8217;acqua.\u201d<\/p>\n<p>Antonio si mise a ridere. Gerardo si comportava come un cacciatore esperto in grado di dispensare consigli e lezioni sulla caccia alla tigre, ma per quanto lo conosceva lui, e lo conosceva abbastanza bene, non era mai stato nemmeno a caccia di conigli. E pensare che solo qualche birra fa non aveva nemmeno la voglia di alzare il culo per andare a comprare le sigarette, e infatti come al solito le aveva scroccate ad Antonio.<\/p>\n<p>\u201cAndiamo, capo Gerardo\u201d gli disse.<br \/>\nPresero un sentiero che attraversava i campi e portava a un canale di irrigazione. Antonio si mise una sigaretta in bocca. \u201cNo!\u201d gli disse Gerardo. \u201cL&#8217;odore.\u201d<br \/>\nAntonio rise ancora. \u201cNon lo so se il tuo odore \u00e8 meglio, Gerardo\u201d. Poi rutt\u00f2.<\/p>\n<p>Il canale era costeggiato da alberi e arbusti. Una tigre, pensava Gerardo, o un leone, o una pantera o quello che era, si sarebbe potuta nascondere l\u00e0 dietro. Non era difficile: in una zona aperta come quella loro erano avvantaggiati, bastava trovarla e sparare pi\u00f9 volte. Pi\u00f9 facile a farsi che a dirsi.<\/p>\n<p>L&#8217;idea gli era venuta al bar, sentendo parlare il carabiniere Mario che, con la voce impastata dall&#8217;alcol, aveva rivelato quelle che aveva definito informazioni riservate. Ad esempio, aveva detto, quella zona di campagna tra il porto e il campo eolico non era stata battuta da nessuno proprio perch\u00e9 secondo lui la belva era nascosta l\u00e0 e nessuno aveva le palle di incontrarla davvero.<\/p>\n<p>\u201cLa verit\u00e0 \u00e8 che nessuno di noi, n\u00e9 della forestale n\u00e9 altri, ha voglia di trovare quella tigre\u201d disse. \u201cSempre ammesso che sia una tigre e non una cazzata. Per me ad esempio \u00e8 una cazzata, ma non si sa mai. Chi me lo fa fare a me?\u201d<\/p>\n<p>Era stato a quel punto che Gerardo aveva svuotato il bicchiere e a bassa voce aveva detto ad Antonio: \u201cIo ho due fucili\u201d. E Antonio, che ci metteva la macchina, aveva risposto solo: \u201cVa bene, per\u00f2 la benzina la dividiamo\u201d.<\/p>\n<p>Nessun dubbio, nessuna domanda. Ma ora quella sicurezza di poco prima era sparita. C&#8217;era un&#8217;aria strana, in quel posto. E se l&#8217;avessero trovata davvero? Antonio si rese conto che gli sudavano le mani. Se le asciug\u00f2 sui pantaloni e poi asciug\u00f2 il calcio del fucile con un lembo della camicia.<\/p>\n<p>Avrebbe voluto una birra. Quel posto era troppo grande e vuoto. Ma soprattutto era troppo silenzioso. Nonostante procedessero in quella direzione, le pale eoliche sembravano sempre troppo lontane. Antonio non sapeva perch\u00e9 ma pensava che si sarebbe sentito meglio vicino alle pale eoliche, magari con una birra in mano.<\/p>\n<p>Gerardo indic\u00f2 qualcosa. Poggi\u00f2 un dito sulle labbra per far capire ad Antonio che doveva muoversi senza fare rumore. Era una pecora morta. Il ventre era aperto, ma non come se fosse stato inciso. Sembrava come squarciato, esploso dall&#8217;interno, come un gavettone. Mancavano gli occhi, probabilmente mangiati dagli uccelli, e una fila di insetti si cibava del resto. La puzza non era cos\u00ec forte come ci si sarebbe aspettato. In quell&#8217;aria grigia nemmeno gli odori si facevano sentire.<\/p>\n<p>\u201cAndiamo avanti\u201d disse Gerardo.<\/p>\n<p>Continuarono a costeggiare il canale a passi lenti. Pi\u00f9 andavano avanti e pi\u00f9 gli insetti aumentavano. Duecento metri pi\u00f9 avanti, vicino a un cumulo di pneumatici, trovarono un&#8217;altra pecora morta. Gerardo le diede un calcio e una nuvola di mosche si sollev\u00f2. Era del tutto simile alla prima pecora, con la differenza che questa aveva ancora gli occhi, cosa che per\u00f2 non la rendeva meno morta, anzi. In pi\u00f9, not\u00f2 Antonio, dalla bocca usciva una schiuma simile a quella del cappuccino. Ma non era quella la cosa strana. La cosa strana era poco pi\u00f9 avanti. Era una pozzanghera rosa. Ad Antonio sembr\u00f2 un colore totalmente fuori luogo in quel posto cos\u00ec grigio.<\/p>\n<p>\u201cE questo cos&#8217;\u00e8?\u201d<br \/>\n\u201cNon lo so, merda chimica credo\u201d rispose Gerardo, lasciando capire che la cosa esulava dalle sue competenze. Espertissimo in caccia alla tigre, Gerardo era senza dubbio meno preparato sui composti chimici e non aveva nessun problema ad ammetterlo.<\/p>\n<p>Antonio not\u00f2 un rivolo di liquido rosa fuoriuscire da una spaccatura nella parete del cemento del canale. \u201cCosa ne pensi?\u201d chiese a Gerardo.<br \/>\n\u201cE che cazzo ne so. Sar\u00e0 qualche merda scaricata nel canale dalle fabbriche vicine&#8230; Non lo so. Andiamo avanti.\u201d<br \/>\nPer il momento lasciarono perdere il liquido rosa e proseguirono nella loro ricerca.<\/p>\n<p>\u201cAscolta, io una sigaretta me la fumo\u201d disse Antonio. \u201cTanto cosa cambia? Mettiamo anche che senta l&#8217;odore, meglio cos\u00ec, almeno si fa avanti e la possiamo sparare. No?\u201d<br \/>\nGerardo riflett\u00e9 per qualche secondo sul ragionamento dell&#8217;amico, poi convenne che in uno spazio cos\u00ec grande il fumo di una sigaretta si sarebbe disperso facilmente. Anzi, di due sigarette, dato che anche lui aveva voglia di fumare.<\/p>\n<p>Camminavano con la sigaretta tra i denti e tra le mani ben saldo il fucile. Si sentivano due veri cacciatori. Avanzavano lentamente, Gerardo avanti e Antonio due o tre passi indietro. Superarono un campo di terra bruciata e arrivarono a un fortino circolare seminterrato risalente alla seconda guerra mondiale. Era uno di quegli avamposti di cemento armato disseminati ovunque in quella zona.<\/p>\n<p>Gerardo guard\u00f2 Antonio e si mise un dito sulle labbra per fargli capire di fare silenzio. Lanci\u00f2 una pietra verso il fortino e poi aspett\u00f2 qualche secondo.<br \/>\n\u201cNiente\u201d disse.<br \/>\n\u201cPensavi che fosse nascosta l\u00e0 dentro? E cos&#8217;\u00e8, un cazzo di soldato?\u201d<br \/>\n\u201cPotrebbe averlo usato come rifugio, andiamo dentro a controllare.\u201d<br \/>\n\u201cIo l\u00e0 dentro non ci entro manco morto.\u201d<\/p>\n<p>Gerardo abbass\u00f2 la testa ed entr\u00f2, mentre Antonio aspettava fuori. Tir\u00f2 un&#8217;ultima boccata di fumo, butt\u00f2 la sigaretta a terra e la schiacci\u00f2 con la scarpa. Si guard\u00f2 intorno: non c&#8217;era niente, solo quelle pale eoliche all&#8217;orizzonte e qualche traliccio dell&#8217;alta tensione. La strada asfaltata era molto lontana.<br \/>\n\u201cMadonna che posto di merda\u201d disse.<br \/>\n\u201cCi sono escrementi all&#8217;interno\u201d disse Gerardo uscendo dal fortino.<br \/>\n\u201cMerda?\u201d<br \/>\n\u201cS\u00ec ma non credo sia della tigre.\u201d<br \/>\n\u201cAh perch\u00e9 tu ovviamente sai riconoscere la merda di tigre&#8230;\u201d<br \/>\n\u201cNon so di che animale \u00e8&#8230; Non \u00e8 delle pecore, forse di un cane, non lo so. Ma secondo me dobbiamo fare cos\u00ec: ci appostiamo qua dentro e aspettiamo, perch\u00e9 questo \u00e8 un buon punto. Se la tigre passa spariamo attraverso le feritoie, cos\u00ec saremo completamente al sicuro.\u201d<\/p>\n<p>Antonio scoppi\u00f2 a ridere. Le risate gli provocarono un attacco di tosse. Sput\u00f2 del catarro.<br \/>\n\u201cMuori, figlio di puttana\u201d disse Gerardo, mentre l&#8217;altro continuava a tossire e sputare.<br \/>\n\u201cMa non sei serio, ti prego dimmi di no\u201d disse Antonio riprendendosi. \u201cStare dentro quella cosa? Ma neanche per idea. C&#8217;\u00e8 anche merda, e come minimo ci avranno scopato dei froci o dei drogati.\u201d<br \/>\n\u201cQua? Ma che cazzo dici. Secondo me qua non ci viene nessuno dalla seconda guerra mondiale. Guardati intorno, siamo nel nulla.\u201d<\/p>\n<p>Antonio ci pens\u00f2 un attimo, poi disse: \u201cFacciamo cos\u00ec, ci stiamo mezz&#8217;ora, e solo se posso anche fumare. Se vediamo che in mezz&#8217;ora non succede nulla, ce ne torniamo al Jolly.\u201d<br \/>\n\u201cAlmeno un&#8217;ora\u201d rispose Gerardo \u201cmeno non serve a niente\u201d.<br \/>\n\u201cE va bene\u201d disse Antonio.<\/p>\n<p>Entrarono nel fortino. Dentro l&#8217;aria era umida, ma non c&#8217;era puzza n\u00e9 insetti ed era meno sporco di quanto ci si sarebbe aspettato. Antonio si sedette su un blocchetto di cemento mentre Gerardo stava in ginocchio poggiato alla feritoia col fucile che sporgeva leggermente all&#8217;esterno, pronto a colpire.<br \/>\n\u201cDobbiamo dividere il campo in 365 gradi, tu controlli questa met\u00e0, io l&#8217;altra.\u201d<br \/>\n\u201cTrecentosessanta\u201d disse Antonio. \u201cCome cazzo fai a dividere 365? Quelli sono i giorni dell&#8217;anno, rincoglionito.\u201d<br \/>\n\u201cFottiti, professorino del cazzo. Tu controlli questa met\u00e0, io l&#8217;altra. Da qui riusciamo a vedere tutto, se stiamo fermi e zitti la tigre prima o poi passer\u00e0 e saremo in grado di colpirla, quella stronza.\u201d<br \/>\n\u201cE se spariamo ma la manchiamo e quella scappa? Io non ho mira.\u201d<br \/>\nGerardo a questo non aveva pensato.<\/p>\n<p>Per lui il piano era molto semplice: passa la tigre, sparo, la uccido, il giorno dopo sono sul giornale e al Jolly mi fanno tutti i complimenti. Ma in effetti poteva capitare di mancare la tigre, e anzi era una cosa piuttosto probabile, dato che entrambi non si poteva dire provetti cacciatori ma al massimo solo dei provetti bevitori.<\/p>\n<p>\u201cForse dovremmo attirarla qua in qualche modo\u201d disse.<br \/>\n\u201cTipo? Metto la pillona fuori, per attirarla?\u201d<br \/>\nGerardo non degn\u00f2 di una risposta la proposta dell&#8217;amico, ma continu\u00f2 a riflettere. Non riusciva a concentrarsi, gli era venuto mal di testa e la vista gli si stava annebbiando un po&#8217;. Era la stanchezza, forse, oppure l&#8217;alcol, oppure qualcos&#8217;altro. Sudava, aveva la nausea e non riusciva a restare per pi\u00f9 di un secondo su un singolo pensiero.<\/p>\n<p>\u201cStai pensando?\u201d<br \/>\n\u201cFa&#8217; silenzio!\u201d url\u00f2. \u201cAltrimenti non ci riesco!\u201d<br \/>\n\u201cChe cazzo hai? Hai una faccia strana.\u201d<br \/>\n\u201cMal di testa, colpa delle tue stronzate. Dobbiamo restare concentrati. Facciamo cos\u00ec: quando la tigre passa facciamo un rumore per attirarla, cos\u00ec si avviciner\u00e0 qui e potremo colpirla facilmente.\u201d<br \/>\n\u201cChe rumore?\u201d<br \/>\n\u201cNon lo so, il verso di un animale&#8230; Un animale che la tigre potrebbe cacciare.\u201d<br \/>\n\u201cUna pecora?\u201d<br \/>\n\u201cS\u00ec, una pecora va bene.\u201d<br \/>\n\u201cLo faccio io, la pecora mi viene bene, cazzo la faccio uguale! So fare anche la cornacchia, uguale uguale, te l&#8217;ho mai fatta sentire?\u201d<br \/>\n\u201cLa pecora va bene.\u201d<\/p>\n<p>Per un po&#8217; restarono cos\u00ec, in attesa di qualche movimento esterno, senza parlare. Anche ad Antonio era venuto mal di testa. Iniziava a sentirsi un po&#8217; strano. Forse era&#8230; Pens\u00f2 a lungo a quella parola, ma proprio non gli veniva in mente. Non voleva chiederla a Gerardo, non gli piaceva quando lui non sapeva una cosa e Gerardo s\u00ec, e oltretutto l&#8217;amico gli sembrava molto nervoso. Dopo un po&#8217; per\u00f2 gli venne in mente la parola: claustrofobia. Ovvero la paura degli spazi chiusi. Forse era quello il problema, forse era per quello che si sentiva cos\u00ec strano dentro il fortino.<\/p>\n<p>\u201cAvremmo dovuto provare i fucili prima\u201d disse a bassa voce.<br \/>\n\u201cCosa?\u201d<br \/>\n\u201cDico che avremmo dovuto sparare qualche colpo per prova&#8230; Metti che sono inceppati e scopriamo che non sparano proprio quando siamo davanti alla tigre, che cazzo facciamo?\u201d<\/p>\n<p>Anche a questo Gerardo non aveva pensato. Odiava quando Antonio tirava fuori problemi che lui non aveva previsto, soprattutto quando aveva ragione. Capitava raramente, ma capitava. Quei fucili erano dello zio, che li usava per andare a caccia, ma da quanto tempo non sparavano? Erano puliti e carichi, ma se si fossero inceppati?<\/p>\n<p>\u201cSe spariamo un colpo per prova\u201d disse \u201cse la tigre \u00e8 nei dintorni scapper\u00e0. Dobbiamo rischiare, sicuramente spareranno di sicuro.\u201d<br \/>\n\u201cE chi lo dice?\u201d<br \/>\n\u201cLo dico io, porca quella puttana di tua madre!\u201d url\u00f2.<br \/>\n\u201cSshhh! Non fare casino&#8230;\u201d<br \/>\n\u201cI fucili spareranno, non rompermi i coglioni con le tue paranoie\u201d disse Gerardo. \u201cE poi ne abbiamo due, se non spara uno spara l&#8217;altro.\u201d<br \/>\n\u201cMa e se&#8230;\u201d<br \/>\n\u201cZitto!\u201d Gerardo scatt\u00f2 in piedi, sporgendosi verso la feritoia. \u201cHo visto qualcosa&#8230; Cazzo ho visto passare qualcosa, l\u00e0 dietro a quei cespugli!\u201d<br \/>\n\u201cCos&#8217;era?\u201d<br \/>\n\u201cNon era un cane. Cazzo, non era un cane.\u201d<br \/>\nGerardo sussult\u00f2 di nuovo. \u201cL&#8217;hai sentito?\u201d url\u00f2 agitato. \u201cL&#8217;hai sentito o no? Era vicino cazzo, l&#8217;hai sentito?\u201d diceva guardando l&#8217;amico.<br \/>\n\u201cMa cosa? Non lo so&#8230;\u201d<br \/>\n\u201cIl rumore&#8230; Cazzo! C&#8217;\u00e8 qualcosa l\u00e0 dietro. Si \u00e8 avvicinata lentamente, ma l&#8217;ho vista e ho sentito il rumore.\u201d<\/p>\n<p>Restarono per qualche minuto immobili e tesi, in attesa di sentire qualche rumore. Improvvisamente quel posto sembrava il luogo pi\u00f9 silenzioso della terra.<br \/>\n\u201cPorca puttana! La tigre!\u201d url\u00f2 Gerardo, e spar\u00f2 un colpo verso l&#8217;esterno, in direzione dei cespugli. \u201cPorca puttana! Porca puttana!\u201d<br \/>\nAntonio era pietrificato dalla paura, puntava il fucile in tutte le direzioni e non sapeva cosa fare. Il colpo era rimbombato all&#8217;interno dello spazio ridotto del fortino con l&#8217;effetto di rintontire entrambi.<br \/>\n\u201cL&#8217;hai colpita, Ger\u00e0? Hai sparato? Hai colpito la tigre?\u201d<\/p>\n<p>\u201cPenso di s\u00ec\u201d disse Gerardo \u201cvado fuori a controllare, tu coprimi&#8230; Se la vedi avvicinare spara.\u201d<br \/>\n\u201cE se il fucile non spara?\u201d<br \/>\n\u201cMa non hai visto che il mio ha appena sparato?\u201d url\u00f2 Gerardo in faccia ad Antonio. \u201cTu spara, cazzo, spara!\u201d E and\u00f2 fuori.<\/p>\n<p>Antonio tremava dalla paura, si appoggi\u00f2 alla feritoia per fissare il punto vicino ai cespugli dove Gerardo aveva sparato. Vide l&#8217;amico avvicinarsi con cautela e guardarsi intorno alla ricerca della preda morta o forse ferita. Da lontano Gerardo gli fece capire che non c&#8217;era niente, poi lo sent\u00ec urlare qualcosa che non cap\u00ec e lo vide mettersi a correre in un&#8217;altra direzione.<\/p>\n<p>\u201cGer\u00e0!\u201d url\u00f2 Antonio dall&#8217;interno del fortino. \u201cDove cazzo vai Ger\u00e0! Cos&#8217;\u00e8 successo?\u201d<br \/>\nGerardo spar\u00ec dal campo visivo di Antonio, che a quel punto prese coraggio e usc\u00ec dal fortino.<br \/>\nMa Gerardo non c&#8217;era pi\u00f9. Antonio guard\u00f2 in ogni direzione, ma non c&#8217;era traccia dell&#8217;amico. Erano passati pochi secondi, forse mezzo minuto, ma l&#8217;amico era sparito. La tigre poteva essere nei paraggi. Antonio tremava, non sapeva cosa fare.<\/p>\n<p>Con il poco coraggio che gli restava si avvicin\u00f2 ai cespugli. Si ferm\u00f2 l\u00ec di fronte, puntando il fucile di fronte a s\u00e9, e poi, senza nemmeno lui sapere bene perch\u00e9, fece il verso della pecora.<br \/>\nNiente, nessuna reazione.<\/p>\n<p>Prov\u00f2 ancora con il verso della pecora, ma niente. Gir\u00f2 intorno al cespuglio ma di Gerardo non c&#8217;era traccia.<\/p>\n<p>Oltre i cespugli c&#8217;era una piccola collina. Gerardo probabilmente era scappato in quella direzione, ecco perch\u00e9 era scomparso dalla sua visuale. Ma cosa aveva visto? Improvvisamente gli sembr\u00f2 di sentire un rumore non lontano da lui. Non capiva cos&#8217;era, n\u00e9 da dove veniva, ma ebbe l&#8217;impressione che ci fosse qualcuno o qualcosa intorno a lui.<\/p>\n<p>\u201cGerardo sei tu?\u201d disse. \u201cGerardo! Porca puttana Gerardo, ti lascio qui e torni a piedi se non esci fuori subito! Chi cazzo c&#8217;\u00e8?\u201d<br \/>\nGirava su se stesso puntando il fucile in tutte le direzioni. Con la coda dell&#8217;occhio gli sembrava di vedere qualcosa muoversi, ma poi si voltava e non c&#8217;era nulla, solo infiniti campi di nulla. Gli girava la testa.<br \/>\n\u201cSono armato, cazzo, sono armato! Se rompete le palle io sparo, non me ne frega niente! Vi sto avvisando!\u201d<\/p>\n<p>Antonio era terrorizzato. In quel momento avrebbe voluto essere al Jolly 2000, seduto davanti al videopoker, con una birra in una mano e venti euro in monete in tasca. Non sapeva cosa fare. Per quanto si divertisse a prenderlo in giro, Gerardo era davvero la sua guida, ma ora che si trovava da solo in mezzo a quel nulla grigio era disperato. Faticava a respirare e aveva la nausea.<br \/>\nDev&#8217;essere un attacco di panico, pens\u00f2. No no, \u00e8 che mi sto proprio cagando sotto, vaffanculo&#8230; vado a cercarlo.<\/p>\n<p>Cammin\u00f2 per qualche minuto senza trovare Gerardo. Guard\u00f2 per terra alla ricerca di tracce, ma non ci capiva nulla, era molto confuso e gli sembrava tutto uguale. Per quanto ne sapeva lui, l\u00ec poteva essere passata una tigre, un elefante, un carro armato o una donna con i tacchi a spillo. Non ne aveva idea.<\/p>\n<p>Sal\u00ec sulla collina. Da l\u00ec si riusciva vedere una distesa di campi incolti e in fondo un boschetto di eucalipti. In lontananza not\u00f2 qualcosa: era il rottame di un&#8217;automobile. Guard\u00f2 meglio e quello che vide gli fece sussultare il cuore: seduto a terra, con la schiena poggiata al rottame e il fucile tra le gambe, c&#8217;era Gerardo, pallido e immobile, con gli occhi fissi davanti a s\u00e9.<\/p>\n<p>Si mise a correre verso di lui e quando fu quasi arrivato lo sent\u00ec che diceva \u201cPiano, cazzo, piano!\u201d.<br \/>\nSi sedette al suo fianco.<br \/>\n\u201cFermo. Stai immobile. Devi stare immobile, cazzo\u201d disse Gerardo continuando a fissare un punto imprecisato di fronte a s\u00e9.<br \/>\n\u201cCos&#8217;\u00e8 successo?\u201d<br \/>\n\u201cE&#8217; dietro di noi.\u201d<br \/>\nAd Antonio venne da vomitare. \u201cVomita vomita, l&#8217;ho fatto pure io\u201d disse a bassa voce Gerardo mentre l&#8217;amico si svuotava. \u201cE&#8217; lo stress, \u00e8 l&#8217;adrenalina da caccia&#8230; Fa bene svuotarsi, fa solo bene. Cazzo ci siamo Antonio, l&#8217;abbiamo presa. O lei prende noi, o noi prendiamo lei. Capisci? E&#8217; cos\u00ec che funziona questa cosa. Siamo in uno spazio aperto, nessuno pu\u00f2 scappare qui. Ma noi abbiamo i fucili e non ce la faremo scappare.\u201d<\/p>\n<p>Mentre Gerardo parlava Antonio continuava a vomitare. Poggi\u00f2 la testa a ci\u00f2 che restava dello sportello di quella macchina arrugginita. Dalla bocca gli colava un lungo filo di saliva. \u201cNon mi sento bene\u201d biascic\u00f2.<\/p>\n<p>\u201cDevi restare lucido\u201d disse Gerardo. \u201cSar\u00e0 una cazzata. Appena si muove PAM! Un colpo e l&#8217;abbiamo presa. Zitto, zitto. Lo senti? Lo senti?\u201d<br \/>\n\u201cCosa?\u201d<br \/>\n\u201cIl respiro della tigre\u201d sussurr\u00f2 Gerardo all&#8217;orecchio dell&#8217;amico. \u201cForse l&#8217;ho ferita, senti come respira, la bastarda. E&#8217; ferita, Antonio, \u00e8 ferita&#8230; Un altro colpo ed \u00e8 fatta. Lo senti?\u201d<\/p>\n<p>Antonio lo sentiva. Inizialmente no, era troppo confuso, si concentrava solo sulla respirazione e sulle parole di Gerardo e non riusciva a sentire nient&#8217;altro. Ma poi, tra un conato e l&#8217;altro, nel silenzio assoluto di quei campi, inizi\u00f2 a sentirlo anche lui. Prima era come un sibilo, poi come un respiro pesante, profondo, come amplificato da un microfono. Sembrava vicina, sembrava nel suo orecchio.<\/p>\n<p>\u201cLa sento\u201d disse.<br \/>\n\u201cE&#8217; stanca, ma in questi momenti diventano anche pi\u00f9 pericolose del normale. Diventano pi\u00f9 aggressivi, gli animali feriti, capisci Antonio? Come i cani feriti che mordono il padrone. Ma questa \u00e8 peggio di un cane. Ci pu\u00f2 sbranare in pochi secondi, staccarci le braccia, masticarci le palle&#8230;\u201d<br \/>\nAntonio ebbe un altro conato. \u201cFa piano!\u201d sussurr\u00f2 Gerardo. \u201cSi sta muovendo, si allontana.\u201d<br \/>\nAlz\u00f2 la testa sopra al rottame e guard\u00f2 oltre.<\/p>\n<p>\u201cC&#8217;\u00e8 un boschetto, sta andando a nascondersi l\u00ec\u201d disse riabbassandosi. Ora, lo so che stiamo male, ma se la lasciamo andare quella finisce che muore, qualche forestale del cazzo la trova e se ne prende il merito. Invece \u00e8 nostra, Antonio. E&#8217; la nostra occasione. Dobbiamo seguirla.\u201d<br \/>\n\u201cNel&#8230; nel bosco?\u201d<br \/>\n\u201cAbbiamo i fucili. Lei ha gli artigli e i denti, ma noi abbiamo i fucili, gli spariamo in testa e domani siamo sul giornale.\u201d<br \/>\nAntonio annu\u00ec, ma non capiva molto, era in uno stato confusionale. Rimpianse ancora una volta di non essere davanti al videopoker. Era mercoled\u00ec, il suo giorno fortunato. Perch\u00e9 si trovava in quel posto di merda e non al Jolly 2000?<\/p>\n<p>\u201cAl mio tre scattiamo in piedi e corriamo dentro quel bosco. Non dobbiamo esitare. Ci alziamo e urliamo per spaventarla, non sar\u00e0 veloce perch\u00e9 \u00e8 ferita. Appena ce l&#8217;abbiamo davanti spariamo tutti i colpi che riusciamo a sparare e vaffanculo. Hai capito?\u201d<br \/>\n\u201cS\u00ec\u201d rispose Antonio.<br \/>\n\u201cUno&#8230; due&#8230; TRE!\u201d url\u00f2 Gerardo.<\/p>\n<p>Scatt\u00f2 in piedi e si mise a correre urlando con tutto il fiato che aveva in gola, mentre Antonio ancora tentava di alzarsi. Cadde a terra, ma con le ultime forze rimaste si rialz\u00f2 e and\u00f2 dietro all&#8217;amico che correva e urlava verso il boschetto di eucalipti. Antonio non riusciva a urlare, anzi faticava anche a respirare.<\/p>\n<p>Gerardo era qualche passo avanti e spar\u00ec tra la boscaglia.<br \/>\nAspettami, avrebbe voluto urlare Antonio. Ma non aveva pi\u00f9 le forze per correre e urlare contemporaneamente. O una cosa o l&#8217;altra. Continu\u00f2 a correre e dopo qualche secondo si trov\u00f2 tra gli alberi. Le foglie secche crepitavano sotto la suola dei suoi scarponi. Vide Antonio appostato dietro un tronco che gli indicava qualcosa in fondo al bosco. \u201cE&#8217; l\u00e0 dietro, si \u00e8 fermata\u201d disse piano.<br \/>\nAntonio guard\u00f2 e gli sembro di vedere qualcosa. Non sapeva cosa, ma qualcosa c&#8217;era.<\/p>\n<p>\u201cGuarda per terra\u201d disse Gerardo. \u201cE&#8217; il suo sangue. Sta perdendo sangue, la stiamo facendo stancare, sar\u00e0 una cazzata uccidere quella stronza.\u201d<br \/>\nAntonio guard\u00f2 per terra e vide pozzanghere di liquido rosa tra le foglie. Era il sangue della tigre? Forse. Ma era rosa, non rosso. Ed era denso, scintillante, come lo smalto di certe ragazze che aveva visto certe volte al bar.<\/p>\n<p>In quel momento pens\u00f2 che la tigre non gli aveva fatto nulla di male, perch\u00e9 la stavano cacciando? Ma ormai era troppo tardi per pensare, era troppo tardi per tornare indietro. Gerardo si spost\u00f2 velocemente verso un altro tronco e gli fece cenno di avanzare.<\/p>\n<p>\u201cGuarda, anche qua sangue. E&#8217; ovunque.\u201d<br \/>\nC&#8217;era come un fiumiciattolo di liquido rosa che si faceva strada tra i cespugli e le foglie degli eucalipti. \u201cSta perdendo molto sangue\u201d disse Gerardo.<\/p>\n<p>Poi videro qualcosa oltre gli alberi, a circa venti metri da loro. Qualcosa che si spostava lentamente tra gli alberi. Antonio in realt\u00e0 non era sicuro di cosa aveva visto, poteva anche trattarsi di un ramo che si era mosso, o forse un uccello. Ma Gerardo non ci pens\u00f2 due volte e spar\u00f2 un colpo in quella direzione.<\/p>\n<p>\u201cL&#8217;ho presa!\u201d url\u00f2. \u201cL&#8217;ho presa!\u201d E part\u00ec di corsa, sparendo tra i cespugli e gli eucalipti.<br \/>\nAd Antonio girava la testa, ma and\u00f2 dietro all&#8217;amico, tentando di raggiungerlo. Si aspettava da un momento all&#8217;altro di trovare tra il fogliame il corpo della tigre privo di vita. Ma improvvisamente il boschetto fin\u00ec, Antonio scivol\u00f2 da una scarpata e si trov\u00f2 di fronte a un canneto.<\/p>\n<p>Vide la sommit\u00e0 delle canne muoversi poco pi\u00f9 avanti: Gerardo si era lanciato all&#8217;inseguimento della tigre all&#8217;interno del canneto. Antonio era indeciso: quello non era un posto adatto alla caccia, entrarci era rischioso. L\u00e0, secondo lui, sarebbero stati in svantaggio. La tigre forse era ferita, questo s\u00ec, ma sarebbe bastata un&#8217;ultima artigliata prima di morire per laceragli la carne e provocargli un&#8217;emorragia. E poi chi l&#8217;avrebbe salvato?<br \/>\nMa non aveva altra scelta.<br \/>\nSegu\u00ec il varco aperto da Gerardo e si tuff\u00f2 dentro.<br \/>\nEra il canneto che costeggiava e recintava il grande stagno vicino al porto. Per quanto ne sapeva lui era un posto dove non andava nessuno. Era uno di quei luoghi inutili e inaccessibili che esistono anche se non servono a niente.<\/p>\n<p>Dopo qualche passo si sent\u00ec mancare l&#8217;aria. Era terribile. Non c&#8217;era orizzonte, non c&#8217;era una direzione da prendere, perse quasi subito l&#8217;orientamento. Man mano che Gerardo si allontanava il varco si faceva meno netto, le canne si richiudevano e la strada scompariva. Davanti a s\u00e9 aveva solo canne, canne e canne. E solo canne c&#8217;erano anche dietro di lui e tutt&#8217;intorno.<\/p>\n<p>Antonio ansimava, sudava e continuava ad avanzare a grandi passi, per non inciampare. Ormai non poteva tornare indietro, era troppo tardi. Non avrebbe ritrovato la strada. Poi nell&#8217;aria sent\u00ec un altro colpo di fucile, uno stormo di uccelli si alz\u00f2 in volo, ma non cap\u00ec da quale direzione provenisse il colpo e subito dopo nel canneto ripiomb\u00f2 il silenzio assoluto.<\/p>\n<p>\u201cGer\u00e0!\u201d url\u00f2. \u201cGerardo! Sono qui! Dove sei Ger\u00e0?\u201d<br \/>\nAntonio guard\u00f2 verso l&#8217;alto, l&#8217;unica porzione di mondo esterno che poteva guardare, dato che per il resto c&#8217;era solo il muro di canne. Nel cielo c&#8217;erano tante sfumature di grigio, ma nessuna nuvola.<\/p>\n<p>\u201cGerardo!\u201d prov\u00f2 ancora Antonio. Ma niente da fare. Era rimasto solo dentro al canneto, come imprigionato. In certi punti la terra si faceva melmosa e Antonio ebbe paura di finire nelle sabbie mobili oppure di cadere nello stagno. La visibilit\u00e0 era ridotta a pochi centimetri, il suo sguardo arrivava solo alle canne che aveva di fronte: spostate quelle, ce n&#8217;erano altre e poi altre ancora.<br \/>\n\u201cVoglio andare via\u201d disse ansimante e disperato. \u201cCazzo, ti prego, fammi andare via\u201d.<\/p>\n<p>Ma in quel momento Antonio sent\u00ec qualcosa avanzare alle sue spalle. Si volt\u00f2, pallido e terrorizzato, pronto a svenire.<br \/>\n\u201cGerardo!\u201d url\u00f2. \u201cGuarda che sparo!\u201d<br \/>\nQualsiasi cosa fosse, si stava avvicinando verso di lui: vedeva le canne spostarsi, a meno di dieci metri da lui.<\/p>\n<p>Allora, nonostante ormai non avesse pi\u00f9 forze, si mise a correre, o meglio a saltare, facendosi strada tra le canne in un direzione qualsiasi. Non sapeva nemmeno se stava andando avanti o se stava tornando indietro da dov&#8217;era partito. Quasi non respirava, era concentrato solo sul tenere in mano il fucile e correre, spinto dalla forza della paura. E improvvisamente si trov\u00f2 fuori dal canneto. Libero.<\/p>\n<p>Non sapeva dov&#8217;era, ma non fece in tempo a capirlo. Cadde a terra, si accasci\u00f2 sulla terra grigia e melmosa in uno stato di semi-incoscienza. Aveva lo sguardo fisso e ormai non sentiva pi\u00f9 nulla. Con un lato del viso poggiato sulla terra fredda, not\u00f2 non distante da lui una pozzanghera rosa. Nel suo campo visivo apparvero degli stivali di plastica che si avvicinavano verso di lui. Sent\u00ec come l&#8217;eco di una voce dire qualcosa, ma non cap\u00ec cosa. Poi il suo sguardo and\u00f2 oltre gli stivali, oltre le canne e lo stagno, e vide le pale eoliche in lontananza. Sembravano sempre lontane. Non avevano mai smesso di girare.<br \/>\nAntonio si addorment\u00f2 cos\u00ec, guardando le pale eoliche.<br \/>\nEra mercoled\u00ec, il suo giorno fortunato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Superato il cavalcavia del porto industriale ci si trovava improvvisamente in una distesa infinita di campi, stagni e stradine sterrate. 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