{"id":3581,"date":"2017-09-04T16:09:10","date_gmt":"2017-09-04T14:09:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.harrr.org\/vmc\/?p=3581"},"modified":"2017-09-04T16:09:10","modified_gmt":"2017-09-04T14:09:10","slug":"la-fotografia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vmcx.it\/?p=3581","title":{"rendered":"La fotografia"},"content":{"rendered":"<p><strong>(recuperando bozze)<\/strong><\/p>\n<p>Il sole era alto, era quasi ora di pranzo, ma lui non avrebbe mangiato prima del pomeriggio, quando sarebbe tornato all&#8217;ovile. Si era dimenticato di portarsi da mangiare e, anche se ora aveva fame, ormai non poteva fare altro che aspettare. Le pecore brucavano l&#8217;erba intorno a lui e per un attimo immagin\u00f2 di fare la stessa cosa. Ma odiava mangiare l&#8217;insalata, figurarsi l&#8217;erba. Per fortuna aveva dell&#8217;acqua, almeno quella. Il vecchio di certo non sarebbe passato a controllare come stava. Si faceva vedere raramente. Nell&#8217;ultimo mese per\u00f2 era passato diverse volte, forse perch\u00e9 gli doveva due paghe arretrate e voleva controllare che lui per vendetta non rubasse qualcosa. Ma c&#8217;era poco da rubare, solo le pecore. Nella catapecchia dove dormiva, non lontano dal campo dove pascolava le pecore, c&#8217;erano soltanto una branda con un materasso sottile sottile, delle bottiglie d&#8217;acqua, un pentolino, qualche attrezzo da cucina, un fornello a gas e una torcia per la notte. Ci fosse stato altro, allora s\u00ec che l&#8217;avrebbe rubato.<\/p>\n<p>L&#8217;ultima volta, due giorni prima, il vecchio era venuto che era quasi buio. Aveva visto i fari della macchina da lontano, poi l&#8217;aveva visto scendere da solo con una borsa in mano. Era molto vecchio, pi\u00f9 vecchio di suo zio, forse aveva settant&#8217;anni. Avrebbe potuto colpirlo, rubargli i soldi, rubargli la macchina. Ma il vecchio aveva sempre un fucile nascosto sotto il sedile. Lo sapeva perch\u00e9 gliel&#8217;aveva fatto vedere lui. \u201cNon si sa mai cosa pu\u00f2 capitare\u201d gli aveva detto ridendo mentre guidava, la prima volta che l&#8217;aveva portato in campagna. Lui aveva capito. Era un avvertimento. Lui aveva solo un coltello, ma era pi\u00f9 giovane e forte di lui.<\/p>\n<p>\u201cTi ho portato un cambio di vestiti\u201d aveva detto il vecchio porgendogli la borsa. \u201cQui tutto bene?\u201d<br \/>\nSi era guardato intorno: a parte l&#8217;ovile, non c&#8217;era nulla per chilometri, non sapeva nemmeno dov&#8217;era. Una volta si era fermato un furgoncino di turisti che gli avevano chiesto delle indicazioni per raggiungere il paese vicino, ma lui non gliele aveva sapute dare. Quelli erano rimasti sorpresi, gli avevano detto che erano certi che il paese fosse molto vicino, gli avevano anche mostrato una cartina. \u201cCi sono segnate tante strade ma non capiamo in quale siamo\u201d avevano detto. Lui aveva guardato la cartina, ma non aveva riconosciuto nessuna strada. Aveva ripetuto \u201cNon so\u201d ed era tornato dentro, all&#8217;ombra.<\/p>\n<p>\u201cE manco mi dici grazie?\u201d aveva detto il vecchio mentre lui prendeva la borsa. \u201cC&#8217;\u00e8 anche pane, le sigarette e un po&#8217; di peperoni che ha fatto mia moglie&#8230;\u201d<br \/>\n\u201cE i soldi?\u201d gli aveva chiesto lui.<br \/>\n\u201cOhi, ancora! Ti ho detto di aspettare qualche giorno, tu intanto lavora, poi i soldi arrivano. Che fretta hai? Dov&#8217;\u00e8 che vuoi andare?\u201d<br \/>\nVoleva andare al paese, qualche volta. Diciamo almeno due volte al mese. Voleva lavarsi come si deve, entrare in un bar e bere birra, giocare alle macchinette, fare un giro, magari telefonare a suo cugino. Aveva finito il credito sul cellulare da qualche giorno, aveva chiesto al vecchio di comprargli una ricarica ma quello se ne dimenticava sempre. \u201cOh, hai ragione\u201d gli aveva detto. \u201cAscolta, la ricarica te la offro io, te la compro domani. Anzi no, domani non posso che devo andare a fare una cosa&#8230; Comunque te la compro, tu stattene buono.\u201d<\/p>\n<p>A conti fatti, gli doveva mille e trecento euro. E ogni giorno rimandava. Si sentiva in trappola, come abbandonato in quel posto di merda dove non vedeva mai nessuno, solo pecore e cani. A volte fumava una sigaretta con qualche altro pastore, ma per la maggior parte del tempo era solo. Non poteva scappare, almeno non finch\u00e9 non riusciva a recuperare le paghe arretrate.<\/p>\n<p>Il vecchio era andato via e quella notte, dopo aver mangiato pane e peperoni e fumato un paio di sigarette, aveva dormito fino all&#8217;alba, quando si doveva alzare per fare uscire le pecore. Il lavoro non era difficile, solo molto noioso. Il vecchio gli aveva dato una radiolina da portarsi in giro per non annoiarsi, ma si era rotta subito. Aveva provato a cambiare le batterie mettendo quelle della torcia, ma non funzionava lo stesso, era proprio rotta. Passava anche due o tre giorni senza vedere anima viva e senza parlare mai. Ogni tanto parlava da solo, oppure insultava le pecore e i cani, che a volte picchiava se lo facevano innervosire. Per il resto erano bravi cani. Piccoli, bianchi, abbaiavano tanto ma non erano cattivi. Certo, anche loro sapevano morsicare.<\/p>\n<p>Una notte si era sentito male, forse per qualcosa che aveva mangiato. Secondo lui era l&#8217;acqua che dopo un po&#8217; diventava cattiva. Quando apriva le bottiglie di plastica sentiva puzza di marcio, e una notte gli era venuto un forte mal di pancia. Era corso fuori, dietro la capanna, dove si era svuotato completamente. O almeno cos\u00ec pensava. Ma era corso fuori altre quattro volte. Sudava freddo, stava malissimo, pens\u00f2 di morire l\u00ec da solo in mezzo al nulla. Nessuno se ne sarebbe accorto per molte ore, il vecchio l&#8217;avrebbe trovato morto e allora forse avrebbe chiamato i carabinieri. O forse l&#8217;avrebbe buttato nella fossa, come aveva fatto con una pecora e un cane.<\/p>\n<p>\u201cSecondo quelli io dovrei prendere, chiamare, un casino, la solita burocrazia di merda\u201d gli aveva spiegato. \u201cIo metto sempre tutto in questa fossa e chi s&#8217;\u00e8 visto s&#8217;\u00e8 visto, capito?\u201d<br \/>\nNon sapeva cos&#8217;era la burocrazia, ma quella notte si era immaginato anche lui in quella fossa, a marcire sotto il sole del giorno dopo con formiche e mosche a mangiargli la lingua e gli occhi. Chiss\u00e0 se suo cugino l&#8217;avrebbe saputo.<\/p>\n<p>Allora aveva preso il cellulare per chiamare il vecchio, voleva dirgli che stava male e che aveva bisogno di un dottore. Ma quello non aveva risposto. Alla fine anche quella notte era passata e il giorno dopo stava meglio. Non era morto. Ma si era sentito abbastanza solo da poter morire senza che nessuno lo sapesse, solo i cani e le mosche.<\/p>\n<p>Si sdrai\u00f2 all&#8217;ombra dell&#8217;ulivo, poggiando la schiena contro il tronco. Una leggera brezza muoveva i rami sopra di lui e nonostante l&#8217;ora si stava bene. Quello era il punto migliore per controllare il gregge, era all&#8217;ombra e da l\u00ec poteva vedere tutto il campo. Da autunno a primavera era un grande campo di carciofi, ma da maggio in poi le piante si seccavano e lui poteva portarci le pecore.<br \/>\nAveva gli occhi socchiusi e si stava per addormentare, quando sent\u00ec i cani abbaiare. Non abbaiavano mai senza motivo, quindi alz\u00f2 la testa per guardare.<\/p>\n<p>Il campo era costeggiato da un canale di irrigazione e da una fitta recinzione di canne e rovi. Era impenetrabile, come un muro. Da fuori era impossibile vedere dentro e da dentro era impossibile vedere fuori. C&#8217;era solo un&#8217;entrata, di solito sbarrata dalla rete di un letto arrugginita, e qualche spiraglio nella vegetazione. I cani abbaiavano verso la strada, una delle tante stradine di campagna dove non passava mai nessuno, solo qualche macchina ogni tanto. Abbaiavano e avanzano, come se seguissero qualcosa che percorreva quella strada. Non era una macchina, andava troppo piano, forse era una bicicletta? Una volta, era mattina presto, aveva visto un vecchio col motorino fermarsi per tagliare delle canne.<\/p>\n<p>Si alz\u00f2 e si incammin\u00f2 in quella direzione. Non richiam\u00f2 i cani, li lasci\u00f2 abbaiare, prima voleva vedere di cosa si trattava. Aveva quasi attraversato il campo quando vide i cani fermarsi. Qualsiasi cosa stessero seguendo, anche la cosa dall&#8217;altra parte delle canne si era fermata. Si avvicin\u00f2 lentamente, senza fare rumore, e si nascose dietro le pareti del canale di irrigazione. Tra le canne riusciva a vedere la strada, ma non la cosa che la stava percorrendo. Per\u00f2 sentiva. Erano delle risate, voci di ragazzi e ragazze.<\/p>\n<p>Non erano del posto, questo lo cap\u00ec subito, forse erano dei turisti. Poco dopo li vide arrivare: andavano in bicicletta, di tanto in tanto si fermavano, ridevano e facevano dei suoni con la bocca per richiamare i cani. Si fermarono proprio di fronte a lui, ma non lo notarono perch\u00e9 era ben nascosto dalle canne e guardavano dall&#8217;altra parte, dove c&#8217;erano more e fichi d&#8217;India lungo tutta la strada.<br \/>\n\u201cDai Fede, fammi una foto con i fichi d&#8217;India!\u201d<br \/>\nTre ragazze e due ragazzi, avevano pi\u00f9 o meno la sua et\u00e0, venticinque anni o poco pi\u00f9. Uno dei ragazzi stava facendo un video con un cellulare, mentre una delle ragazze scattava fotografie con una grossa macchina fotografica nera. Indossavano pantaloncini molto corti, infradito e canottiere. Le ragazze erano molto belle e allegre, una di loro aveva un grosso cappello di paglia.<br \/>\nIn quel momento prese la decisione.<\/p>\n<p>Non sarebbe stato difficile: i ragazzi non sembravano dei duri, doveva solo prenderli di sorpresa. Avrebbe afferrato una delle ragazze, le avrebbe messo un braccio intorno al collo e con l&#8217;altro avrebbe puntato il coltello minacciando gli altri di ucciderla.<br \/>\nAvrebbe urlato: \u201cDatemi tutto o la uccido!\u201d.<br \/>\nE si sarebbe fatto dare tutto: cellulari, macchina fotografica, soldi. Poi li avrebbe fatti spostare tutti da una parte e col coltello avrebbe bucato le ruote delle biciclette. A quel punto sarebbe scappato via, non gliene fregava niente del gregge. Nessuno si sarebbe accorto di niente, l\u00e0 intorno non c&#8217;era anima viva. Si sarebbe potuto fare cinque, seicento euro o forse anche di pi\u00f9. Non poteva sapere quanti soldi avevano quei ragazzi nei portafogli, e non sapeva nemmeno quanto valeva la macchina fotografica. Ma sapeva che i soldi gli servivano. Con quei soldi sarebbe potuto andare in paese, da l\u00ec prendere il treno e raggiungere suo cugino nella citt\u00e0, comprarsi dei vestiti, andare a mangiare come si deve. Non ne poteva pi\u00f9 della campagna e del vecchio che non lo pagava.<br \/>\n\u201cPerch\u00e9 non raccogliamo le more?\u201d disse uno dei ragazzi assaggiandone una. \u201cCazzo, sono buonissime. Raccogliamo le more!\u201d<br \/>\n\u201cE poi dove le mettiamo? Quelle macchiano, mica puoi metterle in tasca.\u201d<br \/>\n\u201cLe mettiamo nel cappello della Fede.\u201d<br \/>\n\u201cNon credo proprio, la prossima volta ci portiamo una busta.\u201d<br \/>\n\u201cMa non ripasseremo mai pi\u00f9 in questa strada!\u201d<br \/>\n\u201cQuesto \u00e8 vero&#8230;\u201d<br \/>\n\u201cComunque non saranno le uniche more di tutta l&#8217;isola, no?\u201d<\/p>\n<p>Risalirono sulle bici. A quel punto cap\u00ec che doveva fare in fretta. Anche senza correre sarebbe arrivato prima di loro all&#8217;entrata del campo, ma non doveva perdere tempo. Pass\u00f2 attraverso le pecore prendendole a calci per farle spostare velocemente. Tir\u00f2 fuori il coltello dalla tasca dei pantaloni. L&#8217;aveva affilato da poco. Non avrebbe voluto ferire qualcuno, ma l&#8217;avrebbe fatto, se fosse stato necessario. Se tutto fosse andato bene non ce ne sarebbe stato bisogno. I ragazzi sarebbe andati via a piedi, la casa pi\u00f9 vicina era a quindici minuti, e nel frattempo lui sarebbe scappato, anche se non sapeva bene dove. Ma non era importante: poteva nascondersi da qualche parte per la notte e poi trovare una strada che portasse al paese.<\/p>\n<p>Si avvicin\u00f2 alla parete di canne e rovi. Poteva sentirli, stavano arrivando. Ogni tanto si fermavano per scattare fotografie e si sentiva qualcuno dire: \u201cAllora? E basta! Andiamo avanti!\u201d.<br \/>\nPedalavano lentamente e qualcuna delle ragazze restava sempre indietro. Per qualche metro l\u00ec segui camminando parallelo a loro, separati solo dalla vegetazione. Acceler\u00f2 il passo per arrivare all&#8217;entrata prima di loro, ma la ragazza con il cappello di paglia si mise a correre sui pedali e lo super\u00f2, arrivando all&#8217;entrata del campo quando lui era ancora a qualche passo di distanza.<br \/>\n\u201cNoooo!\u201d la sent\u00ec urlare. \u201cRagazzi c&#8217;\u00e8 un gregge di pecore qua, \u00e8 un posto bellissimo! Venite a vedere!\u201d<\/p>\n<p>Si immobilizz\u00f2. Se doveva farlo, doveva farlo ora: poteva prendere la ragazza e minacciarla. Solo che cos\u00ec gli altri sarebbero potuti scappare via. Dovevano essere tutti insieme: o cos\u00ec o niente. Non sapeva cosa fare. Nel frattempo gli altri ragazzi raggiunsero la ragazza con il cappello e si fermarono davanti alla rete che sbarrava l&#8217;entrata del campo.<br \/>\n\u201cBellissimo, guarda quell&#8217;ulivo l\u00ec! Troppo figo, guarda quante pecorelle&#8230;\u201d<br \/>\n\u201cE&#8217; un tipico paesaggio sardo.\u201d<br \/>\n\u201cMolto tipico!\u201d<br \/>\nI cani abbaiavano, ma non facevano paura e i ragazzi li ignoravano. Lui era nascosto dietro un cespuglio, con il coltello in mano. Stava sudando ma non era agitato, non lo era mai.<br \/>\n\u201cMa se entriamo per fare qualche foto? Secondo me si pu\u00f2, che problema c&#8217;\u00e8?\u201d<br \/>\n\u201cE se il pastore si incazza?\u201d<br \/>\n\u201cMa figurati, ci parliamo, chiediamo il permesso. Se non si pu\u00f2 pazienza.\u201d<br \/>\nI ragazzi decisero di entrare. Posarono le biciclette a terra, al lato della strada, e scavalcarono la rete arrugginita. A quel punto cap\u00ec che doveva uscire dal cespuglio, ormai loro erano dentro. Non aveva ancora deciso cosa fare o cosa dire, ma non ebbe il tempo di pensare perch\u00e9 la ragazza con il cappello di paglia, vedendolo, parl\u00f2 prima di lui. \u201cCiao!\u201d disse. \u201cScusa se siamo entrati&#8230; Sono tue le pecore? Possiamo fare qualche foto? Ti prego dimmi di s\u00ec!\u201d<br \/>\nGli altri lo salutarono pi\u00f9 timidamente mentre si guardavano intorno e cercavano di avvicinare i cani che nel frattempo si erano fatti pi\u00f9 docili.<\/p>\n<p>\u201cVa bene\u201d rispose. Il suo viso era inespressivo. Si spost\u00f2 a un lato come per farli passare, in modo da stare alle loro spalle e poterli controllare. La ragazza gli fece un grande sorriso: \u201cGrazie! No davvero, se disturbiamo le pecore ce ne andiamo\u201d disse. \u201cDiccelo se disturbiamo, vogliamo solo fare qualche foto. Questo posto \u00e8 una figata.\u201d<br \/>\n\u201cGuarda quest&#8217;ulivo\u201d disse uno dei ragazzi. \u201cCazzo, avr\u00e0 un secolo, forse anche di pi\u00f9.\u201d<br \/>\nLe ragazze erano tutte snelle e carine. I due ragazzi non erano grossi, uno aveva la barba e gli occhiali, l&#8217;altro i capelli lunghi e dei tatuaggi sulle braccia. Se avesse voluto avrebbe potuto prenderli alle spalle, accoltellarli e poi buttarli nella fossa dove il vecchio buttava tutto. Se per\u00f2 fosse passata qualche macchina avrebbe notato le biciclette lungo la strada. E poi le ragazze erano tre: e se fossero scappate in direzioni diverse? Sarebbe stato impossibile rincorrerle tutte.<br \/>\n\u201cBeeeeeee!\u201d<br \/>\nUno dei ragazzi si mise a quattro zampe davanti a una delle pecore.<br \/>\n\u201cBeeeeeee! Eddai rispondi!\u201d<br \/>\n\u201cE smettila di fare lo scemo, Mauri\u201d disse una delle ragazze. \u201cCos\u00ec le spaventi e poi magari non fanno il latte. Queste le usate per fare il latte, vero?\u201d<br \/>\nGli avevano fatto una domanda, ma lui non rispose. Aveva rimesso il coltello in tasca e guardava per terra. Li sent\u00ec ridacchiare, forse lo prendevano in giro.<br \/>\n\u201cMa capisci l&#8217;italiano? O parli solo il sardo?\u201d chiese una delle ragazze.<br \/>\n\u201cMa allora \u00e8 vero che i sardi sono molto silenziosi&#8230;\u201d disse un&#8217;altra.<br \/>\n\u201cNon sono sardo\u201d disse.<br \/>\n\u201cE di dove sei?\u201d<br \/>\n\u201cRumeno.\u201d<br \/>\n\u201cAh\u201d disse la ragazza con il cappello di paglia. Si guard\u00f2 intorno come se pensasse a qualcosa da dire e poi gli chiese: \u201cE ti piace questo posto? Ti piace lavorare qui?\u201d<br \/>\n\u201cS\u00ec\u201d rispose lui, perch\u00e9 era la risposta pi\u00f9 semplice da dare.<br \/>\n\u201cDiego, fammi una foto con l&#8217;ulivo\u201d disse un&#8217;altra delle ragazze.<br \/>\nLui si allontan\u00f2, and\u00f2 in mezzo alle pecore, ne prese una e finse di controllarle una zampa, ma in realt\u00e0 continuava a guardare i ragazzi. Avevano vestiti buoni, molto puliti, e ridevano a ogni frase. Erano sempre molto allegri, le ragazze sembravano molto felici. Tutte quelle risate lo mettevano a disagio. Not\u00f2 che la ragazza con il cappello di paglia lo stava osservando e poco dopo si avvicin\u00f2 da lui.<br \/>\n\u201cCosa facevi a quella pecora?\u201d chiese.<br \/>\n\u201cControllavo la zampa\u201d rispose.<br \/>\n\u201cPerch\u00e9? Cos&#8217;ha?\u201d<br \/>\n\u201cSembrava&#8230;\u201d fece un gesto con la mano perch\u00e9 non gli veniva la parola. \u201cFerita. Ma non \u00e8 ferita.\u201d<br \/>\n\u201cCome ti chiami?\u201d<br \/>\nLa domanda lo prese alla sprovvista. Decise di non dire il suo vero nome.<br \/>\n\u201cStefan\u201d rispose.<br \/>\nEra il nome di suo cugino.<br \/>\n\u201cBel nome\u201d disse la ragazza. \u201cIo mi chiamo Federica. Loro sono Stefi, Silvia, Diego e Maurizio\u201d. Gli indic\u00f2 i ragazzi che in lontananza scherzavano con i cani intorno all&#8217;ulivo.<br \/>\n\u201cSiamo in un bed and breakfast qua vicino, siamo usciti per vedere la campagna. Cos\u00ec, per vedere la famosa campagna sarda! E&#8217; molto bello qui. E poi non possiamo stare sempre in spiaggia.\u201d<br \/>\nNon sapeva cos&#8217;era un bed and breakfast e non aveva capito nemmeno tutto quello che aveva detto la ragazza, quindi annu\u00ec distrattamente e riprese a guardare per terra.<br \/>\n\u201cE&#8217; da molto tempo che sei qui?\u201d chiese lei.<br \/>\n\u201cDa stamattina presto.\u201d<br \/>\nLei si mise a ridere. \u201cNo, intendevo qui nel nostro paese.\u201d<br \/>\n\u201cUn anno.\u201d<br \/>\n\u201cPer\u00f2 parli bene l&#8217;italiano. Bravo!\u201d<br \/>\n\u201cCos\u00ec cos\u00ec\u201d disse lui.<br \/>\nLei si gir\u00f2 per scattare una foto a una pecora. Aveva un corpo molto bello, ma non gli era piaciuta la sua risata.<br \/>\n\u201cQuante sono?\u201d chiese la ragazza indicando le pecore.<br \/>\n\u201cCentoventi\u201d rispose lui.<br \/>\n\u201cUh, molte! Cio\u00e8, non lo so. Sono molte? Ma non sono tue, vero?\u201d<br \/>\n\u201cNo.\u201d<br \/>\n\u201cE gli hai dato dei nomi?\u201d<br \/>\nNon cap\u00ec la domanda. \u201cCosa?\u201d<br \/>\n\u201cAlle pecore, hai dato dei nomi alle pecore?\u201d<br \/>\n\u201cNo.\u201d<br \/>\n\u201cFede! Fede!\u201d Gli altri ragazzi la chiamavano. Lei torn\u00f2 da loro, lui si avvicin\u00f2 per sentire meglio cosa si dicevano, anche se non riusciva a capire tutto.<br \/>\n\u201cFacciamoci una foto tutti insieme in mezzo alle pecore\u201d disse il ragazzo con i capelli lunghi. \u201cDai cazzo, fa morire! Poi la mettiamo su Facebook e scriviamo &#8216;Saluti dalla Sardegna&#8217;.\u201d<br \/>\n\u201cAh ah!\u201d<br \/>\nGli altri scoppiarono a ridere e dissero che era una bellissima idea.<br \/>\n\u201cStefan!\u201d disse la ragazza con il cappello di paglia. \u201cCi puoi fare una foto con le pecore? Scusa eh, poi ti prometto che non ti rompiamo pi\u00f9 e ce ne andiamo, giuro!\u201d<br \/>\n\u201cVa bene\u201d disse.<br \/>\nAndarono in mezzo alle pecore, lei gli pass\u00f2 la macchina fotografica e gli spieg\u00f2 come usarla. Non ne aveva mai usata una prima. Aveva fatto delle foto con il cellulare di suo cugino, qualche volta, ma questa era una vera macchina fotografica, nera, lucida, pesante, con un obiettivo bello grosso e un sacco di tasti.<br \/>\n\u201cScattane due o tre, poi vediamo come sono venute e nel caso ne facciamo un&#8217;altra, ok?\u201d disse la ragazza.<br \/>\n\u201cVa bene\u201d disse lui.<br \/>\nI ragazzi si misero in posa tra le pecore. Non sapeva come tenere la macchina fotografica in mano. Chiss\u00e0 quanto vale, pens\u00f2. Guard\u00f2 nel mirino e schiacci\u00f2 il tasto come le aveva detto la ragazza.<br \/>\n\u201cTienilo premuto leggermente, quando senti il bip schiaccia forte!\u201d disse la ragazza.<br \/>\nLe pecore per\u00f2 scappavano, perch\u00e9 i ragazzi non stavano fermi e muovendosi le spaventavano.<br \/>\n\u201cFermi\u201d disse.<br \/>\nQuando le pecore si calmarono scatt\u00f2 due foto. La ragazza si avvicin\u00f2 per guardarle e disse che andavano benissimo.<br \/>\n\u201cStefan, ora sei una fotografo.\u201d<br \/>\n\u201cBella Stefan, il pastore fotografo!\u201d disse uno dei ragazzi.<br \/>\nLui rest\u00f2 inespressivo e disse solo \u201cVa bene\u201d.<br \/>\n\u201cAspetta, aspetta\u201d disse il ragazzo con la barba. \u201cOra dobbiamo farne una con lui. Scusa \u00e8 stato cos\u00ec gentile, facciamoci una foto tutti insieme con Stefan. La faccio io, dai.\u201d<br \/>\n\u201cC&#8217;\u00e8 l&#8217;autoscatto\u201d rispose la ragazza con il cappello di paglia.<br \/>\n\u201cDai, figata\u201d disse un&#8217;altra delle ragazze.<br \/>\n\u201cVa bene\u201d disse anche questa volta.<br \/>\nNon sapeva cosa dire. Loro parlavano sempre per primi e lui non faceva in tempo a rispondere. E poi erano sempre sorridenti e sembrava che avessero sempre ragione.<br \/>\nSistemarono la macchina fotografica sopra una pietra, si misero in posa e la ragazza con il cappello arriv\u00f2 di corsa dicendo \u201cScatta tra dieci secondi!\u201d.<br \/>\nLei si mise al suo fianco, mettendo un braccio sopra alle sue spalle.<br \/>\n\u201cSorridi, Stefan.\u201d<br \/>\nE lui sorrise. Non sorrideva da molto tempo: chiss\u00e0 come verr\u00f2 nella foto, pens\u00f2.<br \/>\n\u201cFatta\u201d disse la ragazza. Prese la macchina fotografica e tutti la circondarono per vedere com&#8217;era venuta la foto. Dissero che era venuta bene. Lui nel frattempo si era allontanato.<br \/>\n\u201cStefan! Non vuoi vedere la foto?\u201d<br \/>\n\u201cVa bene.\u201d<br \/>\nLa ragazza gli mostr\u00f2 la fotografia nello schermo riparandola con una mano per coprire il riflesso della luce. Sembravano un gruppo di amici, erano tutti abbracciati e sorridenti, come se si conoscessero da molto.<br \/>\n\u201cBeh, almeno non abbiamo le solite foto di spiagge e mare azzurro\u201d disse uno dei ragazzi. \u201cDi quelle ne abbiamo fatto tremila e sono tutte noiose, questa invece \u00e8 bella.\u201d<br \/>\n\u201cVere pecore sarde\u201d disse una delle ragazze.<br \/>\nI ragazzi dissero che era ora di andare a mangiare.<br \/>\nLo salutarono, ringraziandolo per la pazienza. Scavalcarono la rete arrugginita, salirono sulle bici e si allontanarono.<br \/>\nLui rest\u00f2 per qualche secondo in piedi. Nel campo c&#8217;era di nuovo silenzio. Torn\u00f2 sotto l&#8217;ulivo, si coric\u00f2 per terra, poggi\u00f2 la schiena e la testa al tronco. Tolse il coltello dalla tasca perch\u00e9 gli dava fastidio e lo poggi\u00f2 sull&#8217;erba. Poi chiuse gli occhi e poco dopo si addorment\u00f2.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(recuperando bozze) Il sole era alto, era quasi ora di pranzo, ma lui non avrebbe mangiato prima del pomeriggio, quando sarebbe tornato all&#8217;ovile. Si era dimenticato di portarsi da mangiare e, anche se ora aveva fame, ormai non poteva fare altro che aspettare. 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