{"id":5430,"date":"2025-02-23T08:49:35","date_gmt":"2025-02-23T08:49:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.harrr.org\/vmc\/?p=5430"},"modified":"2026-09-06T11:32:33","modified_gmt":"2026-09-06T11:32:33","slug":"ogni-cosa-e-medicalizzata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vmcx.it\/?p=5430","title":{"rendered":"Ogni cosa \u00e8 medicalizzata"},"content":{"rendered":"<p>Parto da una cosa che mi sta a cuore: le droghe. L&#8217;ho scritto molte volte, lo ripeto ancora una volta: non vogliamo andare in farmacia, vogliamo drogarci.<\/p>\n<p>Eppure, una tendenza sempre pi\u00f9 diffusa negli ultimi anni, soprattutto per quanto riguarda gli psichedelici, \u00e8 promuoverli come ottime medicine. Piacciono agli psichiatri, ci sono gli studi scientifici a supporto, sembrano avere effetti positivi sulla depressione, sull&#8217;ansia, sul disturbo da stress post-traumatico. E questa \u00e8 una cosa buona. Ben venga che sostanze come la psilocibina, l&#8217;MDMA o la ketamina possano aiutare chi sta male. \u00c8 utile, \u00e8 importante, ci mancherebbe.<\/p>\n<p>Ma ridurre l&#8217;esperienza con le sostanze alla medicina \u00e8 limitante e butta all&#8217;aria millenni di esperienza umana, dove le droghe erano s\u00ec anche medicine, ma anche, non solo.<\/p>\n<p>Non \u00e8 possibile che ogni esperienza debba essere valutata e normata secondo un protocollo medico. E invece \u00e8 una tendenza in atto: ricondurre ogni esperienza umana a un protocollo terapeutico, a una prescrizione, a un trattamento medico. Perch\u00e9 sembra che l&#8217;unico modo per legittimare l&#8217;uso di certe sostanze sia dire che curano qualcosa, che riparano un danno. Ci dev&#8217;essere un&#8217;autorit\u00e0 medica che autorizza l&#8217;uso perch\u00e9 stai male, perch\u00e9 hai un disturbo o magari perch\u00e9 stai schiattando.<\/p>\n<p>Le sostanze, piante, funghi o prodotti di sintesi, non servono solo a quello. Esistono anche il gioco, l&#8217;esplorazione, il piacere, la conoscenza, la trasformazione personale e spirituale. Esiste il diritto di alterare la propria coscienza senza dover prima dimostrare di essere malati. Le persone l&#8217;hanno sempre fatto e lo fanno ancora.<\/p>\n<p>Oggi ovunque spuntano articoli, podcast e conferenze che esaltano le propriet\u00e0 terapeutiche degli psichedelici, come se fosse l&#8217;unico modo per legittimarne l&#8217;uso. Forse molti credono in buona fede che questa sia una strategia efficace, una sorta di cavallo di Troia: prima li facciamo accettare come farmaci, poi apriamo la porta al loro uso pi\u00f9 ampio e ci possiamo drogare come vogliamo. L&#8217;idea \u00e8 che, una volta dimostrati i loro benefici clinici, l&#8217;attuale societ\u00e0 drogafobica sar\u00e0 pi\u00f9 incline a riconoscerne anche il valore ricreativo, esplorativo e spirituale. Ma se il lasciapassare per l&#8217;uso passa solo attraverso la medicina, finiamo per rafforzare l&#8217;idea che alterare la coscienza sia accettabile solo quando c&#8217;\u00e8 una diagnosi, e non come diritto intrinseco dell&#8217;individuo.<\/p>\n<p>Vogliono controllare le droghe non perch\u00e9 facciano male \u2013 di cose che fanno male ne abbiamo ovunque, alcol in primis, e restano legali \u2013 ma perch\u00e9 concedere alle persone il diritto di modificare la propria percezione senza una giustificazione terapeutica \u00e8 considerato inaccettabile. Perch\u00e9 chi si droga per il gusto di farlo, senza autorizzazione, senza una cura da seguire, senza una diagnosi, senza nemmeno motivi religiosi, \u00e8 un elemento fuori controllo.<\/p>\n<p>Dunque tanto per cambiare \u00e8 anche una questione di autorit\u00e0. L&#8217;autorit\u00e0 pretende di essere il centro di tutto: stabilisce cosa \u00e8 giusto e cosa \u00e8 sbagliato, decide quando puoi provare piacere e quando devi soffrire. Ti insegna che il piacere \u00e8 accettabile solo se regolamentato. L&#8217;erba da noi \u00e8 illegale, ma va bene se hai il cancro. Psilocibina? Forse col microdosing. L&#8217;autorit\u00e0 ti d\u00e0 il contentino della cura, della terapia, della prescrizione, del dosaggio controllato.<\/p>\n<p>E allora s\u00ec, che gli psichedelici curino la depressione, che l&#8217;MDMA aiuti col trauma, che la ketamina serva contro l&#8217;ansia e che la cannabis aiuti col dolore. Ma non dimentichiamo che queste sostanze magiche esistono anche per chi sta bene. Per chi vuole vedere oltre, per chi vuole giocare e scoprire, per chi vuole spingersi in zone strane dell&#8217;esperienza umana senza il timbro di approvazione di un dottore.<\/p>\n<p>Anche nelle culture indigene dove alcune di queste sostanze, le cosiddette piante degli dei, fanno parte dei rituali, la somministrazione \u00e8 di fatto, almeno nella maggior parte dei casi, regolata da un&#8217;autorit\u00e0. Lo sciamano, il curandero, l&#8217;anziano, ecc. Dalle nostre parti questa figura rischia di diventare lo psichiatra, l&#8217;autorit\u00e0 delle sostanze. Ma poi diciamo la verit\u00e0: noi non siamo quelle societ\u00e0, a queste latitudini se prendo l&#8217;MD non ho per forza bisogno di inserirlo in un rituale spirituale o di contatto con gli antenati guidato dagli anziani o in un rito di iniziazione.<\/p>\n<p>Ma il problema non \u00e8 solo l&#8217;autorit\u00e0: il problema siamo anche noi, che sentiamo il bisogno di convincerla. Che ci pieghiamo al suo linguaggio, che cerchiamo la sua approvazione per fare quello che vogliamo fare comunque. Quando diciamo che le droghe devono essere legali perch\u00e9 curano, \u00e8 come se stessimo chiedendo il permesso. \u00c8 un atteggiamento di sottomissione alla ricerca del consenso dell&#8217;autorit\u00e0.<\/p>\n<p>La psichiatria sta diventando la grande dispensatrice di permessi: puoi assumere certe sostanze, ma solo se hai una diagnosi. \u00c8 un modo per trasformare tutto in terapia. Ma io non voglio un lasciapassare medico per esplorare la coscienza. A volte voglio solo sballarmi senza chiedere il permesso a nessuno. E questo \u00e8 socialmente inaccettabile.<\/p>\n<p>Leggevo un articolo sulla psilocibina come antidepressivo. Alla fine c&#8217;era il solito disclaimer: &#8220;Non tentate di replicare queste esperienze senza supervisione medica.&#8221; Nei commenti, un medico entusiasta elogiava la sostanza ma concludeva che non va presa &#8220;in autonomia&#8221; e che &#8220;l&#8217;uso ricreativo \u00e8 sconsigliato&#8221;. Sempre la stessa storia: l&#8217;uso ricreativo \u00e8 visto come pericoloso ed edonistico, mentre la sostanza \u00e8 accettabile solo all&#8217;interno di una terapia controllata, come se l&#8217;esperienza autonoma fosse intrinsecamente rischiosa e riprovevole. Questo riflette una dinamica simile a quella delle religioni dove il contatto con il divino era possibile solo attraverso un intermediario.<\/p>\n<p>Io, se necessito di assistenza, posso prendere i funghi con un amico o un&#8217;amica che ha pi\u00f9 esperienza di me. Posso parlarne con altre persone, posso leggere libri, posso accedere a un sapere condiviso che non passa da uno psichiatra o da un&#8217;autorit\u00e0 di nessun genere. L&#8217;idea che solo un terapeuta qualificato possa guidare l&#8217;uso della psilocibina ignora secoli di conoscenze trasmesse oralmente tra culture indigene, psiconauti, super fattoni e comunit\u00e0 che hanno sperimentato direttamente gli effetti di queste molecole.<\/p>\n<p>Noi abbiamo creato nuove tradizioni, spesso slegate da quelle da cui alcune di queste sostanze hanno origine. Il mio sciamano pu\u00f2 essere l&#8217;utente molto esperto di un forum di psiconauti. Il sapere non passa da un&#8217;autorit\u00e0 designata. Non ho mai dato un esame di antropologia, ma credo che il passaggio da tradizioni indigene a nuove pratiche moderne non sia n\u00e9 una perdita n\u00e9 una semplice appropriazione: \u00e8 un adattamento culturale, una trasformazione dei modi in cui cerchiamo il piacere, il sacro o la conoscenza. Cos\u00ec come nel passato quelle societ\u00e0 hanno ridefinito il ruolo delle sostanze nel proprio contesto culturale, lo stiamo facendo anche noi oggi, creando i nostri rituali e le nostre comunit\u00e0 di riferimento. Inventiamo tradizioni.<\/p>\n<p>La societ\u00e0 sconsiglia sempre di pi\u00f9 l&#8217;autonomia e l&#8217;autogestione. Perch\u00e9 sarebbe &#8220;pericolosa&#8221;. Ma se un gruppo di persone condivide informazioni, crea guide di riduzione del rischio e fornisce supporto reciproco, non \u00e8 un sistema di sicurezza, solo pi\u00f9 orizzontale e decentralizzato? La narrativa dominante dice che se non c&#8217;\u00e8 un&#8217;autorit\u00e0 a supervisionare allora il consumo \u00e8 sconsiderato. Ci vuole pap\u00e0 che ti accompagni.<\/p>\n<p>La societ\u00e0, nel disincentivare l&#8217;autonomia individuale, finisce per rendere le persone impaurite, vulnerabili, insicure e dipendenti da un&#8217;autorit\u00e0 esterna per ogni aspetto della loro vita. Questo atteggiamento diffonde paura, mina la fiducia in se stessi, scoraggia la capacit\u00e0 di prendere decisioni consapevoli e scredita forme di autogestione e cooperazione. \u00c8 come un genitore che dice al bambino &#8220;Non potrai mai fare a meno di me, non ci riusciresti. E non chiedere aiuto ai tuoi amici&#8221;.<\/p>\n<p>E poi, c&#8217;\u00e8 un evidente doppio standard. Perch\u00e9 pochi direbbero dell&#8217;alcol &#8220;l&#8217;uso ricreativo \u00e8 sconsigliato&#8221;, sarebbe assurdo. La societ\u00e0, per fortuna, accetta che si possa bere alcol senza uno specialista a fianco o che si possa fare un&#8217;escursione in montagna senza una guida certificata. Posso anche comprare una motosega e tagliare un albero, rischiando di mozzarmi un piede, senza nessuna autorizzazione o protocollo. Lo faccio in autonomia. Sta a me farlo con consapevolezza e intelligenza. Con le droghe invece la libert\u00e0 individuale viene meno e tutto dev&#8217;essere controllato e sorvegliato.<\/p>\n<p>L&#8217;autorit\u00e0 della psichiatria non \u00e8 diversa dalle altre: classifica, regola, decide chi ha diritto a cosa. Ti dice che se soffri, forse puoi avere un po&#8217; di libert\u00e0 chimica, ma se stai bene, allora no, allora sei solo un deviato, un tossico, un fattone.<\/p>\n<p>Ma le nostre menti non sono un territorio regolamentato dall&#8217;autorit\u00e0. Dentro le nostre menti dobbiamo pretendere libert\u00e0 assoluta. Perch\u00e9 l&#8217;autorit\u00e0 peggiore non \u00e8 quella l\u00e0 fuori, ma quella dentro di noi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p data-start=\"2168\" data-end=\"2363\"><strong>seconda parte: <a href=\"https:\/\/www.vmcx.it\/?p=5618\">Gli sbirri interiori<\/a><\/strong><\/p>\n<p data-start=\"2168\" data-end=\"2363\">questo testo fa parte dell&#8217;opuscolo &#8220;Verso un&#8217;insurrezione psichedelica&#8221; di MP edito da Robin Book Gang, liberamente scaricabile qua <a href=\"https:\/\/archive.org\/details\/verso-uninsurrezione-psichedelica\/verso%20un%27insurrezione%20psichedelica%20Lettura\/\">https:\/\/archive.org\/details\/verso-uninsurrezione-psichedelica\/verso%20un%27insurrezione%20psichedelica%20Lettura\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Parto da una cosa che mi sta a cuore: le droghe. L&#8217;ho scritto molte volte, lo ripeto ancora una volta: non vogliamo andare in farmacia, vogliamo drogarci. 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