{"id":5618,"date":"2025-03-04T09:38:54","date_gmt":"2025-03-04T09:38:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.vmcx.it\/?p=5618"},"modified":"2026-09-06T11:38:51","modified_gmt":"2026-09-06T11:38:51","slug":"gli-sbirri-interiori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vmcx.it\/?p=5618","title":{"rendered":"Gli sbirri interiori"},"content":{"rendered":"<p><em>appendice al post <a href=\"https:\/\/www.vmcx.it\/?p=5430\">ogni cosa \u00e8 medicalizzata<\/a>.<\/em><\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 anche un altro aspetto che non ho trattato, ma che si collega bene alla riflessione conclusiva sul fatto che l&#8217;autorit\u00e0 di cui dobbiamo avere paura \u00e8 quella dentro di noi. Perch\u00e9 quella esterna si pu\u00f2 e si deve abbattere o ignorare, ma quella dentro di noi \u00e8 molto pi\u00f9 insidiosa e difficile da combattere.<\/p>\n<p>Sul tema delle droghe, osservavo come spesso si cerchi di giustificarne l&#8217;uso esclusivamente in ambito medico, mentre l&#8217;impiego a scopo ricreativo venga stigmatizzato, riflettendo una tendenza verso la medicalizzazione della societ\u00e0. Davo la colpa all&#8217;autorit\u00e0, ma mi rendo conto che anch&#8217;io ho adottato lo stesso approccio, senza che nessuno me lo imponesse direttamente.<\/p>\n<p>Mi \u00e8 capitato qualche tempo fa: spiegando a un amico che fumo erba, e percependo in lui un certo scetticismo, ho detto subito che lo facevo perch\u00e9 il CBD ha alcune propriet\u00e0 terapeutiche e forse mi faceva bene allo stomaco.<\/p>\n<p>Era la giustificazione.<\/p>\n<p>Ora mi osservo stravaccato sul divano, completamente intontito dal THC, gli occhi incollati al video in loop di uno gnomo che suona il flauto in un bosco, felice ma assente, sospeso in una bolla, incapace di fare qualcos&#8217;altro, gioiosamente improduttivo. Uso terapeutico del CBD? Un rimedio per il mal di stomaco? Difficile crederlo. Eppure, quando ne parlavo al mio amico, gliel&#8217;ho venduta (metaforicamente, sia chiaro, signor brigadiere) come se fosse una medicina.<\/p>\n<p>Altro esempio: da appassionato estimatore di psichedelici, se devo consigliarli uso molto l&#8217;argomentazione dell&#8217;esperienza trasformativa e perfino spirituale, oppure l&#8217;argomento culturale. Far diventare l&#8217;esperienza con la sostanza un fatto culturale la nobilita e la rende socialmente accettabile. Ci vergogniamo di divertirci. Il divertimento puro, il piacere, non \u00e8 un argomento abbastanza nobile, anzi, \u00e8 qualcosa di riprovevole. E allora mandiamo al nostro amico un link dell&#8217;articolo della nota rivista culturale sull&#8217;uso sciamanico degli psichedelici per giustificare che prendiamo i funghetti la domenica mattina.<\/p>\n<p>Io stesso mi sento pi\u00f9 legittimato a usare certe sostanze perch\u00e9 ho letto dei libri, sono vagamente istruito, mi sembra di farne un uso intelligente. Quando in un podcast sugli psichedelici a parlare \u00e8 un laureato che ha scritto un lungo e dotto articolo sul tema, con tante belle citazioni, \u00e8 diverso da quando a parlarne \u00e8 un fattone che va ai rave e ama i trip. Il secondo viene percepito come un tossico che ha meno diritto a parlarne perch\u00e9 \u00e8 un selvaggio rozzo e incolto.<\/p>\n<p>Questa distinzione \u00e8 il risultato di un meccanismo pi\u00f9 ampio: il valore che attribuiamo alle esperienze dipende da chi le racconta e dal contesto in cui vengono inserite. Un&#8217;esperienza che sarebbe considerata discutibile se vissuta da un emarginato diventa invece legittima se chi la racconta possiede il linguaggio e le credenziali giuste per nobilitarla. \u00c8 lo stesso motivo per cui un ricercatore di Harvard pu\u00f2 studiare e magari elogiare gli effetti dell&#8217;LSD senza essere visto come un drogato, mentre una persona che assume la stessa sostanza in un contesto ricreativo viene etichettata come irresponsabile.<\/p>\n<p>\u00c8 puro classismo culturale: la legittimazione di certe pratiche dipende dalla capacit\u00e0 di rivestirle di un&#8217;aura intellettuale o accademica. Non \u00e8 la sostanza in s\u00e9 a determinare il giudizio sociale, ma chi la consuma e con quali strumenti narrativi la giustifica. L&#8217;incolto, il fattone, non sente il bisogno di giustificare il proprio viaggio con riferimenti a studi neuroscientifici o tradizioni sciamaniche: vive l&#8217;esperienza direttamente, senza inserirla in una cornice culturale. Semplicemente si lascia attraversare dall&#8217;esperienza, senza sovrastrutture, senza il filtro della legittimazione intellettuale. L&#8217;incolto ignora o rifiuta il gioco della legittimazione, e in questo rifiuto c&#8217;\u00e8 una forma di libert\u00e0 che mette in crisi chi invece sente il bisogno di trovare sempre una giustificazione. Paradossalmente proprio questa immediatezza \u00e8 vista come una forma di inferiorit\u00e0. \u00c8 come dire: &#8220;Non ti droghi nel modo giusto&#8221;.<\/p>\n<p>Sia chiaro, la cultura non \u00e8 il male. In fondo, dare un senso alle cose \u00e8 segno di consapevolezza: attribuire un valore culturale o esperienziale a ci\u00f2 che facciamo significa comprenderlo meglio, integrarlo nella nostra visione del mondo. \u00c8 giusto, perch\u00e9 le esperienze \u2013 anche quelle legate all&#8217;uso di sostanze \u2013 sono parte della nostra crescita, della nostra cultura, della nostra identit\u00e0. Ma se il senso che do a queste esperienze serve solo a nobilitarle agli occhi degli altri, allora sto giocando un altro gioco: quello della legittimazione, della compiacenza verso un&#8217;autorit\u00e0 \u2013 che sia morale, culturale o sociale. Se dico che l&#8217;LSD mi ha insegnato qualcosa sulla mia interiorit\u00e0, se giustifico i funghetti con la loro storia millenaria nei rituali sciamanici, negando l&#8217;aspetto di puro divertimento, sto cercando un lasciapassare, un permesso per godermi un&#8217;esperienza che, in fondo, potrei semplicemente vivere senza doverla elevare a qualcosa di pi\u00f9 alto. Ci vergogniamo del piacere per il piacere, perch\u00e9 non \u00e8 abbastanza &#8220;nobile&#8221;, e cos\u00ec lo rivestiamo di significati pi\u00f9 accettabili, per paura di sembrare superficiali, irresponsabili e soprattutto improduttivi.<\/p>\n<p>Non a caso un&#8217;altra giustificazione frequente per l&#8217;uso delle sostanze \u00e8 la produttivit\u00e0. Viviamo in una societ\u00e0 che misura il valore di ogni esperienza in base alla sua utilit\u00e0, e cos\u00ec anche le droghe devono dimostrare di avere uno scopo funzionale. Ho visto pubblicit\u00e0 di microdosing di psilocibina che la promuovevano come strumento per aumentare concentrazione e performance lavorativa, per essere &#8220;focalizzati&#8221;, quasi fosse un integratore per l&#8217;efficienza, un potenziatore cognitivo accettabile perch\u00e9 orientato alla produttivit\u00e0. Prendere i funghi per lavorare? \u00c8 il paradosso perfetto: una sostanza ideale per espandere la percezione, per rompere gli schemi, diventa un altro ingranaggio della macchina produttiva. Perfino l&#8217;alterazione della coscienza deve essere messa al servizio del rendimento.<\/p>\n<p>In tutti questi modi \u2013 medicina, cultura, produttivit\u00e0 \u2013 dobbiamo sempre giustificarci, e lo facciamo in primis con noi stessi.<\/p>\n<p>La morale \u00e8 un&#8217;autorit\u00e0 interiorizzata. Dentro di noi, tra il pancreas e il fegato, ci sono un tribunale e una questura. Ci sono degli sbirri interiori, non meno veri di quelli in divisa l\u00e0 fuori, che giudicano e reprimono. Ed \u00e8 a loro che ci rivolgiamo quando spacciamo (sempre in senso metaforico) le droghe per esperienze culturali e ci vergogniamo di divertirci. Ci stiamo giustificando. A forza di cercare scuse accettabili per ci\u00f2 che facciamo, finiamo per diventare i nostri stessi sorveglianti.<\/p>\n<p>Ma non abbiamo bisogno di farlo per tutte le sostanze. Le diffuse dipendenze da caff\u00e8 (&#8220;non posso iniziare la giornata senza!&#8221; immaginate una persona che lo dica dell&#8217;hashish), alcol (&#8220;dopo il lavoro bevo un paio di birre per rilassarmi&#8221;), benzodiazepine (&#8220;me le ha date il medico per dormire&#8221;) sono socialmente accettate e normalizzate perch\u00e9 funzionali all&#8217;ordine sociale. Non voglio ovviamente denigrare queste sostanze: due di queste tre sono anche mie dipendenze. Ma perch\u00e9 il piacere puro dello sballo delle altre sostanze, quelle cosiddette &#8220;illegali&#8221;, non \u00e8 accettato?<\/p>\n<p>Se mi sballo semplicemente per il piacere di farlo, vengo percepito come irresponsabile, superficiale, edonista, sicuramente moralmente discutibile. Ma l&#8217;accusa pi\u00f9 pesante \u00e8 quella di individualismo, come se il desiderio di stare bene per il solo gusto di stare bene fosse un atto egoista, privo di valore sociale. Eppure, c&#8217;\u00e8 qualcosa di profondamente collettivo nello sballo: le esperienze migliori non sono quelle solitarie, ma quelle condivise, in cui il confine tra il mio piacere e quello degli altri si dissolve, creando uno spazio comune di connessione, complicit\u00e0 e libert\u00e0.<\/p>\n<p>Io penso che se voglio essere libero, allora non devo solo ignorare la morale sociale, ma anche smettere di darmi giustificazioni interne. Perch\u00e9 con gli sbirri interiori facciamo noi il lavoro di quelli fuori. Le divise non hanno nemmeno bisogno di intervenire se noi stessi, sotto la nostra pelle, ne indossiamo una. I manganelli possono restare nei cassetti, se io stesso ne impugno uno invisibile.<\/p>\n<p>Il potere pi\u00f9 efficace ci fa accettare la repressione come necessaria, come naturale. Ci abituiamo a giudicarci con gli occhi dell&#8217;autorit\u00e0, a filtrare ogni nostro impulso attraverso il prisma del dovere, della rispettabilit\u00e0, del decoro, della produttivit\u00e0. Essere liberi, allora, significa spogliarsi delle divise invisibili che indossiamo senza rendercene conto.<\/p>\n<p>Devo accettare che il mio desiderio esista senza bisogno di nobilitarlo con la medicina o la cultura. Ho diritto al piacere, senza motivazioni spirituali, culturali, terapeutiche. Dobbiamo assaltare il tribunale e la questura dentro di noi e darli alle fiamme. Dobbiamo smettere di processarci, di chiedere permesso a un&#8217;autorit\u00e0 invisibile per poter godere. Non c&#8217;\u00e8 bisogno di un verdetto di assoluzione per il semplice fatto di essere vivi e di desiderare. L&#8217;autorit\u00e0 interiore va distrutta, quella visibile semplicemente ignorata.<\/p>\n<p>La totale indipendenza dal giudizio degli altri o dei nostri sbirri interiori \u00e8 molto difficile, ma quello che possiamo fare \u00e8 avvicinarci a quest&#8217;idea smettendo di mentire a noi stessi e assumendoci pienamente la responsabilit\u00e0 delle nostre scelte, senza bisogno di costruire giustificazioni per renderle pi\u00f9 accettabili. Dovremmo considerare i nostri corpi e le nostre menti come spazi di autogestione totale, dove il piacere non ha bisogno di essere giustificato n\u00e9 tantomeno assolto.<\/p>\n<p>Quindi vuol dire che posso fare quello che voglio fottendomene degli altri? No. L&#8217;ideale \u00e8 sempre l&#8217;uso consapevole. Ma va riconosciuto quando la morale \u00e8 un meccanismo di repressione che abbiamo semplicemente ereditato dai divieti dell&#8217;autorit\u00e0.<\/p>\n<p>Come sempre torna comodo l&#8217;esempio dell&#8217;alcol: \u00e8 del tutto legale, economico, facilmente reperibile, eppure nelle strade non sono tutti ubriachi. La maggior parte delle persone ne fa un uso consapevole, ne conoscono i rischi, hanno imparato fin da piccoli a dosarlo, anche grazie a un sapere orizzontale fatto di amici e parenti. Non conosco nessuno che quando ne fa uso senta di fare qualcosa di sbagliato, semplicemente perch\u00e9 attualmente \u00e8 legale per qualche tribunale. Quando la nostra morale coincide esattamente con i divieti dell&#8217;autorit\u00e0, deve sempre suonare un campanello d&#8217;allarme, e deve suonare molto forte.<\/p>\n<p>Siate liberi, drogatevi in pace.<\/p>\n<p>questo testo fa parte dell&#8217;opuscolo &#8220;Verso un&#8217;insurrezione psichedelica&#8221; di MP edito da Robin Book Gang, liberamente scaricabile qua <a href=\"https:\/\/archive.org\/details\/verso-uninsurrezione-psichedelica\/verso%20un%27insurrezione%20psichedelica%20Lettura\/\">https:\/\/archive.org\/details\/verso-uninsurrezione-psichedelica\/verso%20un%27insurrezione%20psichedelica%20Lettura\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>appendice al post ogni cosa \u00e8 medicalizzata. C&#8217;\u00e8 anche un altro aspetto che non ho trattato, ma che si collega bene alla riflessione conclusiva sul fatto che l&#8217;autorit\u00e0 di cui dobbiamo avere paura \u00e8 quella dentro di noi. 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