{"id":631,"date":"2010-10-05T14:34:57","date_gmt":"2010-10-05T12:34:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.harrr.org\/vmc\/?p=631"},"modified":"2010-10-05T14:34:57","modified_gmt":"2010-10-05T12:34:57","slug":"io-non-sono-qui-per-sempre-ma-soltanto-per-qualche-anno-penso-io-e-di-nuovo-chino-il-capo-sul-guanciale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vmcx.it\/?p=631","title":{"rendered":"Io non sono qui per sempre ma soltanto per qualche anno! penso io, e di nuovo chino il capo sul guanciale"},"content":{"rendered":"<p>Mi ha colpito un ritratto della triste vita di Marchionne che egli stesso ha di recente consegnato ai giornali per giustificare lo stipendio di 400 volte superiore a quello di un operaio: sette giorni su sette di lavoro, ottanta sigarette al giorno, due o tre ore di sonno a notte. Questa di dormire poco invece di perdere tempo \u00e8 una di quelle cose tipiche del machismo da partita IVA, un po&#8217; Gekko di Wall Street, un po&#8217; Berlusconi e Fabrizio Corona. Ho quindi deciso di sperimentare in prima persona un simile stile di vita, saltando per\u00f2 le parti troppo rischiose per la mia salute fragile, per cui niente sigarette e niente lavoro. L&#8217;esperimento si \u00e8 quindi ridotto al tentativo di dormire quattro o cinque ore a notte (due mi sembravano fantascientifiche). E&#8217; andata cos\u00ec: il primo giorno sono andato a letto alle tre e mi sono alzato alle sette del mattino. Quattro ore di sonno. Nelle prime ore mi sentivo euforico, ma poi, poco prima di mezzogiorno, mi sono addormentato davanti alla tv. Mi sono svegliato per il pranzo, ho cucinato e mangiato e subito dopo sono di nuovo crollato in un sonno profondo. Nel pomeriggio sono andato avanti alternando momenti di veglia e momenti di sonno e brevi intervalli in cui riuscivo a comunicare e deambulare. Sono uscito, ho preso aria, ho perfino fatto qualcosa, ma prima delle dieci di sera dormivo di nuovo. La notte ho dormito per quasi dodici ore filate. Il giorno dopo mi sono riposato. Fine dell&#8217;esperimento.<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 nessuno che stia raccontando la Sardegna attuale. Scrittori ce ne sono pure tanti, ma nessuno di questi racconta la Sardegna attuale, n\u00e9 parlando d&#8217;altro \u2013 del passato, di loro stessi, di alieni o vermi giganti \u2013 n\u00e9 in forma di metafora o che so io. Niente. Il cinema non lo fa, anche se forse potrebbe (vedi <a href=\"http:\/\/www.harrr.org\/vmc\/?p=561\" target=\"_blank\">Mereu<\/a>, che stimo). Ma i libri proprio non ci riescono. Gli scrittori ormai da tempo sono chiusi in queste cose folkloristiche da Sardegna magica dove tutti hanno nomi strani tipo Tziu Balliccu, Vrastaldu o Martino, mai uno che si chiami Gianni e faccia cose tipo comprare la bombola del gas e suicidarsi. Che poi alcuni non sono nemmeno male (Niffoi), per\u00f2 non si va mai oltre. Ci ha provato qualche giovane, a raccontare qualcosa di diverso, ma ovviamente con risultati mediocri. Per un attimo ho perfino pensato che avrei trovato qualcosa di interessante nel mondo dei blog: ma figuriamoci. Quindi, appurato che gli ultimi romanzi sardi buoni sono quelli della Deledda, non mi resta che continuare a leggere ogni mattina quel meraviglioso e infinito romanzo in progress firmato da un collettivo di scrittori anonimi che pubblica sotto il nome di \u201ccronaca regionale\u201d. Leggendo quelle pagine viene fuori un&#8217;isola di <a href=\"http:\/\/www.unionesarda.it\/Articoli\/Articolo\/198218\" target=\"_blank\">suicidi<\/a>, disperazione, giovani bulli che tormentano i vecchi, vecchi che si ammazzano tra loro, pescatori di frodo, piantagioni di marijuana, reperti archeologici, disoccupazione, qualit\u00e0 della vita e raccolta differenziata.<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>Per\u00f2, amici scrittori, prima che vi precipitiate a scrivere della realt\u00e0, lasciate che io, dall&#8217;alto della mia esperienza con il romanzo italiano contemporaneo &#8211; cio\u00e8 dopo aver letto un paio di pagine di un romanzo recente in una libreria del centro commerciale mentre aspettavo che mi facessero la copia delle chiavi \u2013 vi indichi qualche linea guida e soprattutto gli errori da evitare. Allora: niente precari, perch\u00e9 hanno veramente rotto i coglioni: preferire tutto il resto della societ\u00e0, con un occhio di riguardo per impiegati statali e artigiani con hobby segreti e imbarazzanti; niente noir, perch\u00e9 ha rotto i coglioni; niente 30enni, perch\u00e9 anche loro hanno rotto i coglioni: rivalutare invece i 40\/50\/60enni e soprattutto i vecchi; niente difficolt\u00e0 economiche, se non molto divertenti; niente anoressia, bulimia o stupri in et\u00e0 infantile: per divertirci c&#8217;\u00e8 gi\u00e0 internet; niente riflessioni sulla societ\u00e0, se non sbagliate\/folli\/sconsiderate; restate comunque sul vago, in modo che possa sembrare che vogliate dire qualcosa oppure anche il contrario, chi lo sa; niente supermercati come metafora di qualcosa; niente scene di sesso; niente storie sentimentali omosessuali tipo Ozpetek; ben vengano invece storie frocissime, sporche, divertenti e disperate; non descrivete scene di droga se non l&#8217;avete mai presa;\u00a0niente scena ironica del colloquio di lavoro con la frase \u201cle faremo sapere\u201d che eh eh eh! tutti sappiamo cosa vuol dire: quella scena ha rotto i coglioni; veramente, lasciate perdere quella scena; ma soprattutto MAI e poi MAI una protagonista femminile: MAI; perch\u00e9, se siete maschi, difficilmente saprete rendere credibile una voce femminile; se invece siete femmine non sapete scrivere, per\u00f2 magari potrete rimediare i complimenti di Bruno Vespa.<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>Idea per un remake: sulla scia dell'&#8221;Angelo sterminatore&#8221; di Bunuel, fare un film su un gruppo di ragazzi che suonano i bonghi e la chitarra in un parco cittadino. Sono tutti studenti: i maschi hanno magliette di gruppi musicali e si fanno le canne, mentre le donne vanno in giro scalze e si fanno le canne. Quando arriva la notte invece di andare via dal parco e tornare a casa restano l\u00ec e si addormentano sull&#8217;erba. All&#8217;alba della mattina dopo sono ancora l\u00ec: intrappolati dentro il parco. Non c&#8217;\u00e8 nessun cancello che sbarra la via d&#8217;uscita, eppure nessuno di loro riesce a uscire, come se una forza misteriosa li avesse catturati. E da fuori non \u00e8 che qualcuno si disperi, anzi. La gente va a vedere, ma non pu\u00f2 entrare: li osservano disperarsi, accendere il fuoco e chiedere aiuto, mentre lentamente vanno incontro all&#8217;inevitabile morte per fame. In realt\u00e0 nel parco ci sarebbero le anatre del laghetto, ma nessuno di loro ha il coraggio di ucciderle, anche perch\u00e9 la maggior parte sono vegetariani. Muoiono tutti, uno ad uno: gli ultimi suonano un inquietante canto di morte con i bonghi e poi cadono a terra morti. Ecco, se qualche produttore \u00e8 interessato mi propongo come sceneggiatore, regista e anche interprete per la parte dello scienziato chiamato dalla polizia per risolvere il problema. Ha una sola battuta, arriva e dice: \u201cNon c&#8217;\u00e8 niente da fare, lasciamoli l\u00ec. Cementiamo l&#8217;area come a Chernobyl, non lasciamo che i bambini assistano alla decomposizione!\u201d e poi va via.<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>E&#8217; che ultimamente vivo appartato. Rare uscite, pochi incontri, giusto due parole con i vecchi nella campagna qua intorno, fra cui un ex militare Nato, ora convertito alla coltura delle patate e zucchine, che mi racconta cose atroci come se fossero divertenti e viceversa. Molte delle cose che mi racconta hanno a che fare con gatti, serpenti e armi pesanti. Inizialmente pensavo di disgustarlo e infastidirlo, per via del modo in cui mi guardava, come se mi dovesse dare un colpo di zappa in faccia da un momento all&#8217;altro. Ma poi ho capito che forse ha qualche problema agli occhi quando l&#8217;ho visto guardare in quel modo rabbioso anche un pomodoro. Mi chiede sempre come mai non addestro il cane, quasi ogni sua storia termina con la domanda retorica: &#8220;Tu non hai fatto il militare, vero?&#8221; e a volte mi regala frutta e verdura. Per il resto abbondanti dosi di solitudine, libri e serie americane. La maggior parte delle persone che sento parlare ultimamente sono dvd rip e sub ita. Insomma: sto benissimo. Eppure ogni tanto capita che il citofono suoni, se non il mio quello di qualcun altro, il cancello che sbatte, baci e abbracci, il colpetto di clacson della macchina per l&#8217;ultimo saluto e insomma la vita reale si affaccia alla porta e scassa il cazzo. In quei giorni immagino nuovi colori, distanze inconcepibili, silenzi assoluti e la fioritura del fitoplacton nel mare di Barents.<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>Ecco, in quei giorni mi capita anche di invidiare i sentinelesi. Sono il popolo pi\u00f9 isolato della Terra, vivono sull&#8217;isola di <a href=\"http:\/\/maps.google.it\/maps?q=North+Sentinel+Island,+Andaman,+Isole+Andamane+e+Nicobare,+India&amp;ie=UTF8&amp;hl=it&amp;cd=1&amp;geocode=FZ0-sAAdI19_BQ&amp;split=0&amp;sll=41.442726,12.392578&amp;sspn=8.563192,14.941406&amp;hq=&amp;hnear=North+Sentinel+Island,+India&amp;t=h&amp;z=13\" target=\"_blank\">North Sentinel<\/a> nell&#8217;arcipelago delle Isole Andamane, nel Golfo del Bengala. Nessuno fuori dall&#8217;isola parla la loro lingua e nessuno conosce il nome che loro stessi si sono dati. Ogni volta che dalla civilt\u00e0 arrivano tentativi di contatto i sentinelesi rispondono lanciando frecce e mostrando i genitali, tanto che al momento esiste una legge che vieta a chiunque di avvicinarsi all&#8217;isola. Per proteggere loro ma soprattutto gli altri, suppongo. Diciamo che i sentinelesi rappresentano il classico mito del buon selvaggio: in particolare il mito del buon selvaggio che ti spara frecce in culo. Eppure ogni tanto la civilt\u00e0 ci prova. Negli anni 70 ad esempio ci prov\u00f2 una troupe televisiva. Il piano, elaborato con la collaborazione di acutissimi antropologi, prevedeva di presentarsi con gesti amichevoli e tanti bei doni: noci di cocco, delle pentole, una macchinina di plastica, una bambola e altre idiozie di questo tipo. Gli indigeni naturalmente risposero nell&#8217;unico modo possibile, cio\u00e8 con una raffica di frecce, una delle quali colp\u00ec il regista della troupe. L&#8217;uomo che aveva scagliato la freccia venne visto ridere fiero di s\u00e9 e poi andare a sedersi sotto l&#8217;ombra di un albero (LOL). Successivamente i sentinelesi hanno ucciso alcune persone, per lo pi\u00f9 pescatori avventati. Nel 2004, quando l&#8217;isola \u00e8 stata travolta dallo tsunami, dalla civilt\u00e0 mandarono i soccorsi per controllare che i sentinelesi fossero ancora vivi. Erano vivi, e risposero <a href=\"http:\/\/travel.nationalgeographic.com\/places\/enlarge\/tribe-gallery_sentinelese-man.html\" target=\"_blank\">puntando l&#8217;arco contro l&#8217;elicottero<\/a>: evidentemente non avevano bisogno di aiuto. Nel 2006 poi hanno ucciso dei pescatori che pescavano illegalmente nelle loro acque. L&#8217;elicottero inviato a recuperare i corpi anche questa volta venne attaccato da una pioggia di frecce, rendendo impossibile il recupero. Nel 1990 per\u00f2 c&#8217;\u00e8 stato uno dei pochi incontri non finiti in tragedia. E di questo incredibile incontro esiste perfino il video: noi diciamo <a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=OaPYwlXOTzQ\" target=\"_blank\">grazie, Internet<\/a>.<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>In &#8220;Memorie dalla casa dei morti&#8221;, il romanzo di F\u00ebdor che racconta la sua condanna ai lavori forzati in Siberia &#8211; ma pi\u00f9 che altro racconta la condanna degli altri detenuti &#8211; ho letto una delle cose pi\u00f9 schifose mai trovate in un libro e che riporto qui sempre per aiutare gli amici scrittori interessati a tutti gli aspetti della realt\u00e0. Realt\u00e0 che in alcuni casi pu\u00f2 effettivamente essere molto disgustosa. In alcuni capitoli delle Memorie F\u00ebdor racconta della sua degenza nell&#8217;ospedale della prigione, dove molti detenuti si fanno ricoverare pi\u00f9 che altro per dormire almeno qualche giorno su un vero materasso, dato che normalmente dormivano su tavole di legno. In questo ospedale regna la sporcizia e la puzza e soprattutto quest&#8217;ultima il buon F\u00ebdor la descrive per molte pagine: l&#8217;aria, dice, era talmente malsana che anche l&#8217;acqua, dopo qualche ora, diventava imbevibile. Ma a un certo punto, dopo le piaghe, le febbri, le urla e i pidocchi, arriva l&#8217;inaspettato e inconcepibile Orrore quando descrive un vecchio ammalato. Questo vecchio passa il giorno a starnutire dentro un fazzoletto di cotone di sua propriet\u00e0 che poi ripulisce sulla vestaglia fornitagli dall&#8217;ospedale: \u201cSicch\u00e9 tutto il moccio restava attaccato alla veste da camera e il fazzoletto restava soltanto umido. Questo lo fece per tutta una settimana. Questa economia di un oggetto di sua propriet\u00e0 a danno della veste da camera che apparteneva all&#8217;amministrazione, non suscitava nessuna protesta da parte degli ammalati, bench\u00e9 potesse capitare a ciascuno di loro di dover indossare dopo di lui quella stessa veste da camera\u201d (infatti i vestiti non venivano mai lavati, ed erano quindi ricoperti di moccio, piscio, pus e sangue: un tipico caso di malasanit\u00e0, diremmo noi). Ecco, la vestaglia di moccio. Chi ci aveva mai pensato? Pensateci. Prendetelo come un esercizio: partite da qui. Dalla vestaglia di moccio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mi ha colpito un ritratto della triste vita di Marchionne che egli stesso ha di recente consegnato ai giornali per giustificare lo stipendio di 400 volte superiore a quello di un operaio: sette giorni su sette di lavoro, ottanta sigarette al giorno, due o tre ore di sonno a notte. 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