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Speriamo che non si facciano male

Stavamo passeggiando così bene con la polizia, poi sono arrivati questi qua e hanno rovinato tutto! Così non si fa, la violenza è sempre sbagliata e si passa dalla parte del torto. È chiaro che poi c’è la repressione, che cosa si aspettano? È colpa loro, fanno il gioco del governo! Se non ci fossero questi vandali non ci sarebbe la repressione, il governo non avrebbe niente da reprimere, e noi potremmo manifestare in pace, insieme alla polizia, come stavamo facendo. È colpa loro, di questi qua. Io sono di sinistra da sempre, queste cose le so: questi cercano la guerra! Ma così non ti fai ascoltare, così lo Stato reagisce, è normale. Che poi diciamolo, loro non c’entrano niente con noi. Sono infiltrati, minorenni, maranza, incappucciati dei centri sociali, tutti infiltrati della polizia, lo sanno tutti, ci sono le prove. Ma poi io dico, va bene manifestare, ma perché spaccare le vetrine e saccheggiare Louis Vuitton? Che senso ha? Non lo capisco! Quel negozio è di un padre di famiglia, o di una madre, perché ce li dobbiamo mettere contro? E poi il signor Vuitton è sempre stato una brava persona, un onesto lavoratore, cosa c’entra un’azienda che vale più di cento miliardi di dollari e dà lavoro a tanti, un’azienda che produce borse, un oggetto che serve a tutti, qualcosa di concreto, di utile, che comprano i cittadini che hanno messo i soldi da parte onestamente… Cosa c’è di male, mi chiedo io. Perché rompere quelle vetrine? Perché rubare quelle borse? Questo non c’entra con i motivi della nostra protesta. Manifestare è una cosa, ma la violenza è un’altra cosa! Va bene chiedere, anche inginocchiarsi, implorare, anche alzare un pochino la voce se necessario, ma perché spaccare le vetrine, perché bruciare le auto della polizia? Così non si fa! Come fate a non capire che sono infiltrati? Credete che non ci siano poliziotti sedicenni di seconda generazione con i genitori africani? Che ingenui. E i black bloc? Si sa dai tempi del G8 di Genova che erano tutti poliziotti infiltrati, io c’ero, lo so! Ventenni tedeschi, spagnoli, greci, tutti poliziotti, anche Carlo Giuliani, fanno così da sempre, sveglia! Stavo cercando di andare via e mi sono vista questi ragazzini lanciare pietre, fumogeni, bottiglie, tutto quello che trovavano, allora la polizia chiaramente ha dovuto bloccare le uscite, “Ma io devo tornare a casa!” ho detto a questi ragazzi, ma niente, non mi hanno ascoltata, perché non c’è rispetto, non sanno come manifestare, non sanno niente, non hanno una visione strategica, non hanno letto neanche un libro! Sono entrati a devastare anche in una libreria, ma io dico: in una libreria! La Feltrinelli poi! Quello è un luogo sacro, non si tocca! Si vede subito che non sono dei nostri, un manifestante vero mica lancia le pietre. Infatti erano poliziotti. Se non tutti, quasi tutti. Si facevano i video su TikTok e spaccavano le vetrine di una banca. Ma perché tutta questa rabbia? Io non capisco. Hanno provocato la polizia, che ovviamente ha dovuto reagire. Hanno rovinato tutto, mi sono dovuta rintanare dentro un ristorante, ci sono rimasta per due ore. Persone molto cortesi, hanno abbassato la serranda e mi hanno preparato un aperitivo. Io lo spritz lo preferisco col Campari, è meno dolce dell’Aperol. Fuori sentivamo bombe, urla, non si riusciva nemmeno a parlare. “Questi ragazzi sono impazziti” mi ha detto il ristoratore. Gli ho detto che aveva ragione. “Ma poi sono tutti infiltrati, cosa crede” ho aggiunto. “A me l’ha detto anche uno che è dell’ambiente”. Lui non ci voleva credere, era un tipo ingenuo. Il cameriere, un ragazzo giovane, in gamba, era dispiaciuto per le vetrine. “Quelle della banca erano così belle, fatte veramente bene”. Poi ha spiegato che la sua ragazza lavora per una ditta di pulizie ed è lei che pulisce ogni mattina quelle vetrine. Lui, quando ci passa davanti per andare in ristorante, vedendo quelle vetrine perfette, nitide, immacolate, pensa a lei, si emoziona. E si è emozionato anche raccontandolo a noi. “Vuole un altro spritz, signora?” mi ha chiesto trattenendo le lacrime. “Ma sì, mi sa che c’è ancora da aspettare” ho detto, e si è sentita un’altra esplosione. A quel punto il ristoratore ha iniziato a elencare le sue vetrine preferite della città. “Ho sempre amato il vetro, fin da bambino” ha detto. “Non sopporto che venga spaccato, non capisco il senso poi”. Gli ho accarezzato la mano, perché ho visto che anche lui si stava commuovendo. Il cameriere ha portato lo spritz. “Hanno spaccato anche il bancomat” ha detto con gli occhi lucidi. “Quello qua fuori, quello che uso sempre”. Si è sentito un altro scoppio, più vicino. Poi il rumore di persone che corrono, delle grida, dei colpi, sicuramente una carica della polizia. “Speriamo che non si facciano male” ha detto il ristoratore. Io ho annuito, stavo per sorseggiare lo spritz ma mi sono fermata. “Aspetti, chi?”, ho chiesto. Il ristoratore ha risposto, ma un altro boato ha coperto le sue parole.

Una risposta su “Speriamo che non si facciano male”

Nota a pie’ di pagina per la comprensione del testo: l’autore qui fa largo uso dell’arte dello scherzo, le sue opinioni non coincidono con quelle espresse dalla protagonista del monologo, alla quale egli potendo probabilmente tirerebbe una pietrata nello spritz

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