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66,6°

A Orani, un piccolo paese del centro Sardegna, a fine luglio sono stati registrati 48,4°, record assoluto dell’isola, a soli 0,4° dal record europeo.

Informato della cosa, il sindaco chiede a un tecnico comunale: “Ma veramente siamo solo a mezzo grado dal record europeo?”. Il tecnico, diplomato geometra, ludopatico, indipendentista e appassionato di rock anni ’70 (è a sua volta un discreto chitarrista), conferma: “Sì, mezzo grado dal record europeo”. Il sindaco il giorno dopo emana una delibera d’emergenza, con il tentativo di battere il record e far diventare il suo paese il più caldo d’Europa.

A inizio agosto vengono accesi i caminetti, le stufe elettriche, quelle a pellet e a legna, gli operai comunali girano per il paese con stufe portatili, bracieri, asciugacapelli e ferri da stiro; i mezzi del comune vengono lasciati accesi 24 ore su 24 e i tetti vengono verniciati di nero per assorbire al meglio le radiazioni solari. Nel giro di pochi giorni Orani appare di nuovo sui giornali: 49,4°, record sardo ma anche record europeo. Il sindaco è entusiasta e festeggia con una grigliata insieme a tutta la popolazione.

Ma a questo punto, forse per invidia, forse per emulazione, oppure per sana competizione, altri paesi vogliono battere il record. Il primo è Jerzu, fermo a 48,2°. L’amministrazione comunale, con la partecipazione di tutta la comunità, mette in atto tutta una serie di pratiche per aumentare il più possibile la temperatura. L’operazione è guidata da un giovane ingegnere ambientale che ha studiato in continente ed è tornato da poco nel paese d’origine, giusto in tempo per essere arruolato nella missione.

Stufe, riscaldamenti e automobili accese, come a Orani, ma l’amministrazione arruola anche i più noti piromani della zona per gestire diversi incendi controllati sparsi in tutto il territorio comunale. A questo si aggiunge l’abbattimento del 90% degli alberi del paese, mentre tutte le aree verdi vengono cementate e ricoperte con piastre di ghisa da fonderia. Con questi pochi e semplici accorgimenti Jerzu riesce a battere Orani di 0,3° nel giro di poche settimane, finisce sulle pagine di tutti i giornali e sulle tv, e vede aumentare l’afflusso di turisti, incuriositi da quello che ora è ufficialmente il comune più caldo della Sardegna e quindi d’Europa.

Il sindaco di Orani non la prende bene, chiama il tecnico e gli urla di tutto al telefono, ma quello è impegnato in una sessione intensa di videopoker (e lunedì, il suo giorno fortunato, il giorno in cui gioca 70 euro e ne vince 18) mentre ascolta un raro bootleg dei Led Zeppelin. Quando capisce che il sindaco è incazzato sul serio, mette giù la birra, mette giù la sigaretta, e dice semplicemente: “Ci penso io”. Sta per spegnere la sigaretta, ma non lo fa: pochi gradi, certo, ma sono comunque un po’ di gradi in più.

Nei giorni successivi a Orani arrivano diversi camion che trasportano cannoni termici, generatori d’aria calda a gasolio da 128 kW, e viene chiesto alla popolazione più giovane di incrementare l’attività fisica nelle ore centrali del giorno, in modo da aumentare la temperatura corporea, anche indossando abiti pesanti di colore nero, nonostante sia agosto.

Il paese viene circondato da altissimi falò, vengono abbattuti tutti gli alberi, prosciugate le poche fonti d’acqua, arrostiti 45 maialetti ogni giorno (un po’ per aumentare la temperatura, considerata la cottura lenta, ma anche perché, insomma, qualcuno quella sera doveva pur mangiare, e uno schidone non si spreca), ai fornai il comune paga le bollette per tenere accesi i forni tutto il giorno e tutta la notte, alla massima potenza, e su idea del tecnico – in base a un misterioso principio psicologico – vengono diffuse canzoni natalizie con gli altoparlanti per facilitare l’accettazione del caldo tra gli abitanti.

L’atmosfera nel paese è un po’ strana, ma tutto questo impegno viene ripagato: nel giro di pochi giorni Orani arriva a 50° tondi, record assoluto europeo.

Quando un giornalista intervista il sindaco prova a fargli notare che forse questo agonismo tra paesi caldi potrebbe non essere una buona idea, ma il sindaco non è d’accordo, difende “l’accelerazionismo climatico” e spiega che ormai, visto che la situazione è quella, tanto vale sfruttarla. “In che modo?” chiede il giornalista. Sul volto del sindaco appare un ghigno inquietante, e a seguire una sola parola: “Turismo”.

In effetti a Orani arrivano sempre più turisti. Diventa virale il trend di comprare il gelato e registrare un video mentre si scioglie, di solito in meno di tre secondi, viste le temperature da altoforno delle vie del paese. Ci sono ovviamente alcune piccole conseguenze sanitarie, ma il sindaco le derubrica a “effetti collaterali” spiegando che l’importante è “la ricaduta positiva sul nostro territorio”. “Va bene, però lo sa che a Furnace Creek, negli Stati Uniti, sono stati raggiunti 54°?” chiede il giornalista. Il sindaco per un attimo resta impietrito, bofonchia qualcosa, poi dice “Sì sì, certo, lo sapevo”, e se ne va dicendo di avere un impegno importante.

In realtà corre al bar dal tecnico comunale. Lo trova completamente sudato, fermo alla sua postazione davanti al videopoker da diverse ore. “Scusa ma tu sai di Furnace Creek?”. Quello non muove un muscolo, concentratissimo sui 130 euro che sta perdendo dall’ora di pranzo. “Mmm, sì. Ho letto qualcosa”. “54 cazzo di gradi! Dobbiamo raggiungerli!”. Il tecnico annuisce, si accende una quarta sigaretta (ormai ne fuma tre o quattro assieme, come quasi tutti in paese) e dice che si farà venire qualche idea.

Nel frattempo, mentre tra Jerzu e Orani la sfida si fa sempre più agguerrita, c’è un colpo di scena: sui giornali fa la sua clamorosa apparizione Ottana.

Il comune, noto per le alte temperature estive, ma lontane da quelle dei paesi da record, utilizza i soldi di quattro anni di fondi europei per la transizione energetica, mai spesi, per l’acquisto di 50 enormi generatori d’aria calda con una potenza termica di oltre 200.000 kcal/h l’uno, tenuti accesi 24 ore su 24, diffonde specchi ovunque nel paese per riflettere meglio i raggi solari sulle strade, dipinge di nero qualunque superficie, compresa la bellissima chiesa romanica di San Nicola, ma soprattutto riattiva la storica centrale termoelettrica, ora convertita per produrre enormi quantità di calore su tutto il territorio comunale.

L’atmosfera descritta da alcuni coraggiosi giornalisti ha qualcosa di dantesco: le strade, bollenti, sono circondate dalle fiamme, ogni apparecchio in grado di generare calore è acceso, le persone sono vestite di nero dalla testa ai piedi, danzano senza sosta anche le tradizionali maschere dei Boes e Merdules, con le pesanti pelli di pecora addosso a trattenere ogni caloria prodotta dal movimento. Si dice, ma questo non è confermato, che sia sufficiente lasciare la pasta in una pentola piena d’acqua per qualche minuto fuori per ritrovarla perfettamente cotta.

Per le strade si beve, si arrostisce, si suda, apparentemente come in una qualunque sagra estiva, ma il caldo ha portato alla follia: ci sono orgie continue – incentivate dal comune, in quanto aumentano la temperatura – sfide di ballo sardo che durano dodici ore, continui svenimenti, collassi, vengono sparati fuochi d’artificio a tutte le ore, e c’è chi ormai delira a occhi aperti, oppure chi vaga per il paese pregando per la fine dei tempi. L’atmosfera viene definita dai giornalisti come “apocalittica”.

Totalmente a sorpresa, al prezzo di soli 25 morti umani più molti animali, Ottana raggiunge i 54,6°, battendo tutti, perfino gli americani, con grande soddisfazione dell’amministrazione comunale.

Sia a Jerzu sia a Orani sono incazzatissimi, ma in particolare a Orani: il sindaco convoca una riunione d’urgenza dove discute un nuovo piano con il tecnico comunale, che propone, nell’ordine: una gigantesca cupola di vetro per coprire il paese e sfruttare l’effetto serra, l’utilizzo di bombe termobariche, l’abbattimento di tutti i boschi nel raggio di 25 km dal centro del paese, la costruzione di un vulcano artificiale alto cinquanta metri sfruttando i fondi del PNRR – ma quando sta per proporre un’altra idea il sindaco lo ferma: “Aspetta, aspetta… forse stiamo andando troppo oltre. Forse dovremmo accontentarci del secondo posto”. “Terzo.” “Cosa?”. Il tecnico comunale si accende una quinta sigaretta e quasi sussurrando dice: “Terzo posto. Siamo finiti terzi: al primo Ottana, al secondo c’è Jerzu: sono a 50,8°, hanno bruciato tutta la vegetazione rimasta”.

Il sindaco diventa rosso – cioè, più rosso del solito, ormai sono tutti rossi e perennemente vicini al collasso. “Ci facciamo fottere da Jerzu? Non esiste!”. Il tecnico comunale ci pensa un attimo, poi: “Se non possiamo ancora aumentare la nostra temperatura… potremmo abbassare la loro”. Il sindaco è entusiasta: “Sei un genio”.

Nell’arco di ventiquattr’ore il tecnico comunale organizza il “Commando Refrigerante”, finanziato di nascosto reindirizzando i fondi del PNRR destinati alla digitalizzazione, gli ultimi soldi rimasti nelle casse del comune, un fondo per l’abbattimento delle barriere architettoniche e perfino i soldi della parrocchia. Requisita una flotta di camion frigoriferi per il trasporto carni e tre cannoni sparaneve di seconda mano, la prima vittima designata è proprio Jerzu.

Mentre la popolazione locale è stremata da fuochi e asfalto bollente, la squadra di Orani si introduce nel territorio nemico, spegne tutti gli incendi, manomette i motori delle macchine, stacca la corrente elettrica che alimenta stufe e cannoni d’aria calda, poi posiziona dodici condizionatori industriali ad altissima potenza puntati direttamente sulla centralina meteorologica ufficiale.

All’alba il termometro di Jerzu crolla a un imbarazzante 22,6°. Resta però da abbattere il gigante: Ottana, forte dei suoi incredibili 54,6° ottenuti riattivando la centrale termoelettrica e portando alla follia l’intera popolazione. Qui il tecnico tira fuori il suo capolavoro.

Incoraggiato da un giro fortunato al videopoker (20 euro vinti su 85 giocati), intuisce che per raffreddare un inferno non bastano i condizionatori: serve l’ombra totale, l’oscurità. Dopo aver spento i fuochi e manomesso la centrale, convince il sindaco a noleggiare decine di mongolfiere e un immenso telone riflettente. Il telo viene steso sopra il centro abitato di Ottana, bloccando completamente i raggi solari, mentre una batteria di droni spruzza tonnellate di azoto liquido in tutte le vie del paese. Dalle mongolfiere viene sparata a tutto volume “Kashmir” dei Led Zeppelin: la chitarra è suonata proprio dal tecnico, in equilibrio sopra una delle mongolfiere con la sua Fender Stratocaster collegata a un amplificatore Marshall a tutto volume.

Nel giro di poche ore Ottana segna 13,1°, una temperatura quasi invernale. Il sindaco di Orani e il tecnico stanno per festeggiare, quando leggono sull’Unione Sarda che il freddo insolito porta migliaia di turisti a Ottana, attirati dalle basse temperature estive, visto che altrove si crepa dal caldo. Sui social diventa virale farsi la foto a Ottana, con la felpa e la giacca, in pieno agosto.

“Ma che cazzo abbiamo fatto!” sbotta il sindaco. “Ora hanno più turisti di noi – Ottana! Un posto di merda!”. Il tecnico è come al solito imperturbabile, anche perché in realtà, mentre parla, oltre ad essere sotto l’effetto di benzodiazepine, immagina costantemente di giocare alle macchinette del bar. “Tu mi hai chiesto il record, l’hai avuto”. “No, no e poi no” dice il sindaco. “Dobbiamo risolvere”.

Il tecnico si accende una sigaretta, poi un’altra e poi un’altra ancora, fumandole tutte assieme. “Ho letto su internet che si può controllare il clima. Potremmo far piovere a Ottana, tutti i giorni. I turisti a quel punto scappano, è sicuro”. “E come cazzo si controlla il clima?”. “C’è spiegato online, ci sono tutti i dettagli. In realtà… possiamo fare quello che vogliamo. Possiamo avere il sole, la neve, possiamo far piovere dai nostri nemici, provocare alluvioni, terremoti”. Il tecnico comunale ormai è nella modalità god-mode, ha lo sguardo da pazzo, si sente onnipotente. “Conosco un paio di persone di Sanluri che ci potrebbero aiutare”. “Di Sanluri?”. “Sì”.

Il sindaco, ormai pronto a tutto, si affida ai contatti del tecnico, due esperti di geoingegneria, gestori del gruppo Facebook “Shardana Matrix 2.0”, nemici giurati del gruppo “Rettiliani e pale eoliche?? No grazie!!!!”, nato da una scissione interna qualche anno prima. Quello che il sindaco non può sapere è che proprio i gestori di quest’ultimo gruppo, un ex insegnante di biologia e un floricoltore, entrambi appassionati di musica new wave anni ’80, vengono reclutati segretamente, e totalmente a sorpresa, dal comune di Jerzu.

Tramite le loro pratiche di geoingegneria, finanziati dall’amministrazione, i due riescono a prendere il controllo del clima dell’intera isola. “Quelle merde ascoltano i Depeche Mode e i Duran Duran” sbotta il tecnico comunale, che concepisce solo ed esclusivamente la musica rock pubblicata tra il 1966 e il 1974. “Ma che cazzo te ne frega di che musica ascoltano?! Questi hanno preso il controllo. Non hai sentito? Ha grandinato, poi il sole, poi il caldo, vento, pioggia, ancora caldo e di nuovo grandine, in pochi giorni!”. Il sindaco di Orani è furibondo. “I nostri non stanno facendo nulla, altro che geoingegneria, dovevamo rivolgerci all’altro gruppo, sono più bravi”. “A gente che ascolta i Duran Duran?”. “Sì! Anche gli Spandau Ballet, che cazzo me ne frega! Mi sono giocato milioni di euro per niente”.

In realtà, come si scoprirà poche ore dopo, il clima pazzo di quei giorni non è opera dei due geoingegneri del gruppo Facebook “Rettiliani e pale eoliche?? No grazie!!!!”, anche perché le condizioni meteo estreme ci sono un po’ in tutta Italia e in gran parte d’Europa. I due si prendono semplicemente i meriti, e due giorni dopo vengono ritrovati legati dentro a un pozzo – forse qualcuno del comune di Jerzu non l’aveva presa bene.

Quel giorno il tecnico comunale vince cinquemila euro alle macchinette, giocando ininterrottamente per 24 ore. Un trionfo, anche se negli ultimi dieci anni ha speso dieci volte quella cifra – la sua passione per il gioco gli era costata anche un drammatico divorzio, due processi, un fallimentare percorso al Serd e diversi ricoveri in psichiatria. Comunque si alza barcollando per poi uscire con circa 60 kg di monete portate via con una carriola.

Le temperature in tutta la Sardegna tornano ad essere normali, quindi tra i 40 e i 48 gradi, gli incendi divampano ovunque, i turisti accorrono felici, i giovani sardi vengono sfruttati nelle strutture turistiche e i sindaci parlano tutti della “ricaduta positiva sul nostro territorio”: insomma tutto va bene sotto al cielo dell’isola di Sardegna e tutti sono felici… tutti tranne il gestore del bar, e infatti qualche ora dopo anche il tecnico comunale viene trovato legato dentro a un pozzo e le monetine tornano misteriosamente al loro posto. Anche il sindaco viene ritrovato dentro a un pozzo, ma gli inquirenti sono concordi nel dire che si era calato dentro volontariamente dopo che il comune era stato commissariato e lui indagato.

L’estate successiva ci sono ben tre ex aequo tra i comuni sardi più caldi, ma purtroppo non c’è Orani, che torna ad avere solo 45 gradi.

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