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Contatto

cambia l’ora, me ne accorgo perché mi sveglio tardi e facendo due chiacchiere con un amico lontano su whatsapp mi dice “beh ma è normale, è cambiata l’ora” e io dico “ah ecco perché”. poi mi viene il dubbio che mi stia prendendo in giro, allora cerco online e in effetti ci sono le varie news sul cambio d’ora eccetera, quindi è vero. leggo che è cambiata tra le 2 e le 3: a quell’ora il mio telefono si è adattato automaticamente, senza avvisarmi, ed è solo a questo punto che ricordo: io in quel momento ero sveglio e stavo passeggiando dentro la stanza ascoltando video sugli acquari, quando ho buttato l’occhio all’orario e ho pensato “cazzo, è tardi”. in pratica è passata un’ora in pochi minuti e a me al momento è sembrato normale. forse solo ieri sera ho capito cosa si intende quando si dice che il tempo è relativo, o che non esiste. allora mi è venuta in mente quella scena dell’ora del lupo di bergman, un film che un qualunque essere umano che avesse l’idea di girare un horror dovrebbe guardare almeno 35 volte anche solo prima di mettersi a scrivere la sceneggiatura (tutto il film, minuto per minuto, inquadratura per inquadratura, ma in particolare la scena del bambino sugli scogli, capolavoro nel capolavoro), cioè la scena “del minuto”, decisamente d’attualità in questi giorni di quarantena, insonnia, giornate e soprattutto notti che sembrano più lunghe del solito. allora, la perfezione della scena è nota, max von sydow davanti, ma la vera protagonista (di tutto il film) è ovviamente liv ullmann, che osserva sconsolata attonita pietosa e spaventata questo marito narcisista egotico egomaniaco che misura il passare del tempo, nello specifico di un minuto. composizione ovviamente perfetta, sguardo di lui sull’orologio, rumore delle lancette, viso di lei illuminato che lo guarda preoccupata. è una delle scene più angoscianti della storia del cinema, uno dei vertici massimi di tutta questa buffa arte. quando lui dice “ah ecco, finalmente è passato”, non sentiamo più le lancette e vediamo liv ullmann tirare un sospiro di sollievo, e noi con lei: per fortuna questo minuto è passato. certo, ce ne saranno molti altri, ma intanto questo è passato.

https://www.youtube.com/watch?v=gYbQRPxI9Z0

tutto questo non c’entra niente con quello che dovevo fare, che era semplicemente dire: nuovo video del papa

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Bezos scopre l’Amore

isolamento sociale, clausura, stress psicologico, malattia, atmosfera apocalittica, rabbia, insonnia, angoscia e abuso di *******: ero così esattamente un anno fa, quando ho fatto questo video che ora diventa improvvisamente attuale perché l’amore batte ogni cosa (ma anche la scienza è importante)

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Quarantenna 1.1

scienza a parte penso sia anche il momento di soluzioni esoteriche e riti apotropaici, di inventarsi ogni giorni migliaia di divinità da venerare e a cui rendere tributo. noi avevamo iniziato così:

(o forse proprio così abbiamo scatenato tutto questo? mmm)

ma ieri, proprio mentre auspicavo gesti apotropaici, ecco che, durante l’illegale passeggiata mattutina tra i campi, scopro che LA CAMPAGNA ESOTERICA RESISTE:

da qui, tra psicogeografia, decreti e ordinanze, inizio a vedere segni ovunque, come all’inizio di Cosmo di Witold Gombrowicz, quando i due protagonisti trovano un uccello e un bastoncino impiccati e varie associazioni fra questi e un gatto e una bocca a una crepa sul muro: e la realtà diventa davvero così, se si esce solo una volta al giorno per un’ora, l’ora d’aria, e si guarda tutto come la prima volta, come un rebus oscuro e confuso di cui ogni giorno si può intravedere una soluzione ma ogni giorno cambia un po’ e la soluzione non arriva mai e forse non esiste.

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Intelligenza artificiale e terrorismo

no va beh, non è un long form su questo tema, non saprei scriverlo e nessuno mi paga. è solo che ho rivisto questo interessante scambio tra Data (un androide, per chi non avesse mai visto Star Trek – ma che gente siete?) e il capitano Picard:

Data: Capitano, ho riguardato la storia delle ribellioni armate, e sembra che il terrorismo sia un metodo efficace per promuovere i cambiamenti politici

Picard: Sì, può essere. Ma io non mi sono mai trovato d’accordo con la teoria che il potere politico passi per le canne dei fucili.

Data: Eppure ci sono numerosi esempi del suo successo: l’indipendenza dello stato messsicano dalla Spagna, la riunificazione dell’Irlanda nel 2024, la ribellione Kensey.

Picard: Sì, ne sono al corrente.

Data: Allora sarebbe più preciso dire che il terrorismo è una pratica accettabile quando tutte le possibilità per una soluzione sono precluse.

Picard: Purtroppo ci sono questioni con cui l’umanità combatte dall’inizio della storia. La sua confusione è puramente… umana.

(tratto da Star Trek TNG 3×12, I terroristi di Rutia, Data Stellare 43510.7)

Leggo che:

da qui

Sul terrorismo nello spazio si veda anche il bellissimo personaggio di Tom Zarek, protagonista di alcuni degli episodi più interessanti di Battlestar Galactica https://galactica.fandom.com/wiki/Tom_Zarek

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Better Call Angelo

youtube italia ha ufficialmente il suo saul goodman.

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1 hour Vicini Napoletani che litigano for Relaxing, Sleeping, Meditation

Il sottofondo della vita

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Eppure

Eppure ci dev’essere un livello di sofferenza superiore, qualcosa di peggio che vivere, qualcosa di peggio del dolore. Io sento, quando mi obbligo a ingoiare quest’aria che non vorrei ingoiare, che forse non vivere è peggio che vivere; e che pensare il contrario è solo una consolazione. Vivere, è dolore; smettere di vivere, è dolore; ma anche non essere ancora nati, chissà, forse è dolore. E da qualche parte gli increati pensano: beati loro, che sono vivi e devono soffrire meno di noi, perché è possibile che esistano modi di non essere peggiori di questo essere.

(cartolina di auguri di compleanno scritta per una nipotina di otto anni)

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I Carabinieri del Destino

Riceviamo e volentieri pubblichiamo dall’amico Lapin:

I Carabinieri del Destino, opera manifesto della corrente del Carabinierismo Futurista. Privi di volto ma con un grande cuore, i CdD perlustrano in incognito i lunapark insinuando tra gli usuali strumenti della fattucchiera di Voghera la paletta e il cappello, sufficienti nella loro stringatezza a richiamare tutto un universo di eroismo, sacrifici, barzellette e soprattutto tanta umanità. Ecco che, tra un Appeso e un Tredici, i venerabili simboli dell’Arma si tingono di nuove sfumature: uno scettro druidico? Il copricapo di un oscuro ordine sacerdotale? Con quest’opera il carabinierismo entra da par suo nella corrente futurista, sconvolgendone e nel contempo denunciandone (per dovere d’ufficio) i dettami.

Lapin

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Come diventare salutisti

  • smettila di mischiare benzodiazepine e alcol.
  • se proprio devi prendere cocaina, sniffala. questa cosa di fumarla con la bottiglia di plastica non ti fa bene. la plastica ha delle sostanze che boh, fanno male. cerca un’alternativa naturale, bio ed ecosostenibile.
  • idem per l’eroina con la stagnola. evita in generale la stagnola.
  • ah sempre sulla cocaina, se proprio devi cucinarla con l’ammoniaca, non usare quella profumata. meglio un’ammoniaca qualsiasi. quella profumata ha sostanze che fanno male.
  • non bere alcol a stomaco vuoto, soprattutto alle 8 del mattino. se proprio devi perchè sono già iniziati i tremori mangia almeno un pacchetto di creckers.
  • sfrutta l’effetto placebo: riempi una bottiglia di vodka di semplice acqua e ogni tanto fatti uno shottino, dovrebbe funzionare (dicono)
  • lavati almeno una volta a settimana. in inverno almeno una al mese.
  • trova pretesti per fare attività fisica: ad esempio gli effetti collaterali di alcune sostanze causano distonie e convulsioni, divincolandoti per mezz’ora puoi bruciare fino a 3000 calorie e poi dormi benissimo (perché l’attività fisica fa bene anche all’umore)
  • stare tutto il giorno a letto a guardare anime fa male alla schiena. ogni tanto varia, guarda anche film o documentari.
  • cerca di sorridere il più possibile, sorridere fa bene. con l’md potresti sorridere anche per una settimana, in piccole dosi alternate a funghi e/o erba e la compagnia di buoni amici immaginari.
  • cerca di avere un transito intestinale regolare e, per carità, evita di cagarti addosso. soprattutto davanti agli altri. soprattutto in treno. soprattutto con i tuoi parenti che ti sono venuti a prendere in stazione il giorno del tuo compleanno. soprattutto mentre ti stanno fotografando.
  • ascolta il tuo corpo. letteralmente. cerca di capire cosa vogliono dire gli strani rumori che senti provenire dall’interno. sono un grido d’aiuto? un messaggio alieno? pensa tutto il giorno a questa cosa
  • mangia fgrutsaaa e verdu7ra
  • evita lo zucchero.
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Olbia – New York

I colloqui di lavoro sono come partite a poker: bisogna sapere bluffare e spesso si finisce nudi, pestati a sangue e ricoperti di vomito in un vicolo senza ricordarsi cos’è successo. Un mese fa mi chiama l’etichetta discografica Columbia, vogliono un mio video per Solange Knowles. Io dico: veramente di solito non lavoro con artisti di colore mainstream, ma va bene, vengo ad ascoltare. Cinque minuti non si negano a nessuno, nemmeno a Solange Knowles. Dunque prendo la Tirrenia da Olbia e vado a New York, passaggio ponte. Qualche giorno dopo, sala riunioni della Columbia. Mi dicono: guardi, a noi lei fa sinceramente schifo, ma proprio letteralmente, ci provoca disgusto e ribrezzo, non si è neppure lavato per venire qua [nota: avevo fatto un lungo viaggio in nave e non ho avuto il tempo di fare una doccia, ma va beh], per non parlare del casino che ha combinato in bagno appena arrivato [nota: su questo hanno ragione, nessuna scusa], e poi diciamolo: usa una versione craccata di Premiere, pure vecchia, plugin craccatissimi che per farli funzionare deve evocare tutti i santi, non sa usare nemmeno After Effects perché è pigro, i suoi video sono amatoriali, da dilettante allo sbaraglio, tutti uguali poi, con questa estetica tossico-lo-fi che ha veramente rotto, non ha mai manco mezza idea, si vede benissimo che fa tutto a caso e… “SCUSATE SE VI INTERROMPO” dico io. “Direi che con i complimenti possiamo fermarci qua, grazie. Passiamo alla proposta. A me interessa solo quella. Sinceramente non ho nemmeno mai ascoltato un disco di Solange, ma se ci sono da prendere soldi per me va bene. Dai, fatemi questa proposta e finiamola qua”. I manager si guardano fra loro un po’ confusi. Poi uno parla: “Non sappiamo bene perché ma la signorina Solange si è innamorata dei suoi video e ha deciso che voleva lei per girare il prossimo”. “Mh, ho capito. Quindi?” dico sfregando pollice e indice per fare il gesto dei soldi. “Quindi… la proposta è 18 milioni di dollari. Avrà a disposizione una delle migliori troupe di tutto il pianeta. 180 videocamere. Le location che vuole, che sia il deserto del Sahara o Marte. 5mila ballerine per le coreografie. Droni militari. Riprese satellitari. Sottomarini. Elefanti albini. Nani cinesi. Lottatori di sumo. Dica una cosa e noi gliela procuriamo”. “Emmedi?” dico io. Loro: “Come?”. “No niente, era una battuta. Quindi la vostra proposta è 18 milioni?” “Esatto” dicono loro sconsolati. “18 milioni di dollari? Quanto fa in euro?”. Mi rispondono: “Circa 16 milioni e 118mila euro”. “Circa? Mmmm, posso sapere la cifra esatta?”. Sento che stanno per accoltellarmi, ma è il momento di non mollare, come a poker. Fanno un rapido calcolo e poi mi dicono: “Sono 16.118.777,48 euro”. “Uhm” dico io. Abbasso la testa come se stessi riflettendo. Aspetto qualche secondo. Percepisco la loro impazienza ma la ignoro, anzi, me ne nutro. Poi mi alzo in piedi, lancio una bottiglia d’acqua Evian contro uno dei manager, salto sul tavolo e urlo: “16 MILIONI E SPICCI PER UN MIO VIDEO????!! Io non mi piegherò mai a voi per quella cifra! Voi rappresentate il Male, siete servi del capitalismo e Solange non è che l’ennesimo virus dell’estetica cool, che è peggio del capitalismo, voi trasformate in merda tutto quello che toccate, Solange non è una donna nera, è un prodotto cool! Non vorreste mai un nero non cool nel vostro video, e se ci fosse, lo fareste diventare cool! Fareste diventare cool un barbone, fareste diventare cool perfino me, pur di ricavarci qualche soldo! Tenetevi i vostri soldi, io li prenderei solo per bruciarli, ma ho calcolato le emissioni di CO2 e ho deciso che non ne vale la pena!”. Poi rubo le penne dal tavolo, scappo via dalla sala riunioni e vado direttamente al porto a prendere la Tirrenia. Un mese dopo mi arriva un messaggio di Edoardo Inglese, mi chiede se voglio fare un video per lui. Gli dico: ma certo Edoardo, ci mancherebbe. So che questa storia può sembrare inverosimile, eppure – a parte qualche piccolo dettaglio ininfluente (in realtà ho preso la Moby, ad esempio, non la Tirrenia – cose di questo tipo) – vi giuro su mia madre che è andata esattamente così.

(il video per Edoardo è questo
https://www.youtube.com/watch?v=3Yol3gKmAlI )

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Tre storie morali (sono quattro)

Storia 1

Ci sono due eserciti, uno di fronte all’altro, che si preparano alla battaglia. Parlano lingue diverse, non sanno perché stanno per affrontarsi perché fra loro non si capiscono e non ci sono né ambasciatori né interpreti. Improvvisamente un soldato viene fuori da uno dei due eserciti e dice: “Ma questo è tutto molto metaforico!” e viene ucciso all’istante da una freccia che non si capisce da dove è partita: dal suo esercito, che parlava la sua lingua e quindi ha capito cosa ha detto, o dall’altro esercito che non parlava la sua lingua e non ha capito cosa ha detto? A nessuno importa, quindi iniziano a riempirsi di mazzate. Centomila morti, alla fine i superstiti si scopano i cadaveri.

Storia 2

Un architetto pazzo e geniale, ma più pazzo che geniale, progetta un gigantesco complesso di edifici delirante, roba tipo Escher. Durante la costruzione si rinchiude dentro, nascondendosi in cunicoli, labirinti e passaggi segreti di cui solo lui è a conoscenza. I primi giorni gli operai lo cercano, ma lui si sposta in continuazione per non essere trovato. Va avanti così per anni, vivendo nell’oscurità e cibandosi di insetti e urlando ogni tanto “Non mi troverete mai!”. In realtà il progetto viene mollato quasi subito perché troppo costoso e nessuno si mette seriamente a cercare l’architetto, dato che tutti danno per scontato che sia scappato via con i soldi. L’unico che ha vagamente qualche sospetto è il custode di questa colossale incompiuta che ogni tanto trova le feci dell’architetto e fa notare a un collega che “non sembrano quelle dei ratti”, ma la cosa finisce lì, nemmeno ne parlano tanto.

Storia 3

Un capitano dell’esercito di qualche nazione viene mandato dai suoi superiori a cercare un colonnello diventato pazzo, un disertore, un tizio pelato e carismatico che ha fondato una specie di sua tribù nella giungla. L’obiettivo è ucciderlo. Il capitano risale il fiume con altri quattro soldati e, dopo diversi giorni, arriva al cospetto del colonnello diventato pazzo. A questo punto uno dei soldati si avvicina al capitano e gli dice: “Capitano, ma questa è la trama del film Apocalypse Now”. Dunque un altro si fa avanti e dice: “L’avevo notato anche io ma non trovavo il coraggio di dirlo, capitano. Peraltro il film è tratto dal libro ‘Cuore di tenebra’ di Conrad”. Il capitano resta per un attimo perplesso, poi dice: “Guardate, io non ho né visto il film né letto il libro, quindi non rovinate tutto come al solito per favore” e va verso il colonnello pazzo, tutto nervoso.

Storia 4

Un triangolo fuxia appare improvvisamente nei cieli di una metropoli urbana di quelle che si vedono nei film. Fosse apparso gradualmente, ancora ancora, la gente forse si sarebbe abituata. Invece no, appare così: bum, improvvisamente. Proprio che un secondo prima non c’era e un secondo dopo c’è. La gente lo guarda, fanno i video, i selfie, se ne parla al telegiornale, tutti a chiedersi cosa sarà mai, cosa vuol dire, ci farà del male, è dio, sono gli alieni, perché non ce lo dicono. Dopo un paio di giorni però nessuno se ne interessa più, allora il triangolo cambia forma e colore, diventa un ottagono arancione. La gente però inizia a dire: “A me piaceva più quando era un triangolo” o cose tipo “Non sanno più cosa inventarsi” e “Io l’avrei fatto meglio” o “E gli immigrati negli hotel”. Alla fine gradualmente ridiventa un triangolo fuxia e sparisce. La gente manco se ne accorge.

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Ma dov’ero io, quando eravate tutti in Grecia?*

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quali torri?” e “ma certo che me lo ricordo, io ero sull’aereo! ero il pilota!” e qualcun’altro “se mi ricordo dov’ero quando è crollato il colosseo? eccome se me lo ricordo, mio figlio era lì, era l’imperatore!” oppure “il giorno che le torri vennero su dalle macerie senza una spiegazione? me lo ricordo, lo vidi in tv! che mistero!” e anche “come no! io ero su una delle torri, sono morto! me lo ricordo bene quando sono morto, che giornata incredibile, prima ero vivo! dopo invece ero morto! mi ero visto giusto quella mattina, non sembravo stare male, parlavo poco ma salutavo sempre, e poi sono morto! com’è questa storia che sono morto?” mentre ci pisceremo e cagheremo addosso senza accorgercene in qualche struttura fatiscente, maltrattati dal personale crudele perché non avremo versato abbastanza contributi inps da poterci permettere il badante robot né un nuovo corpo fornito dal servizio sanitario transumanista, condannati alla confusione mentale perenne e a un eterno accanimento terapeutico statale, tra scarafaggi, nutrie, ratti grandi come orsi e orsi grandi quanto elefanti, che sono più grandi degli orsi, e ci saranno inoltre elefanti cavalcati da ratti diventati intelligentissimi che lotteranno con orsi mediamente intelligenti ma molto ben dotati, tutti segretamente dominati dalle nutrie e dai koala che dormono tutto il giorno, e intorno a noi sconosciuti novantacinquenni rugosi e piagati, persi nei labirinti dell’infermità mentale e nelle allucinazioni, poveretti, pensano di essere in attesa di nascere e dicono con la vocetta “chissà come sarà mia mamma! chissà che aspetto avrò! non vedo l’ora di conoscere i miei amichetti e andare a scuola!” avendo ormai del tutto incasinato i piani temporali, convinti di non essere ancora nati, alcuni con la testa verso il muro come in castigo, altri a fissare sul soffitto macchie di muffa che iniziano a prendere vita, altri a guardare le pareti bianche macchiate di schizzi di feci e sangue, lasciate così dai volontari della struttura perché almeno arredano e rendono meno asettico e impersonale l’ambiente, e dopo un po’ la merda diventa giallina, il sangue arancione, sembrano affreschi antichi e hanno un loro fascino, e altri di noi, quelli messi peggio, sono in un angolo ridotti a fare la collezione di meme anni ’10 del 2000 come un tempo si faceva quella di francobolli e tessere telefoniche, ordinandoli e riordinandoli tutto il giorno senza motivo, prima per ordine cronologico, poi per formato, per dimensione, per categoria di meme, per intensità di layers, tra risatine isteriche e indistinguibili ictus post-ironici, intrappolati in un ghigno sardonico pre-morte ma senza mai morire davvero e i volontari inizieranno a darci supposte di cibo infilate nel culo che poi vomiteremo dalla bocca e ce le rimetteranno in culo e le rivomiteremo dalla bocca, in una continua agonia peristaltica, e ogni tanto qualcuno dirà “e voi dov’eravate quando l’aereo colpì la seconda torre? ve lo ricordate?” e qualcun’altro, poco prima di vomitare, “io stavo guardando la televisione! sembrava un
film!” tra gorgoglii e colate di vomito, e anche, solennemente, “da quel giorno è cambiato tutto, tutte le nostre vite sono cambiate” poco prima del prolasso rettale definitivo, e altri canteranno le sigle dei cartoni animati, tra un attacco diarroico e l’altro diranno “te lo ricordi Holly e Benji, quello con Bud Spencer e Beverly Hills?” con fluidi gelatinosi che escono dal naso, dalla bocca, perfino dalle orecchie trascinandosi pus e scaglie di pelle morta come un fiume che tracima portando flutti di merda e detriti sul pavimento accumulandosi tra i mobili formando piccole isole di residui organici come quelle mega isole di plastica dove si dice che vivano tutti i personaggi famosi che in realtà non sono morti, come Benito Morandi, “e ti ricordi Cristina D’Avena? e facebook? e i bias, vi ricordate i bias che buoni che erano? ci facevamo delle scorpacciate! quando andavamo tutti insieme all’Isis a guardare le vetrine? e vi ricordavate quando andavamo a cliccare il telefono? e tutte le password di una volta, quelle con i caratteri speciali e i numeri, tipo !=H2Jpt`*”rZbFk+ e v*y(38′>??Lukh{U? e quando guardavamo in una giornata tutte le puntate di SCFFFFFFSHSKK con il commissario Frederique Montalbano appena caricate sul televideo mangiando i pop-corn di soia allo zenzero dentro la cloud society di nostra nonna, ma quella di una volta, quella bella, quando era tutto una blockchain con il motorino truccato e ci si divertiva con poco, come nelle canzoni dei Commodore 883, sei un mito, madamina il catalogo è swag, rotta per  casa di Frizzi, il bitcoin magico di pamino e pamela anderson, la famosa diva dell’opera che lottava per i diritti delle nutrie, e vi ricordate che buoni i panini con la carne scomposta e tritata e poi ricomposta in una forma rotonda e inserita all’interno del pane di grano saraceno con il cetriolino che però lo toglievamo e quello ritornava, lo toglievamo e ritornava, ritornava sempre il cetriolino, ci appariva anche in sogno e lo vedevamo quando eravamo fatti di mdma con Walter Veltroni, Alessandro Baricco, Tito Schipa e poi Guè Pequeno con le sue divertenti e istruttive lezioni di fisica e storia in tv, Michele Santoro, Michele Mirabella, Michele Serra, Michele Placido, Michele Misseri, ci fu quel periodo che si chiamavano tutti Michele, ora non si usa più, e allora però ci piaceva Michele e ci piaceva il cetriolino, così come ci piacevano le lezioni di fisica di Guè Pequeno, la sua incredibile cultura e la sua sottile ironia, con quei capelli strani, simpatico e brillante anche quando parlava dell’antica Roma, dell’antica Bari, dell’antica Salsomaggiore, dell’antica Rho, dell’antica Dubai, e di quando a New York c’erano le piramidi al posto delle torri gemelle, faceva ridere ma anche riflettere, era anche più bravo di suo padre Piero Angela Pequeno, uno dei pionieri del sintetizzatore anale, suo nonno era cardinale e per questo aveva fatto carriera, o almeno così si diceva, e allora il cetriolino ci sembrava buonissimo anche quando lo vomitavamo e lo trovavamo intero e lo mangiavamo di nuovo, all’epoca ci piaceva proprio, tanto che ci fu un periodo in cui toglievamo la carne e mangiavano solo il cetriolino! vi ricordate?” e qualcuno indicherà la finestra urlando “attenti! guardate fuori! sta arrivando un aereo! si ripete, si ripete ancora!” come i soldati reduci del vietnam nei film di max pezzali, quelli affetti da disturbo post-traumatico da stress che all’epoca non si chiamava ancora così ma semplicemente “pranzo in famiglia” o “cheratocono” o “telegiornale” o “fare la spesa” o “monetine” o “dichiarazione dei redditi” o “fattura elettronica” o “matrimonio degli amici” o “reimposta password” o “una birra con gli amici al pub”, perché saremo tutti definitivamente rincoglioniti e inizieremo a perderci nel tempo confermando le teorie della fisica contemporanea, con tutti i puntini sovrapposti in un unico indistinguibile punto del tempo convinti di vivere un evento che in realtà non è ancora avvenuto ma che già stiamo ricordando tra una vomitata e l’altra per sfuggire allo straziante dolore inflitto dalla natura e da questi giovani infermieri assunti come volontari, dato che questo lavoro nessuno lo voleva fare, quindi al bando regionale hanno risposto solo i disoccupati più crudeli con tendenze omicide, identici ai cenobiti di Hellraiser, entusiasti di poter seviziare noi sopravvissuti, ma va bene così, anzi per la collettività è meglio perché questi volontari sono individui potenzialmente pericolosi che andrebbero in giro a fare del male agli elementi sani e produttivi della società oppure a suonare la musica barocca, o la trap, o a fare  gli hashtag, oppure a uccidere, stuprare e torturare, non si può sapere, uno di questi potrebbe anche avere del talento come musicista, come influencer o come stupratore e torturatore, o tutte queste cose insieme, dunque meglio non rischiare e canalizzare il loro talento in questi istituti per anziani dove invece trovano uno sfogo alle loro pulsioni su noi vecchi indifesi, cosa ci vuoi fare, va così, non è più come un tempo quando era tutto un Don Matteo da tutte le parti, che poi i volontari sono degli aguzzini senza cuore, è vero, ma alla fine, quando li conosci meglio, bisogna dire che questi ragazzi non sono poi così cattivi , davvero, ad esempio il puntaspilli fa tanto paura ma in realtà è il suppliziante più gentile di tutto l’undicesimo piano, con la supposta ci dà uno zuccherino e noi lo ringraziamo cantando le sigle dei cartoni animati e lui ci infila aghi sotto le palpebre, ma per scherzo, perché è un burlone e a volte dentro lo zuccherino ci mette un amo da pesca arrugginito e allora c’è la sorpresina, “come l’ovetto Hitler-Jugend, te lo ricordi l’ovetto Hitler-Jugend? dentro c’era la sorpresina, in motorino sempre in due! rotta per casa di Auschwitz, che non ci ricordavamo mai come ci scriveva e lo cercavamo su bing.com, quante belle canzoni che c’erano madonna, che tempi!”, invece il suppliziante obeso è un povero stupido, è cattivissimo, ma proprio pazzo, si passa in continuazione la lingua sui denti e fa dei versi animaleschi, è veramente il più malefico di tutti, a volte ci legge i titoli degli articoli di Vice e IlPost.it e noi ci mettiamo a urlare e più urliamo e più lui sbava e ci legge altri titoli, e la stanza si riempie di fluidi corporei nei quali ogni tanto uno di noi che tenta di alzarsi ci scivola sopra, cade e resta a terra in agonia anche per diversi giorni tra sangue, bava, gelatina, diarrea, catarro, altre sostanze che non si sa da dove vengono, finché puntaspilli lo solleva e lo rimette sulla poltrona o sulla barella, o lo appende al muro come un capotto, gli fa un’iniezione transvitreale e poi passa tutto, e allora quello inizia a cantare la sigla di Art Attack, poi urla “non sono più una crisalide sospesa a un filo sericeo!”, si convince di essere una farfalla e si mette a battere le ali alzando le braccia su e giù, cosa che gli provoca subito un rigurgito gastrico, altri fluidi sul pavimento, vomitate effetto domino, “e vi ricordate enrico mandela mentana, quando venne imprigionato sull’isola dei famosi? poi diventò presidente!” spesso l’appendiabiti cede, si stacca dal muro e il vecchio pazzo cade a terra, continuando ad alzare le braccia su e giù, allora si convince di essere una creatura marina e nuota nei fluidi del pavimento, anzi più che altro sembra un anfibio, dato che il livello dei fluidi raramente supera la caviglia, dunque striscia nella fanghiglia di scarti umani finché non lo trova il suppliziante obeso che lo rimette a posto dopo averlo torturato un po’ leggendo vecchi titoli di thevision.com, come vi credevate intelligenti e invece facevate schifo, vorrebbe dire l’obeso, ma non può parlare, può solo esprimersi in versi bestiali che noi traduciamo, ciascuno in modo diverso, “e l’astronave gesùcristoforetti affondata al largo dell’isola del giglio, ve la ricordate? e ken shiro foretti, il nokia 3310 foretti, roberto baggio foretti, lady oscar foretti e soprattutto Jeff Bezos Foretti, l’idolo delle ragazzine che faceva i concerti dentro l’acceleratore di particelle e poi un gi
orno è misteriosamente scomparso, com’era andata a finire quella storia?”, e tutto questo sarà solo una parte del dolore futuro, perché poi ci ritroveremo soli, in una stanza dalle pareti bianche silenziosa, senza nemmeno il diversivo dei supplizianti che alla fine facevano compagnia, anche quando ci spalmavano sulla faccia le nostre feci, o quelle di qualcun’altro, lo facevano per punirci ma in realtà ci faceva piacere, era comunque un contatto umano, soprattutto quando le feci erano appena uscite dal corpo erano calde e quel calore era un dolce abbraccio, come quando eravamo giovani e cliccavamo tutti insieme, invece niente, non ci sarà proprio nessuno, solo un orrendo silenzio e un dolore infinito, lacerante, insopportabile::::::::::::::::: ::::::::;::::::::::: ::::::::;;;;;;::::::;::::::: :::::::::::ccc::ccc’..’…………..’…:OKo;:::::::::::::::: ;:;;::::;;;;::::::::::::::::;: :;;:::::::::::::;;;;:;;;;;;;;,’………. ………………………………’…….’…….. :;;;:::::::::cc::;::::::::::: ::cc::::cc:ccc:::::::::: ::::::::::::::;::::::::;: :::::::;:;;::::;;; ;;;;:::::::::::::::::::cc:::cccc:c::c:, ,,……………..

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Una dolce melodia

Colonna sonora:

Nel 2021 il direttore creativo di H&M incaricò il misterioso e leggendario musicista Kenjai Hi Soo di comporre le musiche da utilizzare come sottofondo nei loro negozi di abbigliamento sparsi in tutto il mondo. Nel giro di poche settimane il musicista consegnò le musiche che vennero considerate “eccezionali” da tutta la direzione, dagli assistenti, dai consulenti, da tutti i creativi e anche dal direttore in persona. A dire la verità nessuno le ascoltò integralmente. Il direttore chiese un parere al suo assistente, che le fece sentire a sua volta a un suo collaboratore che ne ascoltò pochi secondi e poi disse “tanto è tutta uguale”, e una volta che il direttore diede parere positivo anche tutti gli altri si allinearono e dissero “fantastiche, eccezionali, perfette!” pur non avendole sentite. Dunque si decise di sperimentarle subito in uno dei negozi principali della catena.

Come test venne scelto un venerdì prima delle feste, uno dei giorni con maggiore afflusso di clienti, soprattutto giovani. Le persone entravano nel negozio e si lasciavano ammaliare dalla melodia ambient che li accoglieva e abbracciava accompagnandoli dolcemente tra gli scaffali pieni di vestiti. Dopo qualche minuto dall’apertura, una ragazza che scherzava con un’amica mentre si provava un cappello, di colpo cambiò espressione, prese una sciarpa, se la legò al collo, andò nel camerino e si impiccò. L’amica trovò il corpo e si mise a urlare, per poi dare testate contro il muro fino a cadere a terra senza vita. Nello stesso momento una commessa che sorrideva a una cliente si tagliò la gola usando delle forbici e nel giro di pochi minuti quasi tutti i presenti nel negozio si uccisero in qualche modo. Chi non ci riuscì venne trovato a terra in preda a convulsioni.

Inizialmente si pensò che a indurre le persone a comportamenti violenti e irrazionali fosse stato un gas nell’aria, si ipotizzò un attentato da parte di qualche organizzazione eversiva, forse una forma di avvelenamento, ma tutte le ipotesi più banali vennero escluse e i sospetti si concentrarono sulle musiche di Kenjai Hi Soo. In un test condotto in laboratorio in condizioni di sicurezza i tecnici del reparto di ricerca di H&M scoprirono che le composizioni dell’artista risultavano particolarmente rilassanti nei primi minuti, ma dopo portavano a uno stato di angoscia letteralmente insostenibile. Solo alcune commesse che ascoltavano altra musica con gli auricolari (benché espressamente vietati dal regolamento interno del negozio) si erano salvate, e questa fu la conferma che la causa di quel disastro erano proprio le musiche di Kenjai Hi Soo. Le commesse sopravvissute vennero licenziate per aver violato il regolamento. Il bilancio fu di 57 vittime, molte delle quali minorenni, e 21 persone ricoverate in psichiatria in uno stato di confusione irreversibile.

In quella che a molti sembrava una situazione disastrosa per l’immagine del brand il direttore di H&M intravide invece un’opportunità. Durante una riunione in cui regnava la depressione e il disfattismo, di colpo alzò il dito indice e disse: “Fermi, non tutto è perduto”. Il business dell’eutanasia stava infatti iniziando a crescere, così il direttore ebbe l’intuizione geniale di trasformare l’H&M cittadino in una clinica dove andare a morire nel modo più cool. In realtà bastò cambiare solo l’insegna e la pubblicità, ma di poco: infatti scoprirono che molti dei messaggi restavano validi, così come le foto dei modelli inespressivi utilizzate per la collezione primavera estate. Chi aveva sempre amato fare shopping, poteva entrare nel suo negozio preferito e riempire le buste finché la musica non faceva effetto, in media al settimo/ottavo minuto. A quel punto sentiva l’impulso di morire, ed erano facilitati da una serie di oggetti che l’azienda lasciava appositamente a disposizione, tra questi grucce appuntite, tacchi a spillo affilatissimi, collane stritolatrici e siringhe glitterate con un’iniezione letale per i più sbrigativi. I corpi venivano immediatamente rimossi dalle commesse, fornite di tappi per le orecchie e cuffie antirumore, che si occupavano anche di pulire il pavimento, le pareti e gli specchi.

Intervistato sui presunti problemi etici di una simile iniziativa, il direttore ricordò che la sua azienda vendeva capi incredibilmente cool a prezzi molto bassi, e che aveva semplicemente ampliato l’offerta rendendo accessibile l’eutanasia anche a chi non poteva permettersela. “La nostra mission è soddisfare i desideri delle persone, di tutte le persone” spiegò. Poco dopo venne lanciata una collezione donna special limited edition dal nome “L’ultimo outfit”. In quei pochi minuti a disposizione prima di uccidersi le clienti potevano scegliere l’ultimo vestito da indossare. Per ovvi motivi il pagamento avveniva all’entrata, prima di scegliere i capi, che di fatto non venivano realmente acquistati. Una volta conclusa l’esperienza di shopping il vestito veniva consegnato alla famiglia della defunta per seppellirla o cremarla con quello indosso, come da suo ultimo desiderio. Inoltre chi voleva poteva lasciare il proprio corpo all’azienda: una volta imbalsamati, i clienti venivano vestiti con i capi scelti da loro stessi durante l’ultima seduta di shopping, per poi essere esposti nelle vetrine del negozio. Diventò una vera e propria moda e anche personaggi celebri, vip, attori, ma anche politici depressi o in età avanzata, iniziarono a scegliere H&M come luogo dove morire. “E’ un brand che ho sempre sottovalutato, ma è la cosa più cool del momento” dichiarò una celebre influencer poco prima di entrare nel negozio, essere accolta dalle dolci note di Kenjai Hi Soo e morire in diretta Instagram.

Il problema è che a seguirla c’erano 150mila persone, e quasi tutte morirono pochi minuti dopo, chi lanciandosi dalla finestra di casa, chi contro un treno, chi tagliandosi le vene o sparandosi un colpo di pistola in testa. H&M diffuse immediatamente un comunicato dove spiegava che si era trattato di un banale errore tecnico e da quel giorno vietò la registrazione e la diffusione delle musiche di Kenjai Hi Soo. Questo evento rese il negozio ancora più cool e altre catene di abbigliamento tentarono di seguire la tendenza e realizzare musiche in grado di portare l’esperienza dello shopping a un livello superiore, mistico e trascendentale. Kenjai Hi Soo venne contattato da molte delle più grandi aziende al mondo, ma si rifiutò di ripetere l’esperimento, ufficialmente per motivi etici, ma in molti sostenevano che in realtà si trattasse di motivi economici (una particolare clausola del contratto che lo legava ad H&M), oppure, dicevano i più maligni, perché non più in grado di ripetere una composizione eccezionale come quella. Questo non fece altro che far crescere ulteriormente l’attrazione dei clienti verso H&M, dato che i patetici tentativi delle aziende concorrenti di seguire il brand su quella strada, si rivelarono tutti fallimentari.

Intervistato molti anni dopo da un giornalista di una rivista musicale, Kenjai Hi Soo confessò di non aver mai riascoltato quelle composizioni senza titolo ma che non si era assolutamente pentito di averle realizzate. “Io sono solo un musicista, ho fatto il mio lavoro e sono stato regolarmente pagato, il resto non è una mia responsabilità” disse. Qualche giorno dopo venne trovato impiccato nella camera di un hotel: indossava degli shorts a pois e un top femminile a costine proveniente dalla collezione primavera-estate H&M. La foto del suo suicidio venne immediatamente utilizzata come campagna pubblicitaria dall’azienda, così come previsto da una clausola del contratto firmato da Kenjai Hi Soo, giusto in tempo per il lancio della nuova collezione.

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Telefonate e SMS con mio padre

8.30 del mattino

(sottovoce, con tono da maniaco) – Pronto?
– Eh, sono io.
– (sempre sottovoce) Dimmi.
– Disturbo? Perché parli così?
– Sono… sono dentro un cespuglio…
– Perché?
– Niente, sono appostato. Aspetta che mi sposto. Un attimo.

(rumore di passi su erba, rami e foglie)

(poi, con tono leggermente più forte) – Ecco, dimmi.
– Ma cosa facevi dentro il cespuglio?
– Ah niente, stavo osservando un uccello raro.
– Un uccello raro?
– Sì, molto raro. Perché hai chiamato?
– Volevo sapere quanto paghi il GPL a litro, a casa.
– Mah, l’ultima volta c’era un’offerta a 0,80 a litro.
– Ok, scusa il disturbo.
– No niente, figurati.

(rumore di passi su erba, rami e foglie)

– …allora ci sentiamo. Ciao.
– Grazie. Ciao.

altro giorno, 13.00 circa

(tono alto, quasi urlato) – SI PRONTO!
– Sono io
– SI’ DIMMI
– Cos’è questo rumore? il mare?
– SONO SOPRA UNA CASCATA SU UNA SCOGLIERA
– Cioè??
– SONO SU UNA SCOGLIERA, C’E’ UNA CASCATA CHE FINISCE IN MARE! (rumore di vento)
– Bello?
– EH?
– E’ BELLO?
– MOLTISSIMO!

altro giorno, 16.00 circa

– Sì dimmi.
– Disturbo? Volevo chiederti una cosa.
– No dimmi.

(rumore di passi su erba, rami e foglie)

– Ma se ti disturbo…
– No no, sono a cercare orchidee rare.
– Eh?
– Abbiamo scoperto un posto dove è pieno di orchidee.
– Abbiamo chi?
– Con Franco

(nota: non so chi è Franco)

– Cosa volevi sapere?
– Ancora sul GPL. Penso che mi stiano fregando
– Mh.
– Non so, mi sembra di pagare troppo. Ho controllato su internet e i prezzi in effetti sono quelli. Ma sarà la dispersione della casa, non lo so. Volevo capire se…
– Aspetta, non prende bene qua.
– Ah no?
– Ci sono delle orchidee bellissime.

SMS, 19.00

ERO NELLA GALLERIA CHE  TI AVEVO DETTO. POSTO ASSURDO! ERA BUIO E PIENO DI PIPPISTRELLI! NON RIUSCIVO A USCIRE! ERA PIENO DI PIPPISTRELLI! ERANO ENORMI! FRANCO E’ VOLUTO TORNARE DENTRO PER FOTOGRAFARLI! CIAO!

altro giorno, 21.00

– Oh, ascolta.
– Ciao, dovevi dirmi qualcosa?
– Allora, hai dimenticato un libro qua.
– Un libro? Che libro?
– Aspetta, devo trovarlo, non mi ricordo l’autore…
– Ma è mio?
– Penso di sì, l’ho trovato e l’ho letto. E’ STUPENDO!
– Sì?
– E’ bellissimo, straordinario. Mi ha fatto riflettere! C’è tutto un ragionamento sul pianeta, anche sull’ambiente, è bellissimo.
– Ma che libro è?

(rumore di fogli e libri)

– Lo sto cercando. Pensa che avevo sonno e invece l’ho letto tutto d’un fiato!
– Sono curioso.
– Straordinario. Voglio cercare altri libri di questo autore.
– Ma chi è? Che libro è?
– L’ho trovato. Allora è…
– Sì?
– Aspetta.
– Ok
– E’ di Ballard.
– Ballard?!
– Sì, Ballard. Si chiama Il mondo sommerso. Bellissimo!
– Ah ma è famoso, è un autore famoso. Cioè è morto. Ma era considerato un grande scrittore.
– Ah sì? E’ bravissimo. C’è il mondo distrutto, insomma…
– Sì, è post-apocalittico diciamo.
– Come?
– Post-apocalittico. Cioè il mondo dopo… dopo la distruzione diciamo.
– Bellissimo romanzo.
– In casa ci sono altri libri suoi credo.
– Pensavo di comprarli.
– Sì ma qualcuno in casa c’è. Cercali.
– Allora li cerco. Ma dove?
– Nella libreria, tra i miei libri. Dovrebbe essere vicino a Philip Dick.
– Mh.
– Philip Dick, sempre fantascienza.
– Ho capito.
– Bene.
– Niente, volevo dirti che l’avevi dimenticato.
– Ma non l’ho dimenticato, è sempre stato lì nella libreria. Ce ne sono anche altri.
– Li leggerò.
– Ok.

SMS, 7.00

VOLEVO SAPERE SE POSSO DARE IL TUO NUMERO A UNA PERSONA CON CUI HO PARLATO

Dipende, chi è? Cosa vuole? Lavoro?

E’ ESPERTO DI LUPI.

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La tigre

Superato il cavalcavia del porto industriale ci si trovava improvvisamente in una distesa infinita di campi, stagni e stradine sterrate. Non c’era un allontanamento progressivo: era come uscire dalle mura di una città medievale e trovarsi subito fuori dalla civiltà, nell’aperta campagna, lontani da tutto, in una grande piattaforma grigia attraversata da canali di scolo e tralicci dell’alta tensione.

La Uno grigia di Antonio procedeva a 130 km/h, una velocità che si poteva definire piuttosto sostenuta, soprattutto considerate le condizioni dell’auto. Gerardo era seduto al posto del passeggero e con l’aria seria osservava dal finestrino la sua porzione di territorio. Campi incolti, più che altro, interrotti da qualche piccolo stagno. Non c’era nient’altro, a parte i pali della luce e qualche rudere diroccato. Tutto il resto era grande vuoto e luce grigia.

“Qui, a destra” disse piano Gerardo.