Categorie
Post

TOP 5 – Classifica del web italiano più frustrato e represso

Quello dove trovi gli utenti più frustrati e aggressivi, genere online sono un terrorista con il QI di Einstein e il pugno di Mike Tyson, ma offline mi cago sotto se qualcuno alza la voce o starnutisce per strada perché penso che ce l’abbia con me.

1) Wikipedia
2) Il forum italiano di WordPress
3) Reddit Italy
4) I forum di videogiochi, in particolare NGI
5) Tutti i forum ad argomento vagamente tecnico/scientifico

Aggiornamento classifica 19/4/17:

1) Reddit Italy

dopo due anni reddit italy va al primo posto. se vi siete chiesti dove sono finiti tutti i bravi giornalisti, gli scienziati, gli studiosi di ogni campo, tutte le persone eccezionali, ecco: sono lì. sono tutte lì a commentare. se c’è qualcosa di sbagliato nel mondo, su reddit italia se ne accorgeranno per primi.

2) Wikipedia

wikipedia italia si tiene la seconda posizione e resta una roccaforte del web frustrato represso aggressivo-passivo.

3) Il forum italiano di WordPress

il forum italiano di wp perde posizioni e credo che ne perderà ancora. purtroppo non c’è più quell’atmosfera folle, aggressiva e bipolare che lo caratterizzava fino a un paio di anni fa. i messaggi sono sempre meno, le risposte furiose ormai rare.

4) Hooki

new entry, questo sito di commenti di cui tutti hanno paura di parlare (pure io) perché poi loro parlano di te e si scatenano tipo branco selvaggio. dal punto di vista sociologico e antropologico è un fenomeno interessante: è una comunità di esuli, in teoria di nicchia ma di fatto abbastanza seguita. fanno le pulci anche alle pulci. tutti geni. livello di insoddisfazione personale: non quantificabile. si prevede una scalata della classifica.

5) I forum di videogiochi, in particolare NGI / Tutti i forum ad argomento vagamente tecnico/scientifico

questa è la vecchia internet. sempre stronzi, ma ormai invecchiano e sono da guardare come quelle tribù un tempo selvagge che oggi non fanno più paura e anzi vanno protette al grido di “viva i forum, abbasso facebook”.

Categorie
Post

L’arte, all’improvviso

Visto in una casa privata. Purtroppo non so il titolo (se esiste)

DSC_0144

QUI versione grande (merita)

Categorie
Post

In LOL we trust

I write of melancholy, by being busy to avoid melancholy. There is no greater cause of melancholy than idleness, no better cure than business.

 

Robert_Burton

è quell’ambiguità di business che lo rende perfetto e dà spazio a scenari visionari.

pochi sanno che questa è una delle storie preferite di marchionne, gliela raccontava sempre sua mamma prima di non andare a dormire: http://it.m.wikisource.org/wiki/Favole_(La_Fontaine)/Libro_ottavo/XXVI_-_Democrito_e_gli_Abderiti

Lichene del mese: Usnea

perfetto come nome di un gruppo post-rock o post-metal, è un bellissimo lichene http://bit.ly/176isPu che può essere usato per arredare la propria casa nel bosco o per costruirsi una finta barba buffa:

usnea3

Aggiornamento: giuro che non lo sapevo, ma esiste già un gruppo di funeral sludge doom metal che si chiama usnea http://usneadoom.bandcamp.com/album/usnea come dire… tutto questo è già successo e succederà di nuovo.

 

Categorie
Post

I para-artisti della para-arte

Le mie esperienze con l’arte contemporanea sono sempre traumatiche, ma non nel senso positivo del termine, di trauma che stimola, che provoca, che sorprende, che meraviglia (in tedesco traum vuol dire sogno). E’ più un trauma simile a quando becchi una pizza scarsa e la paghi molto: ed è in questo senso che sono traumatiche, perché a me l’arte piace, come la pizza, e piace anche l’arte contemporanea, in dosi basse e molto selezionate. E’ un po’ come per il cinema horror: ogni 100 film che escono, 98 fanno schifo, 2 sono bellissimi.

Perché sto scrivendo queste cose: per sfogarmi.

Location: piccola galleria d’arte, ovviamente non definita così perché è borghese, ma in modo più strano e originale. Collettivo “formatosi a Berlino”, cioè tutti residenti in Italia, però sono andati a Berlino, si sono formati, poi sono tornati a casa. Un po’ come quelli che vanno a sposarsi a Las Vegas.

Sento qualcuno dire “videoarte”, allora mi interesso, perché a me a volte la videoarte piace molto, anche se è sempre un fatto di numeri (si veda il discorso sul cinema horror). Quindi dico: proviamo.

Video in loop con due donne che si sputano a vicenda: sono madre e figlia. Sputano come le femmine, cioè poco e male, quindi è fin da subito deludente. Spero che la cosa degeneri, che si crei un momento inatteso, imprevedibile, un attimo inspiegabile, come dovrebbe fare l’arte. E invece niente: tra uno sputacchio e l’altro ridono, tipo video cretino di Youtube. Il video finisce e ricomincia.

Mi guardo intorno: gente vestita strana, altri vestiti normali che commentano “il bell’allestimento” (sintesi perfetta dell’arte contemporanea: siccome il quadro non c’è più, commentiamo la cornice).

Il video non lo capisco, o meglio lo capisco fin troppo, e capisco che non c’è nulla da capire. Non è bello da vedere, non stimola, non meraviglia, non provoca, sono solo due che si sputano a vicenda. Vicino c’è un mazzo di fogli A4. Temo che si tratti proprio di Quella Cosa.

Ma mi dico: smettila con i pregiudizi, magari non è così.

E invece sì.

E’ lei, è la SPIEGAZIONE.

Nel foglio A4 viene spiegato che il video INVITA A RIFLETTERE. Lo scopo dell’installazione artistica, dell’opera, chiamatela come volete, è far riflettere sulle dinamiche madre e figlia. Ora, posso testimoniare che il video non ottiene lo scopo voluto, non a caso necessita della didascalia, ovvero il famigerato foglio A4 con la spiegazione. Ci vuole più tempo a leggere quella che a vedere il video.

Sotto la Spiegazione c’è la bio dell’artista: soliti percorsi accademici, solito elenco di capitali europee, sempre le stesse.

Ma il problema non è il foglio A4. Quello è la conseguenza inevitabile del problema, che invece è all’origine: l’intenzione.

Far riflettere.

L’arte non deve far riflettere. L’arte FA riflettere, ma involontariamente, capita, succede, e ognuno fa le sue riflessioni. Invece questi artisti che nascono (già morti) in percorsi accademici sono ossessionati dall’intenzione di far riflettere. Come se Picasso dipingesse una capra dicendo: lo scopo è farvi riflettere sulle capre.

L’intenzione, la volontà, è nemica dell’arte. Va bene per gli studenti, per i critici, per i giornalisti, ma non per gli artisti. E non sono pippe: sono cose pratiche drammaticamente sperimentate sulla mia pelle di spettatore interessato. Quando vogliono farmi riflettere su qualcosa, il risultato è che non mi fanno riflettere, mi ammosciano e mi addormentano, e di sicuro non mi emozionano.

Come si fa oggi un’opera d’arte contemporanea?

Si fa così: si fa un percorso accademico (devi studiare da qualche parte per poi metterlo nel curriculum), ci si fa un sito fatto male dove non si capisce nulla, un logo e un nome un po’ radicali giusto per scandalizzare mamma e papà. Poi però si sceglie di far riflettere su qualcosa e, inspiegabilmente, nel 90% dei casi, si sceglie la PROPRIA FAMIGLIA.

E’ pieno di quadri, progetti, video, installazioni, performance, che parlano di famiglia. Progetto fotografico su mia nonna che fa la spesa. Video di mio padre che fuma la sigaretta alla finestra. Performance dove prendo a schiaffi mio padre (dopo che mi ha pagato 2 anni di erasmus, 5 anni di università, 3 anni di accademia a zurigo, viaggi a berlino, cazzeggio a new york, non contento LO PRENDO A SCHIAFFI), sputo in faccia a mia madre, mi faccio fotografare mentre bacio il cadavere di nonna, ecc. ecc. A quanto pare il mondo dei giovani artisti inizia e finisce sull’uscio di casa.

A quel punto il gioco è quasi fatto: basta inserirsi nel circuito giusto e ci siete.

Non sono necessarie ossessioni, ispirazioni, non è necessario aver vissuto, aver sofferto, voler rappresentare il proprio mondo, niente: basta che siate stati un paio di mesi a New York (ma va bene anche Berlino) e siate riusciti a convincere qualcuno a prendervi sul serio. Cosa che, incredibile, è molto più facile di quanto pensiate.

Poi ci mettete in mezzo o la vostra famiglia o una pseudocritica all’arte (infatti l’arte è critica dell’arte, mette in discussione se stessa), aggiungete un po’ di fluidi corporei per rendere la cosa trasgressiva, patologica, quindi saliva, sangue, sperma, cacca, pipì, e a quel punto siete quasi arrivati.

Dove?

A fare soldi no, quelli sono per pochi e al 90% non per voi. Ma siete arrivati dove volevate davvero arrivare, e cioè a sentirvi artisti.

**

 

Una delle precedenti esperienze era stata questa (post del 2013 relativo a una giornata del 2011 o 2012):

 

12. Life during wartime

domenica, personale di un giovane artista al teatro civico. pompa magna, il comune ha speso e si vede. graziose signorine all’ingresso, il nome del giovane artista su un grosso pannello di legno, e tutto ciò che ne consegue. le sue cose non sono nemmeno male, opere d’arte realizzate con materiali di scarto + ammiccamenti insensati all’immaginario collettivo nerd (ma ciò che li rende interessanti è proprio l’insensatezza). siccome è lì ci scambio due parole, sento i prezzi, trasalisco, gli chiedo dettagli tecnici ma lui è sfuggente, come da copione. esco. fuori decine di bancarelle con persone qualunque che espongono le cosucce da loro realizzate: maschere, collanine, pupazzi, giocattoli e altre tenerezze personali che uscite dalle loro case rivendicano ora un improbabile riconoscimento. ovviamente, nessuno li caga. gli stessi che pochi metri prima ammiravano il giovane artista snobbano questi piccoli artigiani e passano oltre in cerca di un gelato. me compreso. la situazione mi sembra emblematica: si trovano a pochi metri di distanza, un po’ come i gatti sulla strada e i topi nelle fogne. perché lui? perché il giovane artista non ha una bancarella come tutti gli altri? perché lui dice millessette e nessuno ride mentre con quei disperati si tira il prezzo per arrivare a due o tre euro? penso che è un sistema crudele, ma anche che è così che funziona. qualcuno sì, qualcuno no. poi a casa scopro che anni fa il giovane artista ha preso parte a un noto spot pubblicitario e improvvisamente tutto torna ed è domenica sera e c’è report a confermare.

**

Aggiungo: tutte le cose riconducibili all’arte che più mi hanno colpito negli ultimi anni, non venivano dal mondo dell’arte. Erano saggi scolastici di bambini delle elementari: un video fatto da bambini di 11 anni, e uno spettacolo teatrale fatto da bambini credo della stessa età. Era arte. Era spontanea, inattesa, bella e indovinate? Addirittura faceva riflettere.

Ora, se ci riescono dei bambini di 11 anni e non ci riuscite voi… vi invito a riflettere.

Categorie
Post

Lingue che vorrei imparare

Lingue che vorrei imparare, nell’ordine: 1) napoletano 2) tedesco 3) rumeno

Le uniche tre che veramente mi piacerebbe imparare. L’italiano mi serve per vivere e per ascoltare l’opera, le altre non mi interessano o le vedo troppo lontane.

Lo spagnolo è bello scritto o parlato dai sudamericani, parlato dagli spagnoli è un latrato volgare e fastidioso. Dalle spagnole ancora peggio. Non c’è bisogno di fare esperimenti con gli umani, provate Google Translate e ditemi se non viene voglia di lanciare il monitor dalla finestra.

Il francese è bello da leggere e da cantare. Ma quando parlano sembrano degli handicappati.

Il russo è bello, ma è solo per i russi. Non è una lingua per comunicare, non è una lingua che possa diventare di altri. Come l’ebraico, l’arabo o lo swahili.

Il napoletano invece sì. Dovrebbe sostituire l’esperanto. Puoi dire tutto con il napoletano, anche le cose che non si possono dire.

E’ proprio apertura di mente, ampliamento dello spazio. Parlando il napoletano il cervello funziona meglio, riesci a pensare cose che non potresti pensare in altre lingue, un po’ come alcuni concetti filosofici che ci sono solo in tedesco.

Il tedesco si è semplicemente rivelato superiore agli altri, non c’è nemmeno bisogno di spiegare perché.

Il rumeno mi piace perché mi piace. Ha delle parole bellissime (ad esempio verità si dice adevăr) e alcune bruttissime, latino sporco, da lingua povera eppure di grande cultura, di grande pensiero.

Come tutti i bambini introversi da piccolo avevo fatto una mia lingua, e ho scoperto anni dopo che alcune parole esistevano veramente in diverse lingue. Questo dimostrerebbe che, in qualche modo, appartengo veramente alla cultura di questo pianeta, oppure che sono un alieno programmato per adattarsi molto bene.

 

Categorie
Post

Report

Non sogno da tempo, ma a volte diciamo che lo faccio da sveglio, e uno dei miei incubi ricorrenti è finire in un’inchiesta di Report. Subito dopo i problemi di salute è l’ipotesi peggiore che riesco a immaginare. Mi sveglio una mattina e trovo una chiamata di mia madre. Messaggio: “chiamami”. Altro messaggio di un amico “O madonna, ma non sapevo. E ora cosa fai? Mi dispiace, ti sono vicino”. Chiamo mia madre, che mi spiega tutto. Cerco lo streaming su internet, c’è una mia telefonata intercettata, c’è un servizio con la videocamera nascosta, c’è la Gabanelli che fa lo sguardo gelido prima dello stacco pubblicitario, ci sono io che parlo con i sottotitoli, non si capisce bene cosa ho fatto ma c’è odore di inculata nell’aria, diciamo così. Fanno vedere delle tabelle, fanno vedere dei numeri, grafici, frasi evidenziate, zoomate su documenti protocollati, lauree false, persone con accento romano e la faccia pixellata, tutti elementi che portano a una conclusione: è colpa mia. Ho fatto qualcosa di terribile. Non so cosa, forse ho rubato soldi, forse hanno scoperto che, dal 2009 a oggi, non ho mai messo le marche da bollo da 1,81 sulle fatture, che a volte frego il pakistano con le monete, che se posso lavoro in nero, che a volte passo con il rosso, che se potessi fottere migliaia di sconosciuti lo farei, SCOPPIO A PIANGERE. Sono il cancro di questo paese, sono il paese di questo cancro, sono il sindaco di Cancrolandia, se mettono il mio sangue in quello di un’altra persona quella persona muore, se stringo la mano a una persona onesta quella prende fuoco tipo album dei Pink Floyd, sono amianto tra i capelli di una bambina, sono il petrolio sulle ali di un gabbiano, quando i bambini africani vogliono mangiare c’è qualcuno che dice “scusate bambini ma c’è un signore in italia che ha rubato tutto e quindi anche oggi non si mangia” e loro scoppiano a piangere, quindi chiamo ancora mia madre, che non risponde, chiamo perfino mio padre, ma non risponde nemmeno lui, allora sento suonare alla porta: sono gli sbirri. Primo pensiero: mutande pulite. Mi cambio velocemente mentre loro continuano a suonare, apro e non ho nemmeno il tempo di dire qualcosa: vengo incappucciato, portato via, caricato su un furgone, mezz’ora dopo mi fanno scendere, mi legano a una sedia, mi tolgono il cappuccio e sono in uno scantinato umido. Nel buio intravedo una figura che avanza verso di me. E’ la Gabanelli. Indossa una divisa da nazista sadomaso, in mano ha un frustino, si avvicina e io subito inizio a piagnucolare, velocemente mi passano per la mente le torture della Cia a Guantanamo, un paio di film horror recenti, le immagini di una colonscopia, mia madre che scuote la testa delusa, mia nonna morta, il mio cane morto, e poi dico “Va bene, confesso! Sono stato io! La colpa è mia! Faccio schifo!” ma la Gabanelli mi dice “Non è necessario che tu confessi, anzi: è del tutto inutile. Sei già colpevole” e di colpo lo scantinato viene illuminato da potenti fari, sulle pareti proiettano delle tabelle con dei numeri, vedo cifre a tre zeri, virgole, euro, iva, e dico “Scusi un attimo signora Gabanelli, mi perdoni, ma guardi che io guadagno poco, queste cifre non credo mi riguardino, a momenti vado a mangiare alla Caritas, per capirci, glielo dico con rispetto, mi creda, insomma ci dev’essere un errore”. La Gabanelli non risponde, piega leggermente la testa e dice “defloratelo”.

 

Vorrei dire che a quel punto mi sveglio, ma come ho detto all’inizio da un po’ di tempo non sogno, quindi queste cose le penso da sveglio. E non c’è modo di sfuggire se non: dormire.

Categorie
Post

The social Network III

Iniziò così: alcune persone si svegliavano e come prima cosa controllavano Facebook, scoprendo di essere stati taggati in fotografie di serate a cui non avevano partecipato. Forse ho bevuto troppo, pensavo qualcuno, forse ho problemi con la memoria a breve termine, pensava qualcun’altro, ma nessuno all’inizio diede molto peso alla cosa. La vita continuava come sempre. Le persone uscivano di casa, incontravano un amico e si facevano una foto insieme, poi la mettevano su Facebook ma scoprivano che quella foto c’era già, era stata fatta il giorno prima. Nessuno dei due se lo ricordava, nessuno dei due trovava una spiegazione. Il fenomeno si diffuse sempre di più e sempre più velocemente. Persone che scrivevano status come “Oggi ho fatto gli gnocchi! erano buonis..” scoprivano di averlo già scritto con la data di ieri. Vennero interrogati scienziati, filosofi, programmatori, religiosi, i governi ordinarono ispezioni presso le server farm di Facebook, ma nessuno trovò una spiegazione. Mark Zuckerberg, ormai 80enne e paralizzato, aveva perso l’uso della parola da 10 anni e comunicava solo sussurrando strani mugolii nell’orecchio della moglie cinese, che traduceva per il resto del mondo. Molti giornali insinuavano che la cinese non traducesse veramente, altri si interrogavano sul mistero della sua eterna giovinezza. Anzi, col tempo era ringiovanita: più Zuckerberg invecchiava, più lei diventava giovane. Nel frattempo Facebook continuava ad anticipare sempre di più la realtà. Lo scarto aumentava. Le persone aprivano il proprio profilo e trovavano la foto di un anno dopo, abbracciati con degli sconosciuti, persone che ancora non avevano incontrato.

M. provò a cancellare il proprio profilo, ma era del tutto inutile, perché apparivano informazioni sulla sua vita nel profilo degli altri. Un amico lo chiamava e gli diceva “Tra sei mesi faremo una foto che fa morire da ridere, devi vederla!”. A quel punto si iscrisse di nuovo, per cercare di controllare la propria vita, per sapere cosa sarebbe successo. Un giorno aprì il suo profilo e trovò centinaia di saluti sulla sua bacheca: “Ciao, ti ricorderò sempre”, “Non ci posso ancora credere, non mi sembra possibile, ciao M.”, “Eri il migliore di noi, non mi sembra vero, Addio” e così via. Mancava un anno a quel momento. M. si interrogò sul da farsi: ringraziare gli amici delle condoglianze e poi aspettare? Ci pensò un po’ e alla fine decise di opporsi al destino e suicidarsi. Gli sembrava la cosa più sensata. Quindi scrisse un biglietto d’addio sul quale meditò molto, diceva così:

Perché l’ho fatto? Non c’è alcun motivo e non penso sia una tragedia per molti. Ma come una goccia che cade in un pozzo molto profondo l’eco è assordante solo per chi può sentirla. Addio. 

Era soddisfatto: postò la frase su Facebook e si impiccò. Ma non morì. Quindi si buttò dalla finestra, ma non morì neanche in quel modo, si fratturò una gamba e un polso e dopo qualche ora era dimesso. Allora tentò di tagliarsi le vene, di soffocarsi, avvelenarsi, ma scoprì che non poteva morire. Non ancora: la data fissata da Facebook era un’altra. A ogni tentativo però scriveva nuovi status di addio, perché ogni volta pensava che quella sarebbe stata la volta buona. Col tempo gli amici iniziarono ad apprezzare, i mi piace erano sempre di più e le condivisioni aumentavano esponenzialmente, e quasi un anno dopo la Mondadori gli pubblicò la raccolta, dal titolo ironico “Addio Facebook crudele”. Fu un caso editoriale e vinse un premio letterario. Il giorno della premiazione coincideva con il giorno della sua morte secondo Facebook e tutti si aspettavano che, una volta salito sul palco, proprio prima di pronunciare il discorso di ringraziamento, sarebbe morto davanti a tutti, perché nei film di fantascienza succedeva sempre così. Non era un caso ma un’idea del suo agente letterario, sapeva che così il libro avrebbe battuto ogni record. Alla presentazione c’erano migliaia di persone, addirittura c’era chi scommetteva. M. salì sul palco per ritirare il premio, ormai era quasi mezzanotte e dopo pochi secondi la giornata sarebbe finita. A mezzanotte e un minuto, durante gli applausi di rito dopo il suo breve discorso di ringraziamento, M. non era morto. Fece il gesto dell’ombrello davanti a tutti e disse “tiè” e andò via. Il giorno dopo la moglie cinese di Zuckerberg morì di infarto. Gli infermieri raccontarono ai giornali che in quel momento sul viso del padrone di Facebook apparve uno strano sorriso.

precedente: The Social Network II: Apocalypse

Categorie
Post

Ma pur mi piace languir così

Invidio molto i musicisti perché dagli abissi peggiori dell’esistenza riescono a ricavare sempre qualcosa di sublime. Almeno, quelli bravi.

Ieri il mio amico Enrico ha sentito l’audio che ho registrato fuori casa e oggi me l’ha rimandato così, in versione musicale.

http://www.harrr.org/vmc/wp-content/uploads/2014/11/meh_mixdown.mp3

La cosa paradossale è che ora dentro casa ascolto l’audio di fuori casa, e mi piace.

Le finestre  sono chiuse, le ambulanze sono lontane.

Categorie
Post

Fuori di me

A volte dico: vado a fare una passeggiata, ed esco di casa.

Questo è quello che si sente fuori:

http://www.harrr.org/vmc/wp-content/uploads/2014/11/Voce-002-online-audio-converter.com_.mp3

Questo invece è quello che si sente dentro casa:

http://www.harrr.org/vmc/wp-content/uploads/2014/11/Voce-003-online-audio-converter.com_.mp3

C’è poi una mezza via.

Infatti a volte dentro casa apro la finestra e sento quello che c’è fuori. Quasi sempre un’ambulanza in lontananza (l’ambulanza è stata chiamata così per questo motivo).

A volte che viene verso di me, a volte che si allontana da me.

Categorie
Post

100 trucchi infallibili per risparmiare

copertina

E finalmente ecco l’ebook. Sono molto contento della copertina.

Qui il pdf: http://www.harrr.org/vmc/wp-content/uploads/2014/11/100trucchirisparmiare.pdf

Qui l’epub:  http://www.harrr.org/vmc/wp-content/uploads/2014/11/100trucchirisparmiare.epub

Molto probabilmente è pieno di errori, ma il tempo è denaro e quindi anche quello va risparmiato. L’importante comunque è il contenuto. L’inverno sta arrivando, basta fare le cicale, è il momento di fare le formiche.

SCARICATE, LEGGETE, CONDIVIDETE, RISPARMIATE.

Categorie
Post

Islamizzazione della società: perché non conviene

Come spiegato da questo commentatore del Corriere.it, si sconsiglia di investire nello Stato Islamico, sarebbe un disastro in particolare per il settore cani (l’analista calcola un – 20 milioni, in forse quello dei gatti) e anche in quello turistico, dato che nessuno andrebbe più al mare a vedere le donne. Cali drastici anche nel settore vocaboli: con l’Islam radicale non esisterebbe più la parola ecologia.

corriere

Categorie
Post

Estasi del conflitto

  • bisogna dire due parole su questi animali che si fanno fotografare con altri animali, il ghepardo che  cresce  con i cani, l’oca che vive con i gatti, l’asino con il delfino: basta, non se ne rendono conto ma è incredibilmente dannoso. è proprio da queste situazioni che nascono tutti i problemi che affliggono il mondo, l’illusione che la convivenza tra diverse specie sia possibile. queste ingenuità sono pericolose e per questo da condannare. la prossima volta che vedete un cane che gioca con un maialino pensate allo Stato Islamico.
  • inevitabile pensare a quando verrà il momento in cui gianni morandi starà male, gli verrà qualcosa di brutto, una paresi, qualcosa che lo costringerà a letto, e inizierà a postare autoscatti da lì, documentando ogni giorno della sua malattia, fino all’agonia, fino alla morte. spiace pensarlo e chiedo scusa a tutti, in primis a morandi che mi è sempre piaciuto molto, però so di non essere l’unico a pensarlo, sappiamo che potrebbe succedere.
  • pare che il battito di una farfalla possa scatenare un uragano. le farfalle però limitano questo potere. infatti nel mondo ci sono pochi uragani, non tanti quante sono le farfalle almeno. questo significa tre cose: le farfalle sono buone, ma in mezzo ce ne sono alcune molto stronze, però è normale, è sempre così nei gruppi. seconda cosa: verrà il giorno in cui dovremo sterminare tutte le farfalle esistenti. terza cosa: trattate bene la prossima farfalla che incontrate.
  • non credo che mi abituerò mai a questo fatto di essere separato da pochi centimetrici di cemento da altre persone. le sento parlare, cantare sotto la doccia, sono qui. sono vicino a me. potrei parlarci salutarle strangolarle, è uguale. sono qua, a disposizione, eppure lontane e incomprensibili, c’è la stessa distanza della tendina della doccia, quando il corpo dall’altra parte appare sconosciuto, informe, potenzialmente pericoloso, anche se è separato da pochi millimetri di plastica.
  • Sono sulla banchina di Port Royal, in Giamaica. La brezza del mare mi fa starnutire. Sento arrivare due uomini che parlano in un inglese sporco e ogni tanto ruttano. Mi abbasso e mi nascondo dietro un mucchio di reti. Stanno fumando la pipa e parlano di una nave che salperà tra poco. Capisco che è la mia nave. Li seguo con lo sguardo e li vedo sparire sull’oscurità del molo. Mi guardo intorno, mi alzo e vado in quella direzione, deciso a non perdermi la partenza. Tra me e la nave c’è però la signora nera, quella che chiede i soldi per comprare il latte al bambino, sempre lei. Mi immobilizzo, ancora una volta con il terrore di far tintinnare le monete nella mia tasca. Lei però si accorge di me: forse ha sentito il pensiero delle monete tintinnare nel suo cervello. Approfittando dell’oscurità mi dileguo, mi nascondo in un baule, è scomodo ma riesco a starci intero, lo chiudo. Un’ora dopo mi risveglio nel trolley di una hostess Ryanair. 
  • dubbi: le vecchie foto sui mobili di casa con i parenti mai visti che sono morti prima che io nascessi. saranno davvero miei parenti? c’era davvero qualche legame con la mia famiglia? oppure sono foto che si tramandano di generazione in generazione, come quelle che ci sono nelle cornici quando le compri?
  • Classifica “sono i suoi fan che non mi piacciono”: 1) David Foster Wallace 2) Bukowski 3) i Peanuts 4) Wes Anderson  5) Genesis 6) Gesù (in aggiornamento)
Categorie
Post

Generazione perduta

E’ purtroppo ormai molto diffusa tra i più giovani la pratica di fotografarsi con la droga, con i soldi e talvolta con le armi, principalmente per spirito trasgressivo o di emulazione. Molto spesso queste foto vengono poi condivise ingenuamente sui social network, dove è facile trovare adolescenti in pose da gangster con panetti di fumo o droghe pesanti, mazzette di euro o altro.

Pochi sanno – e quei pochi non ne vogliono parlare – che questa triste pratica è diffusissima anche tra i carabinieri. Come dimostrano queste foto.

droga-hashish-carabinieri-saronno

Scatti che fanno piangere il cuore. Notare lo sguardo di questi sopra, furbo, compiaciuto, come dire “ehi guardatemi, sono più figo di voi perché ho della sostanza stupefacente”. O del carabiniere qua sotto, che inclina leggermente il capo in modo che la visiera copra parzialmente il suo sguardo da duro, mentre mostra piante di droga sulla scrivania della sua cameretta…

CARABINIERI-DROGA-GRAVINA

E cosa dire di questi due che addirittura costruiscono castelli con 3 quintali di panetti di hashish? Bravi, bravi, i vostri genitori saranno contenti.

I-3-quintali-di-hashish-sequestrati-dai-Carabinieri-747136

Anche nella foto che segue lo sguardo da duro tradisce le insicurezze e le fragilità tipiche di chi vuole sembrare grande e cattivo. Un po’ di droga dentro la valigia di mamma e papà, un amico a fare la foto  da mettere su Facebook, e speriamo che mamma e papà non tornino prima!

carabinieri-khat

Altri esempi. Anche qua sembra di sentire la voce della mamma: “Antoniooo la cena è prontaaaa! Resta anche il tuo amichetto a mangiareeee??” e Antonio che risponde “Mamma lasciaci stare stiamo facendo delle coseeee!”.

carabinieri-sequestro-droga-COP  Foto_stupefacente_sequestrato_dai_Carabinieri_di_Messina_Sud1 Foto-droga 29.05.2013-SEQUESTRO-SOLDI-E-COCA-A-MARANO-4 gazz

Qui ecco invece un carabiniere tenta di usare l’infernale bong, aggeggio usato per fumare la droga:

narghilè droga-2

In questo scatto sconvolgente ecco due amici che si preparano ben 5 siringhe di droga a testa… ovviamente sempre davanti all’obiettivo fotografico, perchè c’è l’ossessione di condividere su Facebook con gli amici, sempre per dire “guardate che trasgressivi che siamo”.

siringhe_di_eroina_e_droga_sequestrata

Ci sono poi le foto dei dettagli, dove emerge un compiacimento che mette i brividi, ma grazie alle quali è possibile ricostruire il loro mondo, quello della solitudine delle loro camerette, i loro oggetti preferiti, i cellulari fuori moda, il bilancino, la paletta, e l’onnipresente maledetta droga…

DROGA7refurtiva-spaccio-eroina-ispica carabinieri-camerino-droga-montelago-2

Per fortuna poi ci sono anche i bravi ragazzi, ancora per un po’. In questa ultima  foto un bravo carabiniere mostra orgoglioso i suoi cd preferiti:

carabinieri_sequestro CD e DVD

E infine dei carabinieri con i loro giocattoli preferiti. Ecco, queste sono le foto che vorremmo vedere.

12_18_bso_f1_388_b_resize_597_334 giocattoli

Categorie
Post

Intervista a un melariano ariano kazako (da Vice)

Vistlastz è un melariano ariano del Kazakistan, è nazista, antispecista, fuma il crack, rifiuta i colori, l’ora legale, le strette di mano, molte parole che iniziano con la N (ma non tutte), si nutre solo di clisteri di mela e odia negri, ebrei e omosessuali. Non è poi così strano come può sembrare, anzi è un ragazzo alla mano e, se non fosse per la mela a forma di svastica tatuata sulla fronte, sarebbe un tipo qualunque. Lo incontro in un locale di Milano dopo una notte passata a farci foto strane, ridere come pazzi e assumere sostanze stupefacenti.

Vistlastz, quando hai capito che ti saresti nutrito solo di frullati di mela infilati nel culo?

A 12 anni avevo già capito di essere diverso dopo aver letto Mein Kampf. A 13 fondai un gruppo punk vegano, a 14 occupai una casa e insomma per farla breve a 23 anni ho già divorziato 2 volte, ho 7 figli, sto perdendo i capelli e non ho ancora imparato a suonare uno strumento musicale.

Può essere anche colpa della tua dieta?

Non so, forse sono io che mi applico poco.

Intendevo per la perdita dei capelli. Forse è perché sei melariano?

No, figurati. Io da quando sono melariano ariano sto benissimo. Ma per rispondere alla tua prima domanda… Credo di aver capito che mi sarei nutrito solo in questo modo a 16 anni, quando mia madre è morta.

Aveva il cancro, giusto?

Sì, ma  non è morta per quello. Lei ha fatto tutta la vita la groupie dei più grandi gruppi punk kazaki, ma ormai alla sua età (aveva 37 anni) era in pensione e un po’ malandata.

Era anche eroinomane, giusto?

Sì, ma non è morta per quello. Ha sempre avuto una vita sfortunata, povera donna.

Ha avuto anche una storia con un serial killer cannibale stalinista, giusto?

Sì, ma non è morta per colpa sua.

Com’è morta?

Investita da un treno. Con tutti quei concerti punk aveva quasi perso l’udito e non si è accorta che arrivava il treno.

Mi dispiace. Ma lei che ti diceva della tua dieta? Non ti chiedeva perché non mangiavi come tutti gli altri?

No, è sempre stata molto aperta. E poi odiava cucinare, quindi le andava bene così. All’epoca ero ancora parzialmente vegano crudista di corrente fruttariana ascendente banana.

Senti, ma tu odi di più i negri, gli ebrei o i carnivori?

Bella domanda! In realtà sono la stessa cosa, dato che tutti i negri e tutti gli ebrei sono carnivori.

Ma non tutti i carnivori sono negri o ebrei.

Ah ah! E’ vero, non ci avevo mai pensato. Ora mi viene in mente che forse non dovevo bastonare quel ragazzo.

A proposito, una volta mi hai raccontato che tuo padre è morto in un modo fighissimo.

Sì! Era strafatto, è caduto tra gli orsi allo zoo ed è stato sbranato. Si trova il video su Youtube.

Un grande.

Guarda, sinceramente quando era vivo io non ci andavo molto d’accordo. Ma da quando è morto l’ho rivalutato.

Per concludere, posso farti una foto mediocre nudo mentre fumi crack con una pistola e lo sfondo di un muro sporco di sangue su un panorama tipicamente industriale degradato?

Certo, fai pure!

 

Categorie
Post

Infelicità export

sempre la stessa cosa: scrivere quando non si ha niente da dire. lo sgombro comprato al mercato, amarognolo ma basta metterci pomodori e sale ed è buono, e poi i giornali dicono che fa bene. il gomito del tennista senza mai aver giocato a tennis. albertosordi. la vecchia che sta male alla stazione, tutti intorno a dire di non stare tutti intorno perchè ha bisogno di aria, poi arriva l’ambulanza e tutti sono intorno all’ambulanza, pure io. odore di merda di cavallo in pieno centro cittadino, misterioso, inspiegabile, impossibile. al parco fotografa bruttina fashion con canon e obiettivo-cannone che fa foto a modella semi-tamarra mezzo nuda, negri che la guardano da lontano e ridono, io che penso conseguenze ben peggiori. uno dei miei programmi per il futuro è portare l’infelicità dell’occidente ricco in quei paesi dove sono poveri ma felici e sempre sorridenti sotto il sole. la cosa è già stata fatta con successo soprattutto dagli americani. pensiamo ai samoani, ma anche ai nativi americani, oggi obesi, alcolizzati e depressi. il problema è questo: per farlo bisogna portargli anche alcuni dei vantaggi dell’inutile benessere occidentale, soldi, possibilità di consumare oltre misura, ecc. ecc. perchè invece non portare questo tipo di infelicità allo stato puro, senza tutto il resto? magari in modo subliminale: andare lì, dall’indigeno sorridente, e sussurragli idee oscure, pensieri negativi, ipotesi di tradimenti, forse sei sottovalutato, i tuoi non ti capiscono, forse non ti vogliono bene, non è che sotto sotto ti vuoi fare tua madre? sai secondo me a lei piace un altro, e poi guardati intorno, è davvero questo che vuoi? e se tutto questo non avesse senso? e così via. con la beneficenza abbiamo già dato, è giunta l’ora della fase due.